quarto principio

polarità, onda, l’anello in cima al cranio

va e viene l’onda della risacca, si avvita al centro, non ci stacca
ci frantuma in schiuma, ci arrotola ad anello, in papiro di innocenza ci rinnova


la polarità è positivo e negativo, è destra e sinistra, è polo nord e polo sud.

Ma io amo tutto il mondo, lo voglio tondo come il tuo seno,

come la mela di Adamo ed Eva almeno, come le natiche, come il sole e la luna.

E il male e il bene, l’assenza e la presenza, la lontananza e la vicinanza?

Io e te, chi ha ragione? Scopriamo il sé. L’interno e l’esterno. Il tutto.

La coscienza è flusso, L’onda è tutto. E osservare, non condannare, amare,

cercare l’abbraccio, come tu fai, io faccio. Fondersi nell’onda

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e il male invoca il bene. L’attrazione Putin-Trump nella menzogna: la verità.

L’oppressione iraniana, presuntuosa, avida, ipocrita, senza pietà: la libertà.
La sicurezza israeliana, non dall’aggressione, ma dal disarmo regionale, senza eccezione.

In questa polarità pulsante capisci è il coraggio della scelta trainante

nella direzione giusta, nella continua tensione del bene, infinita calamita.

Così ammetti che il quattro è il cuore. punto di arrivo e nuova partenza.

Dalla coda al cuore, dal cuore alle fontanelle, battuto due volte è otto

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altrimenti sette. La tensione si scioglie e si ripropone come il battito in continua danza.

A noi cavalcarlo, come il surfista l’onda, non temere il flusso, interpretarlo.

La corteccia è pelle morta, ma la linfa è viva: la morte difende la vita.

Il cuore non è solo nell’avambraccio, nel polpaccio, per avvinghiarci stretti,

è anche nel mignolo, nel quinto dito del piede, nel riflesso attorno alle fontanelle:

lo metti a guardia delle estremità. Come la pelle che è estensione del cervello,

che rimanda a te, che sai che a te compete una realtà dove tutto è bello

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vieni con me, amore, dove la fine dei tempi è ora,

il nuovo inizio. Dove gli estremi si toccano, si baciano. Come noi

nella sfida di rendere possibile l’impossibile, dove il niente esige tutto,

si manifesta l’invisibile e tutto ride, sorride e irride l’apparente,

dove la gente si era adagiata, e viveva tormentata dall’inquietudine

di non trovare il coraggio per il viaggio. L’essere è nel sibilo del serpente della spirale

che sale nel vortice della rotazione terrestre: il tre, sintesi di me e te

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noi siamo nella chiave di volta, centrali all’arco a tutto sesto. All’esatto

punto d’innesto, dove la spinta di crescita, passa alla bontà del frutto,

nella pianta. Tutto si schianta su quella sutura. L’apparente morte

potata della prima pianta e l’innesto dal taglio fratricida di un’altra.

Così l’innesto è la nuova creazione, resurrezione, evoluzione, una voluta più in alto.
Come rivoluzione e reazione, il riassesto, e l’attesa del prossimo scossone.

E così l’arco, che crollerebbe all’interno da un lato e dall’altro, è saldato nel mezzo

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così la sfida alla morte, che Gesù ha messo in campo, per insegnare resurrezione continua,

passò attraverso l’accordo con Giuda, il bacio che ha portato la continua riscossa,

con l’azzardo finale, il sacrificio del rivoluzionario, sicario, Iscariota, la continua

rinuncia alla gloria, al vessillo, per secoli d’infamia, la ruota, la porta stretta,

per il continuo coraggio di risorgere, senza fretta, del raggio di sole ogni giorno,

la continua sfida alla caduta, ostinata, dolce, irresistibile, di quel Sisifo che dice di sì

al continuo alzare la testa, in protesta, e ingiustizia e mancanza d’amore, li contesta

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il ponte con te è la mente nella sorgente perché il nostro pensiero sia sentiero
di creazione. Non temere gli opposti nel cercare quel cuore, quel posto, quel coraggio
di essere al centro della scelta, dove svelta, facile e semplice, l’anima

ci dice cosa si annulla e cosa si rilancia. Perché è compito nostro

decidere la direzione. Noi, al centro di tutte le cose, la sorgente.

In superficie qualcuno dice che non è competente. Ma nessuno lo dica, perché noi

siamo formica e gigante, nella cui natura gli opposti si sfidano. L’impossibile è possibile

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l’onda e la sponda su cui aspetto che tu mi risponda alla domanda, che espanda

la curva dell’orizzonte al tutto, dove si fonda il languore esistenziale mio al tuo.

E il frutto da cogliere sia il senso profondo di te, me, il mondo, rotondo che rotoli

fin fuori in fondo al colmo del cosmo, fino all’uno dell’universo. E nessuno

possa dire che io non ti ho amato e che le tue ossa non abbiano registrato la scossa

della reciprocità. Quello che la polarità trasmette a chi ammette e promette di entrare

nell’abbandono del reciproco dono, abbondante, di quante volte siamo ponte

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Gesù è venuto, si è seduto e ha detto siete figli di dio, siete fratelli.

Poi si è alzato: siete alberi nella foresta, tenetevelo in testa e se ne è andato.
E qualcuno, appesantito, lo ha ammazzato per paura della fatica presunta

d’essere verticali. Lui ancora a sorpresa si è alzato e ha aperto le braccia

fino ad essere l’orizzonte e fu la luce, il sole, la vita. Da allora è sempre con noi.

La tomba di Gesù è vuota perché io mi arrampichi lungo le 33

vertebre sue verso l’alto e veda te nei grani della spiga per il pane

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lo spirito soffia e alza un polverone, quando si calma avrai la visione.

Il tulipano rosso sussurra amore dalla pelle all’osso, dal vestito all’anima.

Dalla cima della piramide: la notte, l’alba, il giorno, il tramonto. I quattro

lati del nostro incontro. Le quattro dee per la mia devozione.

Amore non muore, non morte, a-more, il quattro, il cuore, l’immortale.

Lento finché sento i battiti del cuore e penso che il mio vale il tuo.

Il tulipano alla mano: io ci ho messo quattro petali rossi, tu mettici il pollice

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in natura un anello che scivola in un anello, quanto è bello.

Una pelle su un’altra pelle, non solo cipolla e petali, tutte le cose sono belle.
E chiave e serratura, in imitazione umana, basta che i contorni combacino,

uno chiami, ami l’altro. Col bacino e le labbra anche noi

ci baciamo. E siamo al punto, al ponte. E’ il riassunto di tutti i discorsi.

Ora lascia che l’acqua scorra e sussurri. Ascoltala, e bevine a sorsi,

saggezza. Scendo su di te come pioggia, sali dentro me come fiamma

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mi avevi scritto in una cartolina quanto è bello portarsi dentro.

Adesso al risveglio, da dentro, me lo ricordi. Vedi che ti sento sempre

al centro. E questo, se ci pensi, è il cuore, che è al centro, dove sempre ti penso.

Cerco e conservo, appena lo trovo, l’uno dell’universo: il dentro e il fuori. Il dentro

è il cuore. Il fuori la corolla dei fiori. Ed i petali, come i palpiti, ruotano

attorno, e di nuovo, e sempre, a te: il cuore, il centro, il dentro.

Se respiriamo assieme nell’albero, cielo e terra in noi sono uno

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ancora una volta, cercando l’equilibrio tra conscio ed inconscio, visibile

ed invisibile, presenza e assenza, Lisa, concentrandomi sul tuo nome,

uscivo dalla coscienza, entrando nell’ultimo sonno, e in uno spazio verde

di natura primaverile, al suono del tuo nome, c’eri, col piacere intenso

della presenza, e non ti vedevo e una volta ancora ringraziavo che la mia invocazione

induceva la realtà a quello che domandavo e l’universo si versava a rispondermi.

dimostrandomi anche l’unione degli opposti, essere con te nonostante tutto

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sento che, con le quattro mie dee, mi oriento. E’ il sentimento che mi guida.

E la sfida è crederci. E poi osservare che tutto si mette in fila a dimostrarlo.

E che l’universo è tuo amico. Si versa ai tuoi piedi, ti supplica che tu lo riconosca.

Anche in amore devi lasciare che il guscio si incrini, si apra. Ed il gheriglio,

il cibo, la verità, la meraviglia, per te e tutti, esca allo scoperto.

E’ l’invisibile che diventa manifesto. E’ il fiore, l’amore che sboccia.

E il centro, arrivato in circonferenza, si mette a ballare dalla gioia che ha dentro

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sono sicuro che il mio amore ha un eco in te, un ritorno. Come dopo la notte il giorno.

E questo mi illumina e mi basta, come al grano, di finire in pasta, per il pane,

per il bene. E tutto ha senso e l’amore è sublime, sotto il recinto

che le apparenze proclamano. Perché mentre lo negano, lo affermano sui tetti, lo amano.

Nessuno può togliermi il sole, l’aria, la pioggia, la primavera, lo spazio

e il tempo, l’alba, il tramonto, la sorgente. Nessuno può togliermi te.

Chi sente il tuo battito in tutte le cose è onnipotente. Tarassaco che morde il sole

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‘tu sei tutto’. Si dice, in amore. E se fosse vero?

Ho provato con una mia dea. Era vero. Sì.

Ho provato con un’altra mia dea. Era ancora vero.

Ho provato con un’altra ancora, dea. Ed era sempre vero.

Con l’ultima, che è la prima, ed era profondamente sempre ancora vero.

E ho capito che il mio cervello, come il tuo, amore, è a strati come una cipolla,

una matriosca, un atomo, il sistema solare, il bocciolo di una rosa, tutto

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‘Ad un bellissimo concerto hanno musicato le poesie di Emily Dickens. Ti ho pensato.

Dicevo al mio Alex di te: sei riuscito a scardinare la mia necessità di regole,
ad aprirmi mondi nuovi. In gran parte, devo a te quello che sono.

Grazie di cuore, un abbraccio ancora’. Come la primavera entra in un fiore

io entro in te, amore, e mi manifesto nel tuo accogliermi e fondersi.

Come la stagione penetra il percorso interiore di una pianta fino al frutto.

Tu, Alex, io, tutto. Si schianta la realtà se non nell’unità, l’uno

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il cuore al centro del corpo, il terzo occhio al centro del cervello,

quanto è bello governarsi da dentro fino in fondo. Ed è per questo

che per capirsi, a cominciare da io e te, dobbiamo fonderci, senza nasconderci

dietro al pretesto di perdersi. Perdersi è l’unico modo per ritrovarsi.

L’unico modo è l’ultimo, sublime, sotto il limite. Sotto il filo spinato, la libertà.

Tu sei verticale, elegante, ma il tuo corpo valorizza ogni curva. Così la cercano

il mondo ed ogni frutto. E il cuore nostro in cima al cranio è curva, aureola ed anello

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nella frase tu ‘sei tutto per me, amore’, traspare,

come il sole tra i rami, oltre che, tu mi ami, come anch’io ti amo,

che quel me, e anche te, e tutti, è la coscienza in cui si manifesta

la totalità, la divinità, la responsabilità, la libertà,

individuale e collettiva. Così che sull’albero della vita, con tutti i suoi rami,

oltre al mio ramo, il ramo di tutti è il raggio dell’unica divinità

possibile dentro ciascuno di noi. Solo, dentro ‘ti amo’

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se tu sei tutto, sei tutti i miei amori contemporaneamente,

nello stesso momento, come una rosa, e mentre si riposa il mio slancio,

anch’io sono tutti i tuoi amori nello stesso momento. Non resta che il ringraziamento

e concentrarsi sul tutto e ogni frutto che è costruito sull’accumulo:

ananas, agrume, arancio. limone, cedro, circonferenza di spicchi.

E nessuno spicchio è geloso degli altri, sa di esserne specchio.

Anello del corno che dà, in senso opposto, profondità all’orecchio

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tutto è vivo e si rinnova, rinasce. E’ la natura.

Se tu sei tutto per me, amore, e sei la mia dea,

tutto è dio. E tu ed io che ci incontriamo nell’idea che tutto

è amore, siamo la sua coscienza, proprio come Spinoza diceva
dio è la natura e si esprime naturalmente nella coscienza di ciascuno,

io, te. lei, lui, l’altra, l’altro, noi tutti.

E anche se non lo vuoi, non c’è alcuna autorità esterna al dentro ciascuno di noi

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Poeta, artista di Pittura Fonetica, attore regista della Compagnia Fonetica. Sostiene l'Europa unita fino agli Urali e in un mediterraneo di Ulisse, non fossa comune.