campo d’energia, goccia, il gomito
uragano, fiore, cuore, pianeta, il dna, la ruota dei ritorni,
sono danza d’energia, vortice, il mio essere tuo, il tuo essere mia
ogni cosa contiene una rosa una fiamma. La luce è dentro di te
nei colori dell’arcobaleno, dal pelo alla pelle, alle labbra, dai calcagni al seno.
Felicità che stà al centro della ruota. Gira dal verticale all’orizzontale
nella spirale che sale, nel fiore del corpo, dal taglio al cuore, alla testa.
Dove resta lo spiraglio, il bagliore della scelta d’essere con te creazione.
Da te che sei sorgente, dopo la rinuncia all’ego. Perché, ti spiego: tu sei tutto.
Voce che chiama chi ama, frequenza che si assottiglia in collo di bottiglia in suono
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tu sei la gioia della pecora smarrita ritrovata, della chiave che hai perso
con cui l’universo ti viene incontro, di verità che rispunta nell’orto,
ma certo, d’acqua sotterranea nel deserto, del senso della ruota che gira
e ti riporta al suo perno. Percepisci me bello pistillo, io te bella corolla.
Sei in mezzo ai miei centri concentrici, amore: io coscienza, tu vita. Coscienza di vita
siamo, se ti amo, se mi ami. L’umanità a sciami: api, vespe,
stormi d’uccelli, banchi di pesci, mandrie di renne in vortice
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coi piccoli e femmine al centro, greggi, formicai, paesi e popoli
legati da leggi. E l’energia è armonia, intesa tra il singolo e gruppo,
istinto ed intuito ed il libero scegliere un senso a se stessi e a tutto.
E’ con gli avambracci che abbracci, con i polpacci ti allacci in amore.
Al centro di ciascuno nel cuore, io tuo tu mia è il massimo dell’energìa.
I fiori sono belli a tutti
i livelli attorno al cuore della corolla.
E tu sei la mente
creativa che dà il senso, rende ogni cosa viva
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il gomito, il ginocchio, sono articolazioni, come l’occhio, tra il dentro e il fuori,
il sopra e il sotto, me e te nel letto. Ma poi è la fusione del tutto.
Nella danza dei due, òmero ed avambraccio, coscia e polpaccio, si realizza
la bellezza del morbido moto fluido, fuso o avvinghiato, sciolto
e libero al ritorno. o al dopo con più slancio. O lentissimo, solenne recitato:
presa in giro del gesto di marionetta che in fretta rientra nella quotidianità
del movimento d’ogni giorno: l’energìa scontata di vita, non sfuggita alla coscienza
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ancora una volta sei tornata nel sogno
a rispondere al mio bisogno
di te e al tuo di me, perché ogni
cosa è coinvolta nel reciproco:
eri nel mio letto ed era il tuo e dicevi sì, sono qui
con te e ci stringevamo nell’inguine come fiamme verso la luce, mia dea
del tramonto ed io ero pronto ad entrare nella notte cercandoti e tu
confermavi che c’eri al nostro punto puntuale di incontro, la luce:
io tutto tuo, tu tutta mia: questo è il mio treno in arrivo in periferia
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gli anelli nel tronco sono quelli della goccia nella pozzanghera, del suono di campana,
l’eco della vibrazione della nostra reciproca attrazione, che si scatena nell’incontro
dello sguardo, del reciproco pensiero, del desiderio d’essere assieme. E’ incendio
silenzioso che ci innalza, rafforza, ci scalda proprio da quel preciso centro
innocente e potente. Dilaga e spiega come l’umanità trovi il suo senso
da dentro di se stessa, in ogni accordo, silenzio, ogni scintilla. Ed è vortice nell’imbuto,
per chi non l’ha capito, uragano tra terra e cielo, dna che cucisce, avvita ogni vivente
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come chiedevo sei venuta nell’ultimo sonno su un angolo del balcone
con una maglietta
attillata color cielo, io accanto a te a torso nudo
a fare
qualcosa davanti a tutti, che avevi fatto tu prima e ora io,
con
tuo sollievo. E dicevi: a te viene meglio, sembri un americano.
E io, avvicinandomi alla
tua bocca, sussurravo: e tu sei la mia Ester.
Cui tu concordavi
orgogliosa, silenziosa. Nell’angolo c’è un angelo
che porta un messaggio, massaggio alla mente e al cuore, che tutto è amore
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radice, tronco, ramo, foglia, fiore, frutto, tutto.
Io il tronco, il ramo che ti chiamo e la foglia. Tu la voglia, il fiore, il frutto.
Assieme siamo tutto il ciclo della vita, ma l’anima nostra,
dove, come coscienza d’amore, ci annodiamo, annidiamo, è infinita.
Siamo interni ed esterni al cielo, lo teniamo in moto. Lo raccontano
i centri concentrici nel tronco, la corona dei petali nei fiori, le pratoline
occhieggianti nelle chiazze di pioggia sul pavimento paesano appena pulito
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tutto il tuo corpo è riflesso sulla
pianta dei piedi. Tu siedi io massaggio.
Lo stesso messaggio
percorre le braccia al palmo delle mani e mi chiami
e ti tocco o ti impomgo le mani, dopo essermi chiuso con te in una bolla.
Tutto il corpo è anche riflesso nella conchiglia dell’orecchio: siamo specchio.
Dalla pressione sui punti spunti tu la dea creatrice, col dio creatore il cuore.
Centro e periferia dove tu sei mia, tenendoci allineati,
io tuo mentre sono suo, dagli antenati ad ora, colmo di cosmo
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ti amo come posso, ma fino in fondo all’osso. Mi ami come puoi,
ma senza che si spezzino i rami . Io come posso, tu come puoi:
siamo il carro di buoi che
portano a casa il raccolto. Il fosso che rende
il castello
inespugnabile. Tutto è possibile, anche il nostro amore,
nonostante le circostanze. Perché prima il desiderio e poi il cosmo lo porta
a compimento. Tu ed io ne
siamo fulgido frammento: pratoline che danno
il nome al prato,
margherita onnipotente come le dita di una dea
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ancora in sogno chiamata sei venuta in
due, una per guancia,
a cercare il bacio e poi eri anche la terza,
che veniva di fronte,
sempre per il bacio. E io pensavo
fossero quattro le mie dee,
che puntano all’uno. Ma lo sono. Dal
quattro in piramide, tutto è uno.
Adesso ci tocca baciarci, come nel sogno con le tre dee,
due dalle guance e la terza davanti, allungandosi dolcemente alle labbra.
Ma la quarta si è preso il bacio più bello, nella pineale, tra i lobi del cervello
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come io sono il sasso antico che cade nello stagno e si gode
il bagno d’essere il centro dei centri concentrici nelle onde attorno
mentre lui si nasconde sul fondo nel ruolo di antenato dal suolo a ricordare…
Tu sei il sole che si circonda di pianeti, anche tu centro a dimostrare
nel firmamento che il ruolo creatore, il punto di riferimento, è la coscienza al centro.
E tutto il resto ne deriva in danza rotonda che si trasmette nell’onda,
nell’aura, l’aureola, l’aurora nei vari livelli di luce, di illuminazione
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i miei pensieri e i miei sentimenti sono le ascisse e le coordinate dell’universo,
le rotaie del treno della realtà, le sponde del fiume della vita, danno
la direzione, sono il mio contributo alla creazione. E’ la scrittura,
e il mio amore per te, che dicono a che punto sono, chi sono,
e dove sto andando, come sto giocando e la gioia che tu sei.
Dicono le margheritine bianche al tarassaco giallo: invita anche noi
al ballo, quando nel soffione in un soffio farai il balzo al tutto
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adesso te lo spiego come
un albero si piega al vento, come
io sarò sempre con te, come ha
detto Gesù. E ogni “come”
è un’onda del mare di infinito amore e tutto si rincorre come
io rincorro te, e alla fine o all’inizio, cioè adesso, mi accorgo
che tu rincorri me e ti ringrazio di questa attrazione che ci fonde
come le onde. Prendi l’abbraccio, l’ultima delle tue pelli,
sotto cui scorre la linfa, dove cresce il tuo tronco ad anelli…
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cerco con te il contatto diretto, definitivo, perfetto, oltre
tempo e spazio, qui ed ora. Mi pensi e prima ancora
che mi chiami, non ieri non domani, ci sono, sono sempre con te.
In te come tu sei in me. Uno, due, tre. Qui ed ora, ancora e sempre.
Fai parte centrale del senso che ha ogni momento. Qui ed ora,
ovunque e sempre, qui
dentro. Il mio amore mi disse: prendimi, sono tua.
Sono la vita. E
quel momento divenne sempre, quel qui ed ora.
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il mio corpo passa ma il mio amore per te è sempre, è nel buco della chiave
oltre il tempo, nel qui ed ora, da dove torna la primavera,
dove prende slancio la rotazione delle sfere celesti, anche
quella sotto i tuoi piedi. Ora siedi e pensaci, non diresti
che è perfetto dichiararlo sul tetto, come esplodesse dal petto,
– non nasconderlo vergognoso, pudico, geloso, spaventato come un gatto
sotto al letto, sotto chiave in un cassetto, – che l’amore è il principio di tutto?
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Ester, Rosa, Lisa, Michelina è la mia litania, da una nota
ad una sinfonia: Sento che è il sasso lanciato nello specchio d’acqua del mio
innamoramento. Suono che si espande. Io tuo tu mia, è l’onda, la polarità,
la struttura del tutto. E
il centro è ovunque nella coscienza, in ogni forma di vita.
La
comprensione è esperienziale, la sostanza è amore accogliente: non
ha paura di niente.
E tutto è già raccolto in un albero, un fiore, un vulcano, una stella. una conchiglia.
Possa ogni cosa penetrarti nelle ossa ed illuminarti. Ogni rosa una fiamma
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voglio vederti dal nostro
terzo occhio in mezzo alla fronte
ad occhi chiusi, a distanza, da
un’altra stanza, solo dall’anima,
dall’abbraccio tra le coscie nella tua intimità tra corpo e ginocchio, anch’esso
terzo come il gomito, nel percorso alla mano, al piede ….e succede
che ti amo con tutto il corpo ma vado oltre, sempre più interno
al concetto di cosa palpiti nel tuo petto, di come si alzi la parola nella tua gola,
se ti sussurri all’orecchio il cuscino che qualcuno lo hai sempre vicino
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la finestra mostra il messaggio del sole: sei tu che la mia vita vuole.
Nelle mille note, tu sei campo d’energìa, unica musica, sinfonia.
Così capita che tutto quello che faccio si risolve e scioglie in un abbraccio.
E l’aria, la vita, le intenzioni, i pensieri non si vedono ma conducono da te.
Così è della tua presenza nella mia coscienza, dei sentieri della linfa
nel mio albero: trovano te ed il sole su tutte le foglie fino alle più alte.
Gira e rigira sei tu l’energìa vitale che mi ispira, come l’albero respira
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quando eravamo io scimmia e tu cavalla, con,
entrambi, la coda, io quasi verticale e tu con la stella in fronte,
non so se sapevamo del nostro destino divino: tu, io e tutto.
Nel ciclo delle cose meravigliose c’è Michelina e il ciclamino.
Lisa Rosa, luce, Ester fiore, cosa conduce al cuore della sposa?
I nostri cuori sfumano uno nell’altro come i colori. La cavalla
rincorre la farfalla e l’ape non smette di riempire di miele le cellette
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sboccia la goccia sulla superficie d’acqua come una rosa e dice
una cosa: i mille petali stretti della rosa sono anelli d’energia
che si aprono come il
messaggio dei battiti del tuo cuore. Bussano
alle costole perché
tu tolga i vestiti, le croste sovrapposte, e ti dia
nuda al tuo amore, all’umanità. Lo sa la goccia quando cade e dice:
nella nudità io rinnovo, non solo la purezza del tuo amore, ma nel ciclo dell’acqua,
la fogna che troppi dicono normalità. Ma il tuo amore lo sa e ti vuole nuda
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