canto quinto di “tu sei tutto fino al settimo cielo”


QUINTO CANTO

la costola porta alla gola, la parola, il desiderio, la guida, la freccia,
il raggio di sole, la passione, la rotta, la corda tesa, la comunicazione
l’attesa ed il viaggio, il sasso lanciato nell’acqua ed i centri concentrici

cinque la gola

dillo, con i tuoi tacchi a spillo, che vuoi che ti ami, a partire dai calcagni
e poi mi fermi a disinibire il nostro brindisi, indugiando nelle coppe!
Ma il destino finale, amore, è, passando dal cuore, annidarsi dalla nuca
fin sotto ai capelli, da dove discendono i pensieri più belli.
Ed i nostri goccioleranno d’amore, che gli uccelli verranno a sguazzarvisi,
a giocare nelle pozzanghere nostre, tutt’attorno, tutto il giorno.
E la gioia piena è non finire di incanalarsi nel percorso lungo la schiena

sto in silenzio, in ascolto, nascosto dentro la mia canna.
Sbando col cuore, a destra e a sinistra, ma batto, cercando la calma.
Concentro la mente al centro, leggero come il sibilo al flauto.
Incauto sarebbe distrarmi da te, da chi amo, dall’umanità.
Io cerco la felicità mia e di tutti, ma so che sarà dove ho detto:
dove metto la vita, che è dono, in abbandono al contatto col tutto.
L’airone io sono, nel cuneo al volo. Ora vieni a darmi il cambio

quale musica scorre nel flauto del cantico dei cantici? Quale
fiume sfuma all’orizzonte, se tu sei il mio desiderio continuo?
Quale discorso rotola oltre tra i ciottoli, nello scrosciare del ruscello?
Quale profumo esala dai fiori e spazzola i cespugli, condiziona
il sottobosco, mi entra nei pensieri e li innalza al bello della tua presenza?
Chi sei tu, desiderio, che rizzi ogni singola canna del canneto,
mentre io ripeto nel respiro: fa di me, per te, una canna che non inganna

il principio del desiderio è l’unica cosa da prendere sul serio, non irriderlo!
E’ il motore della coscienza, il vigore di un’esistenza, la sussistenza del tutto.
Chi ti dice “scendi dalle nuvole, la vita non è sogno”, ha bisogno lui
dello psichiatra, latra cinismo. Idolatra la paura, è carceriere cancerogeno.
Ti imprigiona e butta via le chiavi. E’putrido potere mangia-schiavi.
Dicevano gli antichi: lascia che il desiderio indichi quale sarà
la tua volontà, la tua azione, ed essa punterà alla foce, il tuo destino

l’arrampicante è un vegetale che, mentre è incerto tra est e ovest, sale.
Così è il desiderio in noi, da prendere sul serio, sa che è in su
che deve andare. Si guarda attorno: un appiglio qualsiasi vale.
Ma la spinta non molla. Sa che in cima avrà una corolla e anche
altre già prima, a confermare la sua natura, la sua bellezza che dura.
Perché sa che ha mille esempi di sé attorno. E questo
è prova che campanula, zucchino, o cetriolo, il tuo desiderio non è solo

lo sbandare a destra e a sinistra del rampicante, dell’amante che vuol tenere
e sa che deve, proprio per tenere, lasciare andare, rispettare
il suo due. Dargli il tempo di tornare a sorridere, a ridire parole
d’amore. Sa che il cuore è battiti. Uno due, uno due, uno due:
mie e tue le redini per tenere il cavallo dell’amore nella corsa, nella via
verso casa. E non è una morsa la direzione, è una scelta fatta in due.
Il desiderio sul serio dimostra che le cose e gli amanti si chiamano, si amano

tutte le cose parlano di tutte le altre cose, è evidente.
Tutto si assomiglia e piglia quella dimensione profonda dell’onda,
dello specchio, della simmetria, della vibrazione, del raggio del sole,
dell’unità del tutto“in tutto è amore”, del contatto del tu col tutto.
Per cui io sono tuo e tu sei mia, causa ed effetto. E il mio affetto
per te non lo metto nel cassetto, ma alla finestra, perché dimostra
che è paradigma di ogni rapporto: me lo porto in qualsiasi cosa io tocchi

guarda che su questo sfondo, io ti inondo di gioia. Il desiderio è freccia
e ti colpirà in mezzo agli occhi. Ti scioglierà il viso in sorriso. E’ scoccata
dalla tensione dell’arco. Percorrerà in un attimo, un battito d’occhio, il tragitto
tra la corda tesa e il bersaglio. Ma non sbaglio se, col saggio, ti ricordo
che la felicità non è nell’arrivo, ma nella corda tesa, nella freccia,
nel viaggio tra desiderio e suo destino. La felicità è qui ed ora, nel percorso.
Il mantenere il distacco emotivo facilita l’arrivo, la sorprendente precisione

è l’intenzione lanciata dall’attenzione: la concentrazione affina e facilita.
Per lanciare la freccia, niente fretta, polso fermo, occhio
immobile, mente calma. Prendi la mira e scocca il compimento.
Così capisci quanto è forte la canna, col suo vuoto dentro.
Non spavento, ma musica e canto della vita, che si avvita circolare.
E la forza della canna è invincibile. E’ buon materiale da costruzione.
Vuoto e pieno. Centro e circonferenza. Desiderio e distacco. E si compie

lo zampillo dice: dillo dell’esultanza, durata, spontaneità
nella mia sorgente. Dillo della mia eleganza nel lanciare un tragitto,
diritto al cielo. Dell’indulgenza con cui mi lascio spezzare, per poi
subito tornare ad essere me stesso, lo zampillo. Dillo adesso
ch’io sono il desiderio e vinco sempre. Perché tu mi desideri, tu,
la sorgente, la mia spinta, la mia origine, al centro della mia mente.
Naturalmente, lo zampillo diventa cascata, e la speranza si è realizzata

adesso che ci sei, sei arrivato a casa tua, il cuore,
incomincia a capire che col desiderio comandi il mondo. Dicevano
i saggi, come raggi del sole: sei tu, è la coscienza il centro,
Giove, Thor, Zeus, dio creatore, il padre, la saetta,
il pianeta più grosso, la vetta del monte, il perno. Ma tutto
passa dalla gola, nella tua parola, la politica, la diplomazia, la comunicazione.
La rete, la ragnatela, la spola, il tessuto. Penelope sei tu, il ragno

il cuore diventa il centro dei centri concentrici, la ripetizione all’infinito
dell’amore che pervade e invade l’universo, lo manifesta. E così colma
e compie il cosmo, che si apre alla chiglia della coscienza, nella continua creazione.
Il male è l’assenza, la carenza di questo fenomeno, è la non-sostanza.
E’ il desiderio il motore di questo solcare il mare con la scia, aprire le onde,
creare sponde, luce che si lancia nella notte e illumina il cielo a giorno.
Se Giove è giovedì e l’Olimpo è limpido, Eros era all’origine

e allora facciamo il punto nel tu, la tua coscienza, l’io.
il dio della continua creazione, che tesse con l’universo tutto. Se tu
sei goccia di quel mare, cellula di quel corpo, fibra di quel tessuto,
tinta di quel tramonto, manifestazione di quella gioia, di quell’amore,
basta una vibrazione del cuore, un tuo desiderio, perché il cosmo lo accolga,
lo assorba. Meglio di quanto tu stesso ti immagini. E ti risponda nell’onda
di tutte le cose che accadono attorno a te, di riflesso: è il dono del sì

e sarà tanto più facile il galoppo verso il compimento, quanto
più leggera tieni la redine: lasci all’universo, alla creazione, alla vita,
il tempo, il come, il quando. Ma il sì è assicurato. La fede sposta le montagne,
perché le montagne sono l’effetto. E’ la coscienza la causa. Noi siamo
parte della coscienza che crea e corona di successo la corolla del fiore,
che non molla. Solo dondola il suo colore, il suo desiderio. Già lo offre
con grazia, già ringrazia. Già lo vede nella felicità che gli dà il desiderio acceso

essendo dono divino, il desiderio, devi darlo non è tarlo.
Nel desiderio è la felicità, nella spirale che sale, dove il pensiero
si incontra con l’agire: quando sei felice prima di arrivare, prima
di partire, nella coscienza del fiore che sa si sta per aprire, crede
nell’arcobaleno, nel cielo, nel proprio corpo, nella canna, nell’acqua.
Amore rosso, te arancione, gli altri giallo, gioia
il verde, desiderio azzurro, poi viola, beato il bianco, non si perde

Il desiderio cresce e riesce ad avvitarsi alla vita. Ed è così
che sono qui, ricco nel ricciolo di giocare con te ad avvinghiarsi,
a non lasciarsi. Se vuoi che io ti tocchi e ti abbia, oltre le labbra:
gli occhi e l’anima. E quando mi avrai in mezzo ai seni, dirai vieni.
Il passato è stato ed è tutto qui. Il futuro è sicuro di essere
già qui. E’ ora, nel presente, dove l’intenzione con l’attenzione
si radica cresce e riesce ad avvitarsi alla vita, ora e qui

è nel presente che tutto avviene. Qui è il campo magnetico, estatico
che crea tutte le cose. E la mia attenzione, non distratta, vi semina
il desiderio, l’intenzione. E la coscienza universale con me, in me,
attorno e attraverso me, crea, in creazione continua, la danza
della realizzazione. Cosa dici, incominciamo con le radici ad intrecciarci
o scendo con il sole a baciarti tutti i boccioli, a sfiorarti la pelle
delle foglie alle tue voglie? Sei tu, l’umanità, la felicità, il mio desiderio

ora, però, faccio la lista, di cosa farò, senza affanno.
O faccio più danno che altro, non mi oppongo al presente. Mi vi appoggio per il balzo,
con cui ogni momento mi innalzo alla meta, che è già qua. Perché
io sono questo, tu sei questo, tutto è questo e questo è tutto quel che esiste, dicevano gli antichi.
E lascio che l’universo indichi la strada all’intenzione, vada come vada,
io ringrazio depongo il mio cesto davanti al silenzio, alla meditazione, alla notte,
nella calma che la palma mi offra i suoi datteri nel fruscio del risveglio, dell’intuizione

dell’azione che seguirà la sua strada fino al destino mio, che è divino come il tuo.
Al cinque del corpo che sale, alla gola, nella voce, mi hai dato la parola:
intenzione, direzione, desiderio, il comando interiore, la spinta ulteriore.
E la godo, l’adoro, la scavo, la trovo. Mi addormento e risorgo con lei.
Sono l’eremita in cima alla salita dell’albero e la formica nel cuore
al formicaio dai mille percorsi. Le mie azioni sono diramazioni,
ma la mia mente è al vertice, il mio cuore ovunque. Anch’io sono colui che sono

io ti scorro sulla pelle, come il fiume in una valle.
Poi si perde nell’amore, penetrando il mare. Ma sempre
si ricorda quanto è bello scorrere su di te come un ruscello.
E la sua voce sfuma: come te non c’è nessuna. La farfalla si posa
sui petali del fiore, a dirti che la vita è bella, se mi chiami amore.
E’ un pezzo che dal pozzo non sgorgava il desiderio. Cupido non fare lo stupido.
E’ una cosa seria il desiderio. E’ il fiume che ti porta alla foce, conosce la tua voce

l’uno è in piedi. Il due si dimena, è donna. Il tre io e te,
due mezze mele si rincorrono verso l’alto. Il quattro è una sedia,
ci sediamo, nell’incontro ci confortiamo. Il cinque fusi in un cerchio con la valvola
del desiderio aperta, il fischio. Col sei, sei bolla, con sfiato in su,
nella compressione della contraddizione. Il sette come una zeta ed il grande inizio.
L’otto è l’eterno, siamo già immortali, io e te nel sé.
Ma il cinque era il cinque, dove chiunque sente il canto della tortora, ovunque

Gesù è stato ucciso dall’impero e dalla religione

Gesù è stato ucciso dall’impero e dalla religione e dalla pubblica opinione,
ma questo non ha impedito che poi sia risorto e mai morto, palpiti in chiunque,
dica Gesù sei tu e dio sono anch’io se figlio, se foglia,
ogni primavera torna, ogni cosa al sole si risveglia e riparte
Gesù è il seme, la vita, la linfa, la spinta, la pianta, il fiore
e il frutto, e tutto ritorna come la parola, il pargolo, la popolazione
il figlio, la foglia, la foresta, la sorgente, il fiume, la discendenza, la coscienza

Alberto Sighele

Gesù è stato ucciso dall’impero e dalla religione e dalla pubblica opinione, ma questo non ha impedito che poi sia risorto e mai morto, palpiti in chiunque, dica Gesù sei tu e dio sono anch’io se figlio, se foglia, ogni primavera torna, ogni cosa al sole si risveglia e riparte Gesù è il seme, la vita, la linfa, la spinta, la pianta, il fiore e il frutto, e tutto ritorna come la parola, il pargolo, la popolazione il figlio, la foglia, la foresta, la sorgente, il fiume, la discendenza, la coscienza

l’amore sulla sabbia

che io abbia l’amore tuo tra le gambe come il battito del sangue e il mare sulla sabbia

Alberto Sighele

l’amore tuo tra le gambe come il battito del sangue e il mare sulla sabbia

che io abbia l’amore tuo tra le gambe come il battito del sangue e il mare sulla sabbia

chiederò al sole

chiederò al sole con quale suo raggio ti intenerirò il cuore cercherò nell’erba la freschezza di quale carezza supplicherò la palma per quella calma che scova nel deserto l’oasi valuterò  quali pensieri insegnino sentieri per dove riconoscerò i tuoi piedi invocherò la meditazione per quel intuito ardito e timido alla pelle prometterò all’universo di essere macina da mulino di solo cose belle per te come se tu fossi tutto

chiederò al sole con quale suo raggio ti intenerirò il cuore cercherò nell’erba la freschezza di quale carezza supplicherò la palma per quella calma che scova nel deserto l’oasi valuterò quali pensieri insegnino sentieri per dove riconoscerò i tuoi piedi invocherò la meditazione per quel intuito ardito e timido alla pelle prometterò all’universo di essere macina da mulino di solo cose belle

Anastasia

Anastasia vuol dire resurrezione, agli amici miei che vogliono cambiare
tutto con la rivoluzione, dico bravi ma usate la rivoluzione
della terra per rovesciare i potenti e tenete tra i denti quel fiore di Anastasia, il risveglio. Non sbaglio, la rivoluzione è conversione da dentro.
Sento che il rivoluzionario è chi cambia se stesso. La forza è nella
fermezza, certezza, bellezza, leggerezza, di trovarla, annidata in se stessa,
nella debolezza. E’ al centro degli opposti che il coraggio trafigge ed è oltre

Anastasia vuol dire resurrezione, agli amici miei che vogliono cambiare tutto con la rivoluzione, dico bravi ma usate la rivoluzione della terra per rovesciare i potenti e tenete tra i denti quel fiore di Anastasia, il risveglio. Non sbaglio, la rivoluzione è conversione da dentro. Sento che il rivoluzionario è chi cambia se stesso. La forza è nella fermezza, certezza, bellezza, leggerezza, di trovarla, annidata in se stessa, nella debolezza. E’ al centro degli opposti che il coraggio trafigge ed è oltre Alberto Sighele

Alberto Sighele

il lupo mangia l’agnello

il lupo mangia l’agnello, il leone sbrana la gazzella, non
è bella questa storia, è la nostra prima reazione. Sì ma,
il bello è che anche lupo e leone verranno divorati
dall’erba. E’ l’erba superba per questo? E’ vendetta? Senza fretta
considera quanta ne mangi e quanta ne caghi. Ora sospira
e nota che tutto è ruota che gira, opposti che si incontrano al centro.
La coscienza. Morte e vita si rincorrono. ma al centro sei tu e risorgi.


Alberto Sighele





il lupo mangia l’agnello, il leone sbrana la gazzella, non è bella questa storia, è la nostra prima reazione. Sì ma, il bello è che anche lupo e leone verranno divorati dall’erba. E’ l’erba superba per questo? E’ vendetta? Senza fretta considera quanta ne mangi e quanta ne caghi. Ora sospira e nota che tutto è ruota che gira, opposti che si incontrano al centro. La coscienza. Morte e vita si rincorrono. ma al centro sei tu e risorgi.

non è un sepolcro
l’autunno
ma un letargo
dove piano
nel ricordo della tua pelle
si fa largo
la primavera
e tutte le cose belle

Alberto Sighele

non è un sepolcro l’autunno ma un letargo dove piano nel ricordo della tua pelle si fa largo la primavera e tutte le cose belle

tacco,
calcagno,
tacco

ancora, ti tocco
e ti amo

Alberto Sighele

tacco, calcagno, tacco ancora, ti tocco e ti amo

sarò il sole e l’ombra
nella tua danza
ogni stanza è il cielo

Alberto Sighele

sarò il sole e l’ombra nella tua danza