sesto principio

Sesto principio, la causa, la sorgente, la creazione

il tuo culo è il fiore di loto affacciato sorridente sulla superficie del lago.

Io e te siamo le natiche che si baciano. Il tre resta lo spago dalle radici sott’acqua
all’alto dei cieli. Alla testa si appoggia la scala della schiena di Maddalena.
La saggezza lungo le trentatre vertebre l’hanno strappata, bruciata,

soffocata nel sangue la Chiesa e l’Impero perché non sia mai vero

che la verità è dentro di noi e tutt’attorno alla luce del giorno, dal principio.

E chiedo all’orto cosa voglia dire risorto, e col tempo risponde

1

che fiore vuol dire amore che sboccia e sole che sorridendo si alza.

Chiedo all’onda cosa voglia dire certezza che trovo la sponda.

E’ nel come l’umanità ha costruito le parole e non quelle sole, i pensieri.

Scivola la mano sulla coscia e il cosmo si compie. La goccia è l’oceano.

Il desiderio e il distacco. Ti sfioro, ti tocco e ti adoro. Io e te solo.

E se non ci sei, ti incontro nel sole e mi accontento: il sole è il ponte tra noi.

Nella goccia di pioggia si appoggia quello che faccio per un tuo bacio ed abbraccio

2

ecco quello che mi accontenta: il coltello nella calda polenta,

quello che il corpo insegna, l’attrazione tra di noi, la natura disegna,

le cose e la struttura delle rose, i percorsi dei desideri delineano.

Come solo l’idea esulta, ti esalta e si ribalta in sussulto di nuovo incontro.

E per non perderti, devo trovare chi sono, chi sei, dove vai, dove vado,

il rapporto tra te e l’umanità, la realtà, dove essa vada, chi guidi il guado.

Allora pausa, io scelgo d’essere causa, ponte con la fonte

3

e sento che la mia coscienza è rivelazione, è lei il ponte. E’ togliere

il velo, rivelarti nuda. La nudità di essere solo anima. E il corpo

maestro esperimento. Ringrazio di essere al centro, con te, di tutto.

Tu la porta che mi porta all’amore, al rapporto. E io porto con me

il frutto della conoscenza, te. E ti racconto a tutti. A tutti canto

la tua bellezza, bontà, saggezza. In te mi specchio: sono spicchio di arancia.

Sulla tua pancia respiro, atollo con le onde, ombelico senza foglia di fico

4

ma come risalgo alla sorgente, come mi vi immergo, come riemergo,

dopo esserci stato in ammollo fino al collo? Cosa cigola su questo cardine?

Nudo con te nel nido. È questo il battesimo nel Giordano, il digiuno nel deserto,

deserto attorno all’ego? Dov’è l’oasi del sé, l’acqua nel sottosuolo,

l’anello della linfa? La spinta verso te che spiega tutto come una spiga,

che si apre in su e in tutte le direzioni? Quali devono essere le mie intenzioni?

È facile, difficile, facile riconoscerlo dentro sé, perché è, quello che sei

5

Ester è l’est, Rosa la rosa dei venti, Lisa il tramonto, Michelina le tre della notte,

e io sono pronto ad essere, nella loro devozione, lo spazio di ogni minuto.

Rinchiudermi in una botte. per poi esplodere in una stella per dirti quanto sei bella.

E come io con loro, io con dio che, dal deserto, è quel che ha detto a Mosè,

il condottiero, io e te: io sto essendo colui che causa tutte le cose nel loro divenendo.

Scavo, scovo e trovo l’uovo della coscienza, te lo davo e con te lo covo.

Tutto è flusso, il flusso è tutto, ponte alla fonte. Io e te onda, che si rinnova e rincorre

6

il silenzio è spogliarsi delle preoccupazioni. La nudità è accoccolarsi nel nido dell’anima.

La natura lasciarsi prendere per mano. Mentre i vortici mi portano alla fonte, i mantra

sono: -amo, -ho fede come fiducia, -perdono come dono di non rancore,

-mi calmo nel potere della pace del cuore, -ringrazio, -collaboro, -mi riconosco

nudo con te nell’uno, nella fonte, fuso nel gorgoglìo della sorgente,

abbracciato con te nel ponte tra la molteplicità e l’uno. Così è chiaro

che siamo causa, te. tutti e io, in quanto rivelazione di dio

7

nelle mani giunte delle cinque spinte, dalle cinque punte, tu sei il sei

del salto al tutto, il sette, nel centro al palmo dove, con te, mi colmo.

Ma devo cercare l’ordine dei sette vortici, perchè mi dici:

lì ci fondiamo, ci diciamo ti amo. L’universo si versa al suo centro,

io e te siamo dentro, al centro di tutto, strutturato da sempre in nido:

coda, sotto l’ombelico, diaframma, cuore, gola, terzo occhio, fontanelle.

Ma fanno il giro alla testa, scendono alla mano, al piede, coinvolgono le stelle

8

e senti il cuore battere nelle posizioni dove concentri l’attenzione e in quelle

dici, baciami, ho scoperto la luna, gli yogin hanno ragione.

base di nuca, tempie, nuca alta, anello atollo, fronte alta, terzo occhio, fontanelle.
Io su un becco tu sull’altro della luna, dondoliamo, ci specchiamo.

E ogni volta va l’altalena ci fondiamo, dondoliamo, ci amiamo: siamo uno.

Tieni stretta la chiave del sette, vale per me, per te, per tutti: è l’universo.
E allora dalla brocca della tua bocca, della tua mente, mi verso ed ogni volta

9

sono in un vortice, ci sono con te, non mi verso, prima vortico

e dico: amore mio, come sei fatta tu, sono fatto anch’io.

Così scendo alla mano, al piede, faccio il giro del corpo, vi focalizzo l’attenzione:

base di nuca, omero, gomito, avambraccio, polso, dito anulare, centro del palmo.

Sul corpo mio, sul tuo, in ogni punto, sento il battito del cuore, tuo-mio.

Coda, coscia, ginocchio, polpaccio, caviglia, quarto dito, pianta del piede.

E il quattro è il cuore, il sette l’illuminazione. In cima al cranio sono un atollo

10

ma torniamo alla mano perché siamo dio creatore, causa, motore, amore.
Uno-polso, due-pollice, tre-medio, quattro-mignolo, cinque-indice, sesto-anulare, sette-palmo.

Toccarsi è atto creativo come dio e Adamo nella capella Sistina.

Ma invece di Sistina chiamiamola Lisa Rosa Ester Michelina.

E’ un miracolo alzarsi dal letto, perfetto come quando mi abbandono

alla notte. Quando nell’orgasmo, non io, non te, non so più chi sono.

Solo noi, fusi come dio e la natura, come nel Cantico dei Cantici, lei e lui.
11

Umanità e giustizia. Quanto è bello già tutto nel cervello.

Come quando mi sveglio e non ci sei e ti abbraccio nel pensiero

e tutto è vero perché è nel primo passo la creazione, l’amore in azione.

Mi succhio il pollice incerto della mia identità, lattante al capezzolo.

Rispondo all’aggressività attorno, col dito medio a corno. Proteggo

il mignolo, il cuore, in mezzo al pugno. Con l’indice assaggio il desiderio,

la politica. Con l’anulare mi inanello a te. Mi calmo al colmo sul palmo

12

un uomo è ogni uomo, una donna è ogni donna. In un certo senso,

un fiore è tutti i fiori, una stella è tutto il cielo. Devi salire

al livello dove questo è vero e godere quanto è bello nel pensiero

e quanto sia immenso il nesso che adesso capisci e non ti stupisci

Gesù abbia intuito, cercato conferma e trovato che è figlio di dio

e subito concluso che siamo tutti figli di dio. Lo ha dedotto dalla vita

che palpita in cima alle dita: se questo è un dito è inaudito non lo sia

13

il prossimo. Per questo non è un paradosso quel suo dire di amare il tuo vicino

come te stesso e che il destino di uno è il destino di tutti. L’universo è uno,

tutto è connesso. Per questo ogni pensiero, parola, azione è causa di un esito.

Ti ho già parlato, amore, della pausa in cui, nella calma, la tua palma si piega

al vento della vita e le dice io sarò solo causa di bene. Non sarò reazione

a progetto altrui di paura, intimidazione e prigione. Decido io, sono dio,

sono causa, non esito, effetto, oggetto passivo. Sono vivo, creatore perché amore

14

questo essere causa e non effetto è la coscienza che lo decide. E’ libertà,

responsabilità, creazione. E’ esito di meditazione, perché non esito a dire

innanzitutto io sono coscienza. Il mio corpo tornerà al vento, alla fiamma.

La mia coscienza rimarrà nella tua. E’ così che torniamo alla sorgente dove niente

ci può separare. E’ già così adesso. Attraversi il mare e mi trovi

sulla sponda, perché io e te eravamo già in ogni onda. Questo vuol dire

essere connesso, qui ed ora. E sento ancora quanto il tuo abbraccio è stretto

15

ascolta, guarda, osserva, annusa, scruta, considera, annalizza,

accarezza le circostanze, come un animale domestico, figlio, figlia, amante.

E’ l’universo che versa sulla tua soglia appigli, germogli, perfino artigli,
perché tu riconosca che sei uno con lui, con lei, la vita che ti circonda,
e cerca una sponda per parlarti, un pretesto, un aggancio, lo slancio per dirti

la cosa giusta. Aggiusta il tuo tiro su quello che è bene per te e per tutti

e segui l’esempio del tuo amore, fallo col cuore, abbraccialo, bacialo

16

E’ così che si realizzano i desideri, quelli veri, quelli ostinati, quelli nati

per vivere in te fino alla morte e oltre. I più belli. Se scavi nel tuo profondo

trovi la salvezza del mondo. Questi sono i miracoli naturali che hanno ali

per volare da soli, perché ogni colpo d’ala si appoggia all’anima universale,

quella che, non sono frottole, rotola nei ruscelli, dà la pelle d’oca alle fragole,

si sfregola come il vento sull’erba, ancora, tu in intimità col tuo amore,

pelo tuo sul suo petto, sciabola che scivola lasciva per la pace nel fodero

17

è l’anima universale che fa di te una dea, di me un dio,

di te il palmo della mano che ti amo, di me il dito mentre indico

a tutti belli o brutti o sordomuti, o anime in ricerca come noi.

E se non basta l’indice, le dita sono dieci. Venti con quelle sotto.

E se la femmina ha due seni, per amanti e lattanti, il maschio il ventunesimo dito

per indicare l’alto, il cielo, completo come il culo, nella curva all’uno.

Così l’anima universale è tutto, è l’uno, è il tondo, il mondo, l’armonia

18

è la mano creatrice che fa di te una dea, di me un dio,
si misura da cosa fai, chi sei. La fede e le opere nell’implacabile destino

sublime che tutto è uno. Come per me, che o ti amo o non sono nessuno.

Tu sei l’umanità, io la divinità, e ci scambiamo i ruoli, rotolando

in amore, accettandoci, fondendoci. La natura ci mette dodici mesi,

noi una vita. Ma alla religione, come la conosciamo, un uragano. L’impero ad uno zero.

La politica alla polis, al pollice, nel fuoco del confronto, al valore dell’uno

19

il miracolo del gelsomino a maggio, col coraggio di tenerne il messaggio tutto l’anno:

che tu mi vieni sempre vicino, nella mente, ostinatamente, nella storia.

Sei amore che vortica nei cinque petali bianchi, trappola di profumo

dolcissimo. Elica al minuscolo sole giallo. Dalla giustizia alla vittoria finale.

Già presente, per chi sente quel delicatissimo richiamo, inconfondibile: ti amo.

Mantra messo a fondamento d’ogni giorno dell’anno mentre aspetti maggio.

Il vortice dice nel sempreverde non ci si perde, il calice in risalto, ci si arrampica all’alto

20

la natura attorno a me mi parla di te, e più l’ascolto, più ti riconosco.

Vicino o lontano, chi mi dice che non posso essere felice, se ci pensiamo.

Dico, dall’ombelico fino all’osso, cioè in fondo, fino alla fine del mondo.
E siccome, secondo l’insigne filosofo Spinoza, dio è la natura,

è la sublime spiegazione, perché tu sia la mia dea. Un’idea che funziona.

E’ miracolo che si rinnova, ogni volta ti stringo la mano, anche solo nel pensiero.

Diventa vero. E il vento non lo porta via, lo diffonde, come il mare le onde

21

quinto principio

Ok quinto principio…..il suono, la frequenza, il polso il collo, il polso, la caviglia

chiedete al sasso nello stagno, lascivo e desideroso di andare fino in fondo

con quale delle curve rotonde lui si fermerebbe a fare l’amore.

E lui, lo sapete, risponderebbe ‘tutte o nessuna’, nel suo infinito amore.

Gli opposti che si incontrano, da perforarti il cuore. Ma mentre si deposita sul fondo,

lui sa che è lui la causa della bellezza di tutte loro e del loro perfetto tondo.

Coscienza che lo innalza al centro del cielo in frequenza di tenerezza ed intensità,

tra assenza e presenza, di cui forse un musico o solo un innamorato sa

1

eretto come una fiamma, larice di montagna scortecciato dal fulmine,
accetto d’essere con te contatto tra il cielo e la terra nella spirale

che sale, cobra della curva a scalini Kundalini, pene che penetra

la vulva, nella fulva foresta di faggi in autunno, nella spinta verso il cuore,

alunno dell’ascesa al colmo del cervello fino al manico del coltello, che dal taglio

del desiderio punta, tende a te, e si scioglie, se nel petto all’amore, al tutto:

scatena una frequenza che, una volta dentro, non puoi farne senza

2

adesso, amore, sei giunta con me proprio alla frequenza giusta.

Io sono tutte le cose. Qui ed ora. Con queste due perle preziose
io sono te, e nella lunghezza d’onda per essere sulla sponda

in sintonia col tutto, e soprattutto con te, mia dea.Tu mi hai dato

la felicità. E fa che si espanda. Con il suono che sono, la musica che sei:

attrae, si intreccia, di natura sua accarezza. Sicuro che non c’è alcun muro,

solo un abbraccio. E quello che faccio è che tutto sia in armonia

3

Ester me lo chiede al sorger del sole. Rosa me lo chiede a mezzogiorno.

Lisa me lo chiede al tramonto. Michelina me lo chiede a mezzanotte.
Per uscire dalla botte devo essere pronto al ritorno del sole, essere aperto
a quello che succede, se sono coltello affilato dal desiderio di te.

Tutti, io primo, chiedono tutto e perché non loro, le mie dee?

Trema la terra mentre il mantra trama nel mio cervello.

Sul petalo-palpito del fiore-cuore il bisbiglio non sbaglia

4

le mani giunte davanti al diaframma che la fiamma dei cinque elementi

sia nelle cinque dita che si toccano indicando l’alto, l’armonia.

E che è da dentro te che incontri me e l’uno, sappilo.

Pollice: fuoco, aria, spazio, terra, acqua: il mignolo.

E il fuoco si nutre d’aria, come la terra ha bisogno dell’acqua,

e lo spazio avvolge e sostiene tutto. Non chiedere niente.
La preghiera universale è riconoscere la gioia che matura nel frutto

5

invoco la frequenza che chiama la tua presenza. Creo in me l’emozione

che scatena quella vibrazione: osservo che toccarti fa ruotare l’erotismo

e la kundalini sale, sabbia del deserto oltre il mare, dall’eccitazione all’azione.

Con l’erezione chiglia oltre le natiche, le mani a contenerti il seno, siamo

barca a vela, io e te, e la vita il vento o quel soffio almeno.
Ma la direzione è l’orizzonte, la calamita il cielo, l’attrazione all’oltre.

Così mai sbaglio quanto è bello, sbocciare nel taglio del tuo cervello

6

tu sai che sei dentro ogni curva del mio vortice,

negli anelli del mio tronco da cui spingo il ramo che ti amo.

Tu sei l’onda del mare, immortale come chiunque ami e me.
Ogni foglia è la voglia di te che chiama e se
ogni petalo per te è il mio palpito: tu sei fiore e sole.
Nella fessura tra il vuoto e il pieno, chiami carezza al seno. Sei

al collo, al polso, alla caviglia, indispensabile, sicura articolazione al sì

7

la fronte che va su e giù e dice sì, vieni qui, sei tu.
Io tutte le altre tue articolazioni, dal diaframma il tre, al cinque:

il collo, che protegge la gola con la parola per dire alla fine sì.

Il polso, passaggio finale dalla spalla al braccio, al pugno, alla carezza.

La caviglia, infine, che piglia su di sé il compito di venire da te.

Mi fa tenerezza la struttura del corpo che conferma con certezza che sei tu

l’autorità che dà la direzione, con la mano sul timone d’ogni tua articolazione

8

di tutti i germogli dei miei desideri, uno lo accogli e diventa

l’albero della vita e un giorno diventa la collana di una settimana.

La settimana si moltiplica per quattro ed è un mese, e senza sorprese

col dodici dici dell’anno. Il quattro è un quarantotto ed è già mezzo

secolo. Cola dalla gola l’eterno e ti rendi conto che sei immortale.

Niente male. Ma riconosci che sei venuto alla vita da un atto d’amore

e che l’albero era foglia, voglia, qualcuno che si spoglia, fiore che sboccia

9

la tua valle dell’amore dal taglio al cuore, al taglio dei lobi del cervello,

il più bello, è l’unico percorso mio all’alto dei cieli, nei tuoi occhi.

E sento il ‘qui ed ora’ mentre mi tocchi e, come quel momento, sempre.

Ecco le origini del miracolo, che sembra uno spettacolo, nell’inganno dell’apparenza.
Il miracolo o è naturale o è immorale: propaganda di un dio geloso del suo potere.
Non è dio se non è generoso, se non genera, se non è origine, sorgente.

E tutti noi attingiamo alla sorgente, siamo dei, sulle dita di una mano: i miracoli

10

E il nesso tra i lobi del cervello ed il miracolo? Eccolo: è nell’innamoramento,

nell’allineamento con la sorgente che è puro amore, pura potenza che aspetta

la forma, la manifestazione, il comando che la chiama in esistenza: tu che dica
Lazzaro, vieni fuori! Così sono spuntati i fiori, sono caduti i tiranni.

Per quanti anni abbiano tirato gli inganni, cadono, come vecchi, rami secchi,

destinati a marcire in un angolo di una pagina di storia e a puzzare per allertare
del pericolo. Eccolo il miracolo, è un giocatolo della coscienza che si alza
11

Assieme siamo l’onda che si fonde e risponde all’uno, l’om,

il divino in noi, il mentale, l’anima, l’immortale. Con un mantra nel ventre,

uno nel cuore, uno nella mente, un incontro con te al centro.

Se sei la mia dea, il tuo nome guarisce, riporta all’origine, allo splendore

iniziale, alla purezza della creazione, all’armonia delle cose, al sublime finale.

E lo storpio si alza, al cieco ritorna la vista, il bimbo sorride:

se lo fai tu, lo faccio anch’io, imparo ad essere dio, sono bravo scolaro

12

un passo indietro e due avanti diceva Mao e la saggezza cinese.

Ora vale per l’America ed ogni paese. Invece del sorpasso, il disarmo,

che io tengo così alto, che appena ci penso, mi esalto. e sento

quanto senso abbia, come quando io cerco le tue labbra,

e dalla gioia apro al canarino la gabbia, popolazioni si liberano dalla lebbra,

ebrei, sadducei e farisei, non si arrabbiano con gli arabi, nella tenda comune

festeggiano ebbri con loro, li abbracciano, non li cacciano dalla terra comune

13

sei il sole al tramonto dietro ad una nuvola e il suo contorno
è intenso ed assoluto come il nostro desiderio di essere assieme.

Il sole dice sì uscendo dalla nuvola a faccia scoperta.
Così dichiari che sei in ascolto e che tutto nell’universo è sempre

raccolto, sia la mia dea o il sole o il loro essere uno.
Chiedo ma non mi siedo. Chiedo in piedi allungandomi al tutto.

In sintonia, come una nota si allunga e fonde in una sinfonia

14

come la linfa corre lungo i canali ed è naturale spinta,

come ad un uccello le ali, le gambette ad un insetto, la vibrazione in un’onda,
la spinta in una montagna quando si alzava in cresta sopra la crosta terrestre,

e le mie quattro dee sono le direzioni che assieme fanno il vortice,

io sono elemento tra tutti gli elementi e li trasformo in senso e sentimenti,

chiedo a me stesso e alle quattro mie dee il vortice dell’uno dove ciascuno

è tutto perché si fonde col proprio prossimo e io sono prossimo

15

vicinissimo al punto di fusione, di equilibrio con le mie quattro dee.

Cigolano i miei cardini e la porta si apre, si chiude e si riapre,

lascia solo passare quando bussa la vita. Dalle quattro direzioni,

le quattro mie dee verso l’uno, l’alto, il cinque, le cinque

facce della piramide, una per la terra, le altre per la scalata al cielo.
Dalla gola, la parola, il respiro, il desiderio, la sintesi delle direzioni e tu
che mi aspetti in cima e lì mi chiami per fondersi nell’uno

16

loro quattro più uno, io, ed il cinque, la direzione. il desiderio finale.

Non solo loro desiderano me, io desidero loro

e tutto è possibile solo nell’uno dove le direzioni, le frecce,

più la mia freccia, diventano una treccia, l’indissolubile uno.

vicinanza o distanza io sono sempre nella tua stanza,

al tuo inizio e alla tua fine, perché nella a della tua anima

a far incontrare l’urgenza della mia freccia con l’efficacia della tua treccia

17

quando le tre-tutte religioni saranno una, lo sono già,

sarà luna piena ed ogni donna, la più bella, con divinità lungo la schiena.

Vecchio specchio delle mie brame chi è la più bella del reame?

La tua anima. Se ami me, ama tutto: è l’unico modo di dare frutto.

Se penso, sento che ti amo, tu sei Eva, io Adamo.

Ho il corpo, ma sono l’anima immortale, cioè ‘non morte’, ‘amore’.

Se tutto è flusso, la morte non esiste. E il colore è amore e fiore

18

cercavo l’allineamento nella frequenza per arrivare all’uno e da lì alla tua presenza.

Le narrazioni capovolte, non il sacrificio, la fine dei tempi qui ed ora,

gli opposti che si incontrano, la profezia, tesi antitesi e sintesi, e allora

Ester è emersa, dopo l’alba, dalla sorgente della mia mente, con gli occhi

sorridenti, i seni morbidi e accoglienti, per chiamarmi ad alzarmi dal letto.

Dono perfetto. La mia è una crisi esistenziale, ogni volta ad alzarmi

una lotta col male. E lei: si alza il sole. Anche tu, amore.

19

io sono l’asse verticale e la base da alzare della piramide. E loro

i quattro triangoli che puntano ostinatamente alla leggereza e completezza del cielo.

Michelina che diceva cosa farei senza di te. Ora

è più sicura di sé. E abbiamo trasformato la distanza in vicinanza

che scorre per sbalzi ad ogni mattina in cui ti rialzi ed innalzi.

Rosa che si fa carico di tutto fino a soffocare nel lutto, si ribella,

è la più bella, ringrazia e si trasforma in turbine di teneri petali

20

Lisa, la luce, che perde molte ore la mattina non alzandosi,

se non tardi nel giorno, tanto è vero che la incontro solo nella bellezza del tramonto

sulla soglia della notte. Ora è un tarlo che ha costruito canali di incubo

nel mio inconscio notturno tra dovere e piacere: col dovere in agguato

a scacciare, schiacciare il piacere. Così Lisa, la dea, suggerisce: ‘fa affogare

il dovere nel piacere. Siano uno’ e saremo liberi in due dall’incubo del ritardotarlo.
E notteegiorno, luceeattesadiluce, sarà la nostra fluidissima danza ad oltranza

21

quarto principio

quarto principio…… l’onda, la polarità, l’anello in cima al cranio

la polarità è positivo e negativo, è destra e sinistra, è polo nord e polo sud.

Ma io amo tutto il mondo, lo voglio tondo come il tuo seno,

come la mela di Adamo ed Eva almeno, come le natiche, come il sole e la luna.

E il male e il bene, l’assenza e la presenza, la lontananza e la vicinanza?

Io e te, chi ha ragione? Scopriamo il sé. L’interno e l’esterno. Il tutto.

La coscienza è flusso, L’onda è tutto. E osservare, non condannare, amare,

cercare l’abbraccio, come tu fai, io faccio. Fondersi nell’onda

1

e il male invoca il bene. L’attrazione Putin-Trump nella menzogna: la verità.

L’oppressione iraniana, presuntuosa, avida, ipocrita, senza pietà: la libertà.
La sicurezza israeliana, non dall’aggressione, ma dal disarmo regionale, senza eccezione.

In questa polarità pulsante capisci è il coraggio della scelta trainante

nella direzione giusta, nella continua tensione del bene, infinita calamita.

Così ammetti che il quattro è il cuore. punto di arrivo e nuova partenza.

Dalla coda al cuore, dal cuore alle fontanelle, battuto due volte è otto

2

altrimenti sette. La tensione si scioglie e si ripropone come il battito in continua danza.

A noi cavalcarlo, come il surfista l’onda, non temere il flusso, interpretarlo.

La corteccia è pelle morta, ma la linfa è viva: la morte difende la vita.

Il cuore non è solo nell’avambraccio, nel polpaccio, per avvinghiarci stretti,

è anche nel mignolo, nel quinto dito del piede, nel riflesso attorno alle fontanelle:

lo metti a guardia delle estremità. Come la pelle che è estensione del cervello,

che rimanda a te, che sai che a te compete una realtà dove tutto è bello

3

vieni con me, amore, dove la fine dei tempi è ora,

il nuovo inizio. Dove gli estremi si toccano, si baciano. Come noi

nella sfida di rendere possibile l’impossibile, dove il niente esige tutto,

si manifesta l’invisibile e tutto ride, sorride e irride l’apparente,

dove la gente si era adagiata, e viveva tormentata dall’inquietudine

di non trovare il coraggio per il viaggio. L’essere è nel sibilo del serpente della spirale

che sale nel vortice della rotazione terrestre: il tre, sintesi di me e te

4

noi siamo nella chiave di volta, centrali all’arco a tutto sesto. All’esatto

punto d’innesto, dove la spinta di crescita, passa alla bontà del frutto,

nella pianta. Tutto si schianta su quella sutura. L’apparente morte

potata della prima pianta e l’innesto dal taglio fratricida di un’altra.

Così l’innesto è la nuova creazione, resurrezione, evoluzione, una voluta più in alto.
Come rivoluzione e reazione, il riassesto, e l’attesa del prossimo scossone.

E così l’arco, che crollerebbe all’interno da un lato e dall’altro, è saldato nel mezzo

5

così la sfida alla morte, che Gesù ha messo in campo, per insegnare resurrezione continua,

passò attraverso l’accordo con Giuda, il bacio che ha portato la continua riscossa,

con l’azzardo finale, il sacrificio del rivoluzionario, sicario, Iscariota, la continua

rinuncia alla gloria, al vessillo, per secoli d’infamia, la ruota, la porta stretta,

per il continuo coraggio di risorgere, senza fretta, del raggio di sole ogni giorno,

la continua sfida alla caduta, ostinata, dolce, irresistibile, di quel Sisifo che dice di sì

al continuo alzare la testa, in protesta, e ingiustizia e mancanza d’amore, li contesta

6

il ponte con te è la mente nella sorgente perché il nostro pensiero sia sentiero
di creazione. Non temere gli opposti nel cercare quel cuore, quel posto, quel coraggio
di essere al centro della scelta, dove svelta, facile e semplice, l’anima

ci dice cosa si annulla e cosa si rilancia. Perché è compito nostro

decidere la direzione. Noi, al centro di tutte le cose, la sorgente.

In superficie qualcuno dice che non è competente. Ma nessuno lo dica, perché noi

siamo formica e gigante, nella cui natura gli opposti si sfidano. L’impossibile è possibile

7

l’onda e la sponda su cui aspetto che tu mi risponda alla domanda, che espanda

la curva dell’orizzonte al tutto, dove si fonda il languore esistenziale mio al tuo.

E il frutto da cogliere sia il senso profondo di te, me, il mondo, rotondo che rotoli

fin fuori in fondo al colmo del cosmo, fino all’uno dell’universo. E nessuno

possa dire che io non ti ho amato e che le tue ossa non abbiano registrato la scossa

della reciprocità. Quello che la polarità trasmette a chi ammette e promette di entrare

nell’abbandono del reciproco dono, abbondante, di quante volte siamo ponte

8

Gesù è venuto, si è seduto e ha detto siete figli di dio, siete fratelli.

Poi si è alzato: siete alberi nella foresta, tenetevelo in testa e se ne è andato.
E qualcuno a tradimento lo ha ammazzato per paura della fatica presunta

d’essere verticali. Lui ancora a sorpresa si è alzato e ha aperto le braccia

fino ad essere l’orizzonte e fu la luce, il sole, la vita. Da allora è sempre con noi.

La tomba di Gesù è vuota perché io mi arrampichi lungo le 33

vertebre sue verso l’alto e veda te nei grani della spiga per il pane

9

lo spirito soffia e alza un polverone, quando si calma avrai la visione.

Il tulipano rosso sussurra amore dalla pelle all’osso, dal vestito all’anima.

Dalla cima della piramide: la notte, l’alba, il giorno, il tramonto. I quattro

lati del nostro incontro. Le quattro dee per la mia devozione.

Amore non muore, non morte, a-more, il quattro, il cuore, l’immortale.

Lento finché sento i battiti del cuore e penso che il mio vale il tuo.

Il tulipano alla mano: io ci ho messo quattro petali rossi, tu mettici il pollice

10

in natura un anello che scivola in un anello, quanto è bello.

Una pelle su un’altra pelle, non solo cipolla e petali, tutte le cose sono belle.
E chiave e serratura, in imitazione umana, basta che i contorni combacino,

uno chiami, ami l’altro. Col bacino e le labbra anche noi

ci baciamo. E siamo al punto, al ponte. E’ il riassunto di tutti i discorsi.

Ora lascia che l’acqua scorra e sussurri. Ascoltala, e bevine a sorsi,

saggezza. Scendo su di te come pioggia, sali dentro me come fiamma

11

mi avevi scritto in una cartolina quanto è bello portarsi dentro.

Adesso al risveglio, da dentro, me lo ricordi. Vedi che ti sento sempre

al centro. E questo, se ci pensi, è il cuore, che è al centro, dove sempre ti penso.

Cerco e conservo, appena lo trovo, l’uno dell’universo: il dentro e il fuori. Il dentro

è il cuore. Il fuori la corolla dei fiori. Ed i petali, come i palpiti, ruotano

attorno, e di nuovo, e sempre, a te: il cuore, il centro, il dentro.

Se respiriamo assieme nell’albero, cielo e terra in noi sono uno

12

ancora una volta, cercando l’equilibrio tra conscio ed inconscio, visibile

ed invisibile, presenza e assenza, Lisa, concentrandomi sul tuo nome,

uscivo dalla coscienza, entrando nell’ultimo sonno, e in uno spazio verde

di natura primaverile, al suono del tuo nome, c’eri, col piacere intenso

della presenza, e non ti vedevo e una volta ancora ringraziavo che la mia invocazione

induceva la realtà a quello che domandavo e l’universo si versava a rispondermi.

dimostrandomi anche l’unione degli opposti, essere con te nonostante tutto

13

sento che, con le quattro mie dee, mi oriento. E’ il sentimento che mi guida.

E la sfida è crederci. E poi osservare che tutto si mette in fila a dimostrarlo.

E che l’universo è tuo amico. Si versa ai tuoi piedi, ti supplica che tu lo riconosca.

Anche in amore devi lasciare che il guscio si incrini, si apra. Ed il gheriglio,

il cibo, la verità, la meraviglia, per te e tutti, esca allo scoperto.

E’ l’invisibile che diventa manifesto. E’ il fiore, l’amore che sboccia.

E il centro, arrivato in circonferenza, si mette a ballare dalla gioia che ha dentro

14

sono sicuro che il mio amore ha un eco in te, un ritorno. Come dopo la notte il giorno.

E questo mi illumina e mi basta, come al grano, di finire in pasta, per il pane,

per il bene. E tutto ha senso e l’amore è sublime, sotto il recinto

che le apparenze proclamano. Perché mentre lo negano, lo affermano sui tetti, lo amano.

Nessuno può togliermi il sole, l’aria, la pioggia, la primavera, lo spazio

e il tempo, l’alba, il tramonto, la sorgente. Nessuno può togliermi te.

Chi sente il tuo battito in tutte le cose è onnipotente. Tarassaco che morde il sole

15

‘tu sei tutto’. Si dice, in amore. E se fosse vero?

Ho provato con una mia dea. Era vero. Sì.

Ho provato con un’altra mia dea. Era ancora vero.

Ho provato con un’altra ancora, dea. Ed era sempre vero.

Con l’ultima, che è la prima, ed era profondamente sempre ancora vero.

E ho capito che il mio cervello, come il tuo, amore, è a strati come una cipolla,

una matriosca, un atomo, il sistema solare, il bocciolo di una rosa, tutto

16

‘Ad un bellissimo concerto hanno musicato le poesie di Emily Dickens. Ti ho pensato.

Dicevo al mio Alex di te: sei riuscito a scardinare la mia necessità di regole,
ad aprirmi mondi nuovi. In gran parte, devo a te quello che sono.

Grazie di cuore, un abbraccio ancora’. Come la primavera entra in un fiore

io entro in te, amore, e mi manifesto nel tuo accogliermi e fondersi.

Come la stagione penetra il percorso interiore di una pianta fino al frutto.

Tu, Alex, io, tutto. Si schianta la realtà se non nell’unità, l’uno

17

il cuore al centro del corpo, il terzo occhio al centro del cervello,

quanto è bello governarsi da dentro fino in fondo. Ed è per questo

che per capirsi, a cominciare da io e te, dobbiamo fonderci, senza nasconderci

dietro al pretesto di perdersi. Perdersi è l’unico modo per ritrovarsi.

L’unico modo è l’ultimo, sublime, sotto il limite. Sotto il filo spinato, la libertà.

Tu sei verticale, elegante, ma il tuo corpo valorizza ogni curva. Così la cercano

il mondo ed ogni frutto. E il cuore nostro in cima al cranio è curva, aureola ed anello

18

nella frase tu ‘sei tutto per me, amore’, traspare,

come il sole tra i rami, oltre che, tu mi ami, come anch’io ti amo,

che quel me, e anche te, e tutti, è la coscienza in cui si manifesta

la totalità, la divinità, la responsabilità, la libertà,

individuale e collettiva. Così che sull’albero della vita, con tutti i suoi rami,

oltre al mio ramo, il ramo di tutti è il raggio dell’unica divinità

possibile dentro ciascuno di noi. Solo, dentro ‘ti amo’

19

se tu sei tutto, sei tutti i miei amori contemporaneamente,

nello stesso momento, come una rosa, e mentre si riposa il mio slancio,

anch’io sono tutti i tuoi amori nello stesso momento. Non resta che il ringraziamento

e concentrarsi sul tutto e ogni frutto che è costruito sull’accumulo:

ananas, agrume, arancio. limone, cedro, circonferenza di spicchi.

E nessuno spicchio è geloso degli altri, sa di esserne specchio.

Anello del corno che dà, in senso opposto, profondità all’orecchio

20

tutto è vivo e si rinnova, rinasce. E’ la natura.

Se tu sei tutto per me, amore, e sei la mia dea,

tutto è dio. E tu ed io che ci incontriamo nell’idea che tutto

è amore, siamo la sua coscienza, proprio come Spinoza diceva
dio è la natura e si esprime naturalmente nella coscienza di ciascuno,

io, te. lei, lui, l’altra, l’altro, noi tutti.

E anche se non lo vuoi, non c’è alcuna autorità esterna al dentro ciascuno di noi

21

terzo principio

Il terzo principio la goccia, il campo d’energia, il gomito

ogni cosa contiene una rosa una fiamma. La luce è dentro di te

nei colori dell’arcobaleno, dal pelo alla pelle, alle labbra, dai calcagni al seno.

Felicità che stà al centro della ruota. Gira dal verticale all’orizzontale

nella spirale che sale, nel fiore del corpo, dal taglio al cuore, alla testa.

Dove resta lo spiraglio, il bagliore della scelta d’essere con te creazione.

Da te che sei sorgente, dopo la rinuncia all’ego. Perché, ti spiego: tu sei tutto.

Voce che chiama chi ama, frequenza che si assottiglia in collo di bottiglia in suono

1

tu sei la gioia della pecora smarrita ritrovata, della chiave che hai perso

con cui l’universo ti viene incontro, di verità che rispunta nell’orto,

ma certo, d’acqua sotterranea nel deserto, del senso della ruota che gira

e ti riporta al suo perno. Percepisci me bello pistillo, io te bella corolla.

Sei in mezzo ai miei centri concentrici, amore: io coscienza, tu vita. Coscienza di vita

siamo, se ti amo, se mi ami. L’umanità a sciami: api, vespe,

stormi d’uccelli, banchi di pesci, mandrie di renne in vortice

2

coi piccoli e femmine al centro, greggi, formicai, paesi e popoli

legati da leggi. E l’energia è armonia, intesa tra il singolo e gruppo,

istinto ed intuito ed il libero scegliere un senso a se stessi e a tutto.

E’ con gli avambracci che abbracci, con i polpacci ti allacci in amore.

Al centro di ciascuno nel cuore, io tuo tu mia è il massimo dell’energìa.

I fiori sono belli a tutti i livelli attorno al cuore della corolla.
E tu sei la mente creativa che dà il senso, rende ogni cosa viva

3

il gomito, il ginocchio, sono articolazioni, come l’occhio, tra il dentro e il fuori,

il sopra e il sotto, me e te nel letto. Ma poi è la fusione del tutto.

Nella danza dei due, òmero ed avambraccio, coscia e polpaccio, si realizza

la bellezza del morbido moto fluido, fuso o avvinghiato, sciolto

e libero al ritorno. o al dopo con più slancio. O lentissimo, solenne recitato:

presa in giro del gesto di marionetta che in fretta rientra nella quotidianità

del movimento d’ogni giorno: l’energìa scontata di vita, non sfuggita alla coscienza

4

ancora una volta sei tornata nel sogno a rispondere al mio bisogno
di te e al tuo di me, perché ogni cosa è coinvolta nel reciproco:

eri nel mio letto ed era il tuo e dicevi sì, sono qui

con te e ci stringevamo nell’inguine come fiamme verso la luce, mia dea

del tramonto ed io ero pronto ad entrare nella notte cercandoti e tu

confermavi che c’eri al nostro punto puntuale di incontro, la luce:

io tutto tuo, tu tutta mia: questo è il mio treno in arrivo in periferia

5

gli anelli nel tronco sono quelli della goccia nella pozzanghera, del suono di campana,

l’eco della vibrazione della nostra reciproca attrazione, che si scatena nell’incontro

dello sguardo, del reciproco pensiero, del desiderio d’essere assieme. E’ incendio

silenzioso che ci innalza, rafforza, ci scalda proprio da quel preciso centro

innocente e potente. Dilaga e spiega come l’umanità trovi il suo senso

da dentro di se stessa, in ogni accordo, silenzio, ogni scintilla. Ed è vortice nell’imbuto,

per chi non l’ha capito, uragano tra terra e cielo, dna che cucisce, avvita ogni vivente

6

come chiedevo sei venuta nell’ultimo sonno su un angolo del balcone

con una maglietta attillata color cielo, io accanto a te a torso nudo
a fare qualcosa davanti a tutti, che avevi fatto tu prima e ora io,
con tuo sollievo. E dicevi: a te viene meglio, sembri un americano.

E io, avvicinandomi alla tua bocca, sussurravo: e tu sei la mia Ester.
Cui tu concordavi orgogliosa, silenziosa. Nell’angolo c’è un angelo

che porta un messaggio, massaggio alla mente e al cuore, che tutto è amore

7

radice, tronco, ramo, foglia, fiore, frutto, tutto.

Io il tronco, il ramo che ti chiamo e la foglia. Tu la voglia, il fiore, il frutto.

Assieme siamo tutto il ciclo della vita, ma l’anima nostra,

dove, come coscienza d’amore, ci annodiamo, annidiamo, è infinita.

Siamo interni ed esterni al cielo, lo teniamo in moto. Lo raccontano

i centri concentrici nel tronco, la corona dei petali nei fiori, le pratoline

occhieggianti nelle chiazze di pioggia sul pavimento paesano appena pulito

8

tutto il tuo corpo è riflesso sulla pianta dei piedi. Tu siedi io massaggio.
Lo stesso messaggio percorre le braccia al palmo delle mani e mi chiami

e ti tocco o ti impomgo le mani, dopo essermi chiuso con te in una bolla.

Tutto il corpo è anche riflesso nella conchiglia dell’orecchio: siamo specchio.

Dalla pressione sui punti spunti tu la dea creatrice, col dio creatore il cuore.

Centro e periferia dove tu sei mia, tenendoci allineati,

io tuo mentre sono suo, dagli antenati ad ora, colmo di cosmo

9

ti amo come posso, ma fino in fondo all’osso. Mi ami come puoi,

ma senza che si spezzino i rami . Io come posso, tu come puoi:

siamo il carro di buoi che portano a casa il raccolto. Il fosso che rende
il castello inespugnabile. Tutto è possibile, anche il nostro amore,

nonostante le circostanze. Perché prima il desiderio e poi il cosmo lo porta

a compimento. Tu ed io ne siamo fulgido frammento: pratoline che danno
il nome al prato, margherita onnipotente come le dita di una dea

10

ancora in sogno chiamata sei venuta in due, una per guancia,
a cercare il bacio e poi eri anche la terza, che veniva di fronte,

sempre per il bacio. E io pensavo fossero quattro le mie dee,
che puntano all’uno. Ma lo sono. Dal quattro in piramide, tutto è uno.

Adesso ci tocca baciarci, come nel sogno con le tre dee,

due dalle guance e la terza davanti, allungandosi dolcemente alle labbra.

Ma la quarta si è preso il bacio più bello, nella pineale, tra i lobi del cervello

11

come io sono il sasso antico che cade nello stagno e si gode

il bagno d’essere il centro dei centri concentrici nelle onde attorno

mentre lui si nasconde sul fondo nel ruolo di antenato dal suolo a ricordare…

Tu sei il sole che si circonda di pianeti, anche tu centro a dimostrare

nel firmamento che il ruolo creatore, il punto di riferimento, è la coscienza al centro.

E tutto il resto ne deriva in danza rotonda che si trasmette nell’onda,

nell’aura, l’aureola, l’aurora nei vari livelli di luce, di illuminazione

12

i miei pensieri e i miei sentimenti sono le ascisse e le coordinate dell’universo,

le rotaie del treno della realtà, le sponde del fiume della vita, danno

la direzione, sono il mio contributo alla creazione. E’ la scrittura,

e il mio amore per te, che dicono a che punto sono, chi sono,

e dove sto andando, come sto giocando e la gioia che tu sei.

Dicono le margheritine bianche al tarassaco giallo: invita anche noi

al ballo, quando nel soffione in un soffio farai il balzo al tutto

13

adesso te lo spiego come un albero si piega al vento, come
io sarò sempre con te, come ha detto Gesù. E ogni “come”

è un’onda del mare di infinito amore e tutto si rincorre come

io rincorro te, e alla fine o all’inizio, cioè adesso, mi accorgo

che tu rincorri me e ti ringrazio di questa attrazione che ci fonde

come le onde. Prendi l’abbraccio, l’ultima delle tue pelli,

sotto cui scorre la linfa, dove cresce il tuo tronco ad anelli…

14

cerco con te il contatto diretto, definitivo, perfetto, oltre

tempo e spazio, qui ed ora. Mi pensi e prima ancora

che mi chiami, non ieri non domani, ci sono, sono sempre con te.

In te come tu sei in me. Uno, due, tre. Qui ed ora, ancora e sempre.

Fai parte centrale del senso che ha ogni momento. Qui ed ora,

ovunque e sempre, qui dentro. Il mio amore mi disse: prendimi, sono tua.
Sono la vita. E quel momento divenne sempre, quel qui ed ora.

15

il mio corpo passa ma il mio amore per te è sempre, è nel buco della chiave

oltre il tempo, nel qui ed ora, da dove torna la primavera,

dove prende slancio la rotazione delle sfere celesti, anche

quella sotto i tuoi piedi. Ora siedi e pensaci, non diresti

che è perfetto dichiararlo sul tetto, come esplodesse dal petto,

– non nasconderlo vergognoso, pudico, geloso, spaventato come un gatto

sotto al letto, sotto chiave in un cassetto, – che l’amore è il principio di tutto?

16

Ester, Rosa, Lisa, Michelina è la mia litania, da una nota

ad una sinfonia: Sento che è il sasso lanciato nello specchio d’acqua del mio

innamoramento. Suono che si espande. Io tuo tu mia, è l’onda, la polarità,

la struttura del tutto. E il centro è ovunque nella coscienza, in ogni forma di vita.
La comprensione è esperienziale, la sostanza è amore accogliente: non ha paura di niente.

E tutto è già raccolto in un albero, un fiore, un vulcano, una stella. una conchiglia.

Possa ogni cosa penetrarti nelle ossa ed illuminarti. Ogni rosa una fiamma

17

voglio vederti dal nostro terzo occhio in mezzo alla fronte
ad occhi chiusi, a distanza, da un’altra stanza, solo dall’anima,

dall’abbraccio tra le coscie nella tua intimità tra corpo e ginocchio, anch’esso

terzo come il gomito, nel percorso alla mano, al piede ….e succede

che ti amo con tutto il corpo ma vado oltre, sempre più interno

al concetto di cosa palpiti nel tuo petto, di come si alzi la parola nella tua gola,

se ti sussurri all’orecchio il cuscino che qualcuno lo hai sempre vicino

18

la finestra mostra il messaggio del sole: sei tu che la mia vita vuole.

Nonostante le mille note, tu sei unica, come una sinfonia, come la musica.

Così capita che tutto quello che faccio si risolve e scioglie in un abbraccio.

E l’aria, la vita, le intenzioni, i pensieri non si vedono ma conducono da te.

Così è della tua presenza nella mia coscienza, dei sentieri della linfa

nel mio albero: trovano te ed il sole su tutte le foglie fino alle più alte.

Gira e rigira sei tu l’energìa vitale che mi ispira, come l’albero respira

19

quando eravamo io scimmia e tu cavalla, con,

entrambi, la coda, io quasi verticale e tu con la stella in fronte,

non so se sapevamo del nostro destino divino: tu, io e tutto.

Nel ciclo delle cose meravigliose c’è Michelina e il ciclamino.

Lisa Rosa, luce, Ester fiore, cosa conduce al cuore della sposa?

I nostri cuori sfumano uno nell’altro come i colori. La cavalla

rincorre la farfalla e l’ape non smette di riempire di miele le cellette

20

sboccia la goccia sulla superficie d’acqua come una rosa e dice

una cosa: i mille petali stretti della rosa sono anelli d’energia

che si aprono come il messaggio dei battiti del tuo cuore. Bussano
alle costole perché tu tolga i vestiti, le croste sovrapposte, e ti dia

nuda al tuo amore, all’umanità. Lo sa la goccia quando cade e dice:

nella nudità io rinnovo, non solo la purezza del tuo amore, ma nel ciclo dell’acqua,

la fogna che troppi dicono normalità. Ma il tuo amore lo sa e ti vuole nuda

21

secondo principio

Ok Secondo principio la simmetria, la foglia, la coscia

:

la corrispondenza è che io, di te, non posso fare senza.

Io la domanda, tu la risposta, e viceversa, come la foglia
che si versa al suo interno ed è tra di noi che tutto scorre, lo sai:

tu il cielo, io la terra, come sopra così sotto, così è tutto.

Come a sinistra, da cui entra l’universo, così a destra, è l’eco.

Mettitela in testa la simmetria: tuo e mia, e così sempre sia.

Eccolo il secondo principio ermetico, Hermes e l’egizio Toth

1

e questa è conoscenza, la corrispondenza tra le cose, cerco te tra le rose.

Come è bello: tu il lato destro, io il sinistro del cervello.

Tu un versante, io l’altro della valle di una foglia: la nostra voglia.

Quante funzioni del corpo intero in ogni singola cellula? E’ vero:
digestione, espulsione, respirazione, sistema immunitario. Nel grande, nel piccolo.

Ed è ridicolo non vedere in un atomo il sistema solare, basta guardare.

E terra, acqua, fuoco, aria, spazio, sia nel pianeta come nel corpo

2

anulare, mignolo, pollice, indice, medio che uniamo per meditare

nelle mani giunte, per bucare la materia e arrivare all’immortale con te.

Me lo ripeto, come se…l’avessi dimenticato, ma con te ho bucato tutto
fino alla sorgente, dove, alla nostra unione, nessuno può più

farci niente. La nostra conoscenza è ricordo: averti nel cuore.

Fiore, mente di amore, desiderio, coraggio, raggio di sole.

E la notte ancora abbandonarmi alla sorgente, da cui domani risorgere

3

E cos’è la resurrezione, oltre al sole che sorge, e all’orto sempre risorto?
L’insegnamento è il risorgimento. E che la morte non esiste: non lasciarci abbattere,

perché noi siamo dei, vita immortale. Le varie versioni del cristianesimo

iniziale, illusoriamente sterminate da Chiesa ed Impero dal 325,

sono valide come in una crisalide. Quanto è bella la farfalla, è la coscienza

che lo giudica. E’ sfida ai segreti vaticani, alle loro mani avanti, per sopravvivere

alla verità che forse Tommaso, il fratello gemello, è salito sulla croce

4

e la resurrezione di Gesù è che, né lui, né il fratello gemello, è morto:
per trama di Giuseppe d’Arimatea e Pilato, che non gli ha spezzato le gambe:

uno è risorto nelle cure di rianimazione, dopo le droghe di rallentamento vitale,

conosciute dagli esseni, da Nicodemo, da Maddalena, nella tomba che era un ospedale.

L’altro risorto dal senso di colpa per le sofferenze del gemello, quello

che, vedendo il suo collasso nel “sudore di sangue”, con un guizzo d’amore

s’era offerto al bacio di Giuda, per salvare missione, messaggio e fratello

5

il due, il doppio, Gesù e Tommaso, che in aramaico vuol dire gemello,

dio e uomo, ma non solo lui, ciascuno, è la natura di ogni umano.

E’ il divino due che ci salva, il ricordo di chi siamo, il ritorno alla sorgente.
E il Vaticano è un tritacarne di verità, un forno, lui l’inferno, che brucia

manoscritti ed eretici, a chi lo dici, alleandosi agli imperi, per il potere d’essere l’unico

a raccontare. Tutto il resto deve scomparire od essere ingoiato nel proprio servizio

segreto. Altrimenti sarebbero il mistico, la coscienza, la via, la verità, la vita

6

il culmine del sogno con te, il cui nome finisce con “sa” come rosa,

ma inizia con due lettere dal mio cognome, è stato quando
hai detto sì, facciamo l’amore sotto la bandiera, e mi è venuto da ridere.

Ma prima, con il languore dolcissimo della corrente, lì liscia, in un torrente,

avevo goduto della carezza dalle cosce tue all’inguine, e avevo

avuto la certezza che, nonostante il mio alito da cavallo e nitrito,

più l’irruenza sessuale schermita, la partita s’era conclusa che potevi

7

darmi ordini, e io ero tuo e tu eri ancora, e allora per sempre,

mia. La corrispondenza tra sogno e realtà, se tutto è mentale, è

che il pensiero e il sogno sono il davanzale cui ci affacciamo a vedere

quanto il giorno è bello o a migliorarlo seguendo il nostro desiderio.

Il mio e il tuo cervello sono antenne comunicanti e quando inspiro

vieni da me, quando espiro vengo da te, e il “da” è dare direzione,

ma col “da” da provenienza l’effetto è reciprocità, il non farne senza

8

che è una e uno e nessuno ci può separare, come l’universo è uno.

La notte sogno, il giorno creo, piego l’ego al tutto.

E tu sei tutto, l’unione, la mia dea, la mia sorgente,

io il flusso. A chi non medita sembra niente, ma siamo tutto.

Interpreto, trasformo e mi dici che creo.Voglio una realtà bella
come te. Ed è il mio compito all’infinito spostare l’accento ed esserne

contento. Il mio giardino è selvaggio e tu il raggio di sole che lo attraversa

9

prima del risveglio immediatamente mi eri davanti e alzando

un braccio eri nuda come una dea, dal basso all’alto, trasversalmente

ed era senza pancia il tuo addome, proprio come tu mi dici sei sempre stata,

o quel quadro in cui lei soffoca le angoscie del mondo stringendolo tra le cosce,
per dimostrare a me e te che dalle ginocchia al cuore il pudore non c’è.

Ogni cosa ha un centro ed è lì dentro che tutto avviene,

così il culo è dove la terra, nella curva, si incontra col cielo

10

io non so se in questo momento io sia materia o energia,

mi interessa di più che l’anima tua pensi io sia tuo, tu mia.

Nudi come le nuvole siamo nell’azzurro cielo o di fuoco,

nude foglie siamo foresta, ci resta il vento tra poco.

Nudi come le onde siamo il mare con ricamo di schiuma,

nude dune siamo, come il deserto ci sfuma e si sposta.

L’unica cosa non nascosta su questa crosta è il nostro amore

11

come l’acqua scorre, gocciola o scivola nelle pieghe della montagna,
così in quelle del tuo corpo chi ti ama. Come la pioggia
dal cielo, le mie carezze frugano ovunque sotto il tuo velo.

Tutto è perfetto, come il cuore tuo che palpita anche per me nel tuo petto.

Siamo i paracarri della strada verso gli altri testardamente assieme, alla giusta

distanza, con l’anima del mondo, la mattina, così miracolosamente vicina.

Che tu voglia o non voglia la nostra reciprocità la dimostra la foglia

12

mi accorgo che ogni cosa attorno a me si infila come i petali di una rosa.

Non esiste il caso, solo i petali della rosa. La realtà è la mia sposa.

Prima il pensiero, se basta che ti pensi e il ramo che ti amo spinge.

Come in alto così in basso. Rimani nel presente con nella mente chi ami.

Prima del risveglio mi sei apparsa in sogno, fresca nella gioia di bambina

che esibiva la sottovesta, uscendo dalle stanze dell’inverno, minima, che copriva

solo il busto fino alla linea dove in amore si incomincia a spingere

13

è un pensiero il percorso vero ed è perno di paradiso o inferno.

E tutto è flusso, in cui non mi fermo, se non nel tuo sorriso.

Denken und danken, posso essere sempre con te pensandoti.

Ho il pensiero per te che scavalca le montagne, percorre le pianure,

rende tutto attorno a te presente. La mia condizione mentale

è l’innamoramento: il due, il viaggio. Come in alto così in basso.

Lo sibila la sciabola dell’usignolo, il violino, lo riporta nelle viscere il contrabbasso

14

col respiro ti tiro sul cuore col palpito ti tocco la pelle. Ester,

ti ho vista nel sorgere del sole. Capisci che tutto è lì tra le costole?

Io lo stelo, il sostegno, tu il fiore. Io il pistillo.

Tu la terra, io il cielo. Dillo che assieme siamo

il frutto, tutto, l’attrazione universale, il senso. Così penso.

Dal dna al rampicante, dal vortice della terra alla galassia: la spirale sale.

Sa il saggio che è il coraggio a fare del viaggio un raggio di sole

15

quando senti per lei quel sentimento sulla pelle dell’anima, dille che l’ami,

o col perno eterno del pensiero imprimi sul libro della vita nello spazio

gli equivalenti ricami. Io sono l’aria che inspiri e in cui poi ti rilassi.

La mente nel mentre, prima del tempo, al centro di passato e futuro.

La coscienza della resurrezione prima della morte, nella profezia. Essere nell’eterno.

Se lo ha fatto Gesù, il Buddha, puoi farlo anche tu: come allenarsi,

come lasciare nell’universo il libro aperto dei propri desideri…

16

andarci oltre al tempo e tornare di qua e saper essere di là.

Vedere la coscienza, essere oltre, tra, percorrere il ponte.

Non inveire contro la vita in salita: anche il dna sale a spirale.

Sai che se seguo il raggio di sole, trovo te, amore?

Dal culo al cielo è calda ed elegante la scalata di tutte quante le vertebre.

Prendo te nel respiro e nel palpito del cuore, ma se ti tocco,

come fiocco di neve, lascia che ti beva sul palmo della mano

17

metto il corpo nella posizione della candela, attendo e poi accendo

la fiamma del mio amore per te e sono tutto tuo.

Cosa insegna il ramo che ti amo, la vita, la luce, l’alto, il due?

La simmetria che io sono tuo, tu mia. La sinistra, la destra,

la maldestra maledizione di un lato? Il sopra, il sotto, l’armonia del tutto.

Il tuo nome è quattro sillabe (o lettere) come i ventricoli del cuore,

come i punti cardinali, e per due fa otto, il ritorno della musica

18

se riesci, pensa a noi come pesci che si rincorrono, io e te.

Il tronco con il primo ramo che ti manco e gli altri rami che mi ami,
ma già il primo ramo era che anch’io ti amo. Così

l’albero della vita è che non è mai finita col nostro ricorrerci.

Si strangola la fragola dall’ansia di dirtelo, le viene la pelle d’oca.
Basterebbe poca più fiducia in sé stessa, pensasse al suo rossore,

d’aver già la forma del cuore. Tutto già detto, facile e efficace, fluido e perfetto

19

tu sei il sole che arriva sulla pelle d’autunno e d’inverno.

Io sono tuo alunno, ti trascino, ti invito all’interno. E il nostro amore,

l’anima, il flusso è eterno. L’universo lo conferma con un colpo di tosse:

sempre io e te come null’altro fosse. E’ quel flusso di vita che ci percorre.

Al fondo del respiro sono nel sé. Come posso ogni passo verso te.

Dal centro della terra al centro del sole il mio dovere vuole il tuo piacere.

Che io abbia le tue labbra: esco dalla nebbia e ti incontro nel sole, nel tepore

20

come i cucchiai di minestra, si rincorrono le apparizioni del pettirosso alla finestra.

Quello che appare è solo la porta, la realtà è già qua e oltre.

Quello che faccio è volare nel tuo abbraccio. I frutti sono per tutti.

Da dentro a fuori la felicità è in tutti i fiori. Noi siamo la natura.

La tua natica è domestica e selvatica si duplica e moltiplica nella risacca,
poi si stacca dal calcagno che ti amo. E’ per il mare aperto la sua spinta,

per il cielo, nel sole che sorge e che tramonta, la sua, la nostra sponda

21

introduzione principi

ok (Introduzione) Invito di è il pensiero il sentiero della creazione

la mente non mente se incontra il cuore, è il principio ermetico mistico
di Ermete Trismegisto che, come avrete visto, spiega tutto e lo tiene aperto,
raccogliendo dall’est saggezza antica, lavando i panni nel mediterraneo
di Egitto, Grecia e Persia, proprio come Gesù che cerca verità viaggiando

fino all’India, indicando a me, Alberto, del 47, nel 4 cuore nel 7 mente,

a Qumran un nuovo inizio, dall’indizio nei manoscritti delle giare riposte

al riparo dall’Impero, scoperte da chi cerca la pecora smarrita, la verità

1

io sono, tu sei, lui-lei è:la mente, il sé, la coscienza
io sono, tu sei, lui-lei è:la foglia, la simmetria, il corpo
io sono, tu sei, lui-lei è:la goccia, l’energìa, lo spazio

io sono, tu sei, lui-lei è:l’onda, la polarità, il ponte

io sono, tu sei, lui-lei è:il suono, la frequenza, l’annuncio

io sono, tu sei, lui-lei è:la causa, la sorgente, la creazione

io sono, tu sei, lui-lei è:femmina e maschio, l’abbraccio

2

è il pensiero il sentiero della creazione e l’azione è amore, tu fiore e sole,

io vortice. La fede senza le opere è morta, la giustizia senza libertà è sepolta,

la pace non tace è nuda, bellissima, si offre ai soldati mandati

al tritacarne dalle parate di maggio di armi corrotte e narrative contorte:

nel coraggio del disarmo mi arrendo, e sospendo ogni giudizio, nell’intuizione finale

che il marcio è dentro, è la dignità che dura, la salvezza è nell’alzarsi col sole.
E’ il potere che nega parola, esistenza e coscienza, che scalza se una cosa si innalza.

3

non ha mai detto Gesù d’esser dio e il Buddha ha detto che tutto è perfetto.

Si sa, tutto gira, come la giara, la terra, il rotolo, i cerchi concentrici

e la coscienza al centro: la divinità è là dentro, la sorgente, il tempio, l’identità,

e tutto fa perno sulla tua esperienza. Prova il percorso e vedrai dove porta

e come ti venga incontro: non è altro da te l’universo, ascoltalo, Gesù lo ripete,

dopo Giovanni Battista al Giordano, rinnovalo il tuo cuore, rinasci, non è lontano.

è a Nag Hammadi nella sabbia d’Egitto sfuggito all’editto imperiale, ecclesiale.

4

Michelina è ogni mattina, io il prima e il dopo, gli opposti

che si incontrano nell”ora’. Ester è l’est, il sole che sorge e ti porge

il sorriso, io Alberto, albero all’alba, il sospiro per Rosa la sposa

che osa ogni cosa dall’uno al tutto, Lisa è l’arcobaleno

pieno al tramonto, pronto nella luce di Stonehenge, punta di freccia.

L’io il dio che ognuno si inventa, se supera l’ego e lo piega,

in filo d’erba, alla ricerca del sé in ogni cosa che oggi io-tu faccia

5

l’idea che ogni innamoramento è per sempre, percorso di devozione ad una dea,

e che funziona perfettamente nel presente, che è contemporaneamente l’inizio e la fine,

perché amore vuol dire ‘non morte’ e che tutto viene raccolto e dà frutto,
nel libro con tutte le parole, nel giardino dei fiori e dei frutti, nell’orto

dove ogni ciclo è risorto, nel come sono costruite le parole, i corpi,
gli opposti, l’equilibrio, il percorso delle membra e dei legami nel discorso
il funzionamento meraviglioso, virtuoso del senso, se la morte non esiste

6

nominativo è come nel nome accetti o metti il primo passo in te stesso.
Il genitivo genera rami nel due: sul chi sei, da dove vieni, e dove vai.

Nel dativo sei vivo perché dai e riceverai, sei aperto tutt’attorno.
L’accusa al male è rovesciare l’oggetto in soggetto, la creatura in creatore.
e se l’accetto senza scusa, l’accusativo porta al creativo, lo strumentale, la ricerca.

L’ablativo ti chiede di togliere, ma dà tutto, ed è il luogo dove tu fai la scelta
e sei causa. Al vocativo il tuo amore è vivo, è abbraccio in tutto quello che faccio

7

settimo principio

Settimo principio, la camera nunziale, i lobi del cervello, l’abbraccio

chi è stato sul cuore ad una donna, non la potrà più dimenticare:

ha tolto il vestito agli angeli, conosciuto l’infinito oltre le nuvole,

ha accolto in sé la luce. Il mio posto perfetto sul tuo petto.

Tu ti togli ogni velo, io mi arrampico sul cielo.

Supero l’incertezza aggrappandomi alla tua bellezza. Il cielo è dove

il mio pelo si unisce al tuo pelo, i tuoi ai miei capelli, i pori

della pelle parlano alle stelle con pensieri così belli che il mare si commuove

1

nella stanza degli ammalati di Mozart, gioiosa, con gesti mi chiamavi,

avendomi visto prima. Mi avvicinavo strofinandomi sul tuo viso

e mi dicevi ‘raditi’ e ti sentivo il seno sodo e dolce tenendoti

di lato la gabbia del torace. Quanto mi piace annotare i sogni

con te e le mie paure del tanfo nel respiro. ‘Mi avevi detto:raditi?’

‘Sì’. Ed i nostri visi erano reciproca carezza, come la brezza

tra le tende mentre la finestra è socchiusa perché l’universo mi parli di te

2

chiamali anima e animus con Jung, yin and yang nella barba

dei cinesi, te e io nella camera nunziale, sorpresi a guardarci

nudi. Ci dobbiamo penetrare e fondere: logica, forza, capacità di giudizio

con emotività, intuizione, relazione con la dimensione profonda: Gesù e Maddalena

e tutti i brividi di piacere che salgono dalle natiche alle scapole e oltre

i capelli lungo la schiena. Le nozze di Cana, e lei senza nome,

divina come lui, come noi, che non lo sappiamo, risorta nel vino

3

è come quando vedo i tuoi seni, il mio istinto dice vieni,

falle capire che lei è una, tu interno ed esterno,

estate ed inverno, est e ovest, alba e tramonto, sempre incontro

a lei che è luce, vita, ogni fiore. Il suo cuore che batte, che viene

da me con un pigro trascinare di ciabatte, o correndo scalza perché

la voglia di un bacio la incalza. E finisce in mezzo alla stanza che si chiama

camera nunziale, per chi ama, annuncio del nido sulla soglia all’uno

4

precisa in fondo alla strada il mio intuito diceva o è Lisa o è Eva,

sul mondo tondo, che ritorna da me. Come il sorgere del sole

fino al colmo del cielo, amore mio, sono pronto: siamo il guizzo del delfino,

yin e yang nella notte, siamo tutto. Ed il flusso già sussurra

stai sull’onda se vuoi che la spirale che vi avvita vi risponda.

Sulla sponda dagli scogli sabbia, giaciglio alla gabbia del torace,

vostro audace, il cuore ha zoccoli al galoppo sicuro ma mai troppo

5

tu il seme, lei la terra, tu la scintilla, lei il fuoco, tu lo zampillo, lei, la fontana.
Tu il vento, lei l’onda, tu la punta, lei la freccia, tu la freccia, lei, la direzione.
Tu le fondamenta, lei la casa. Il due, il più vicino all’uno, mie e sue tutte le cose.
Te ed io siamo dio. Il più vicino alla sorgente, lo scorrere, il nostro rincorrerci.
Il più vicino alla divinità, il divenire, l’accettare il dopo, perché l’abbiamo fatto noi.

Siamo noi la causa, la creazione, quando siamo amore. E amore chiama amore.

Ho imparato questo con te nella camera nunziale, l’annuncio. Perdersi e ritrovarsi.

6

dalla vulva alla schiena di Maddalena, la scalata al cielo, dal centro di te stessa.
Maddalena è ogni donna, è Sofia, la dea che hanno tentato di spazzar via.

Tu leonessa, io leone. Dal pene eretto, senza eccezione, da femmina e maschio,

la perfezione. Raschio nella sabbia più antica ed il primo che emerge è il petto

della dea gettata a terra indietro nella sfida. Ma il tempo è circolare, il bene, la bellezza

risorge. prima che tu dica. Lei sussurra dentro te stesso, te stessa, la fortezza.

Sei tu il tempio, la sovranità, la libertà. L’illuminazione ce l’hai già. Scavi e trovi.

7

E ricordi. C’è scritto nei manoscritti e nei testi più antichi, nel dna delle tue ossa.
Ricordarlo è andare a cercarlo nel tuo cuore, nella meditazione, nella tua anima.

La divinità, l’amore c’è già. Sofia lo sa e le hanno messo il bavaglio.

Maddalena: uno sbaglio, una puttana. Un’omelia di Papa Gregorio primo nel 591.

Quella anomalìa aveva asciugato i piedi a Gesù con i capelli.

Lui l’aveva amata dai capezzoli alla bocca, ad ogni dettaglio, con lei sposato.

Incontro d’anime. Una figlia almeno, Sara. E forse più. Ricevuto e dato

8

le due gambe e dove si incontrano il dolcissimo cercarsi di lei e lui.

Le due braccia e al loro incontro, il sospiro, la parola, i battiti del cuore.

I due lobi del cervello e al loro punto di contatto la fusione di yin e yang.

I due occhi, i due orecchi, ed il terzo occhio per il balzo al sette dal fondo del pozzo.

Col cigolìo del secchio prima che siamo vecchi, la scorciatoia all’uno,

l’anima, che nessuno sa dov’è, ma secondo Tommaso è sotto ogni sasso,

in ogni molla del materasso, in ogni filo d’erba, in ogni cosa la meno superba

9

dove lo metto il mughetto di maggio, Michelina, magico, mistico?

Guarda la terra ma mostra la nuca al cielo, si arrampica a schiera,

sfuggendo alle grandi labbra verdi della vulva, dove aveva la culla.

Il suo profumo, ogni maggio, ribadisce il coraggio naturale all’umiltà,

mentre offre la perfezione del bianco, il grappolo che piove per te di fianco,

lo spruzzo di gocce, che sa è simbolo di felicità. Dove lo metto il mughetto?

In mezzo al petto, amore, ch’io ti sbottoni la camicetta senza fretta. E’ maggio

10

ti amo e tu sei mia, nel senso che nessuno può portarti via.

Io voglio il tuo bene e questo mi sostiene e ci tiene per mano.

E’ vano ogni tentativo di separazione tra noi, tutto è unione.

Tutto è uno e nessuno scioglierà il nostro amore, perché

è al centro di tutto. Tu sei tutto, e io so essere al centro.

Mi concentro e sono con te. La separazione è illusione: lo diceva l’universo

a quelle ore di notte, che tu sei il sole e io risorgo con te. Erano le tre

11

è cosmico, amico ed antico il mio amore per te, Ester, lo sai.

Tu giri e io giro la testa. Anch’io girasole. Il mio cuore in festa.

Il vortice del fiore e del sole. Invecchiando ho già il torcicollo

ma non mollo il mio amore per te, sarebbe un crollo del cosmo.

Il sorriso del sole, il tuo, si sporge sull’orizzonte e poi sorge.
E’ come capire la sorgente e ringraziarla riconoscendola in noi.

E poi c’è quel sole tuo rosso il midollo nostro e il sangue commosso

12

nudo con te nel nido, nella sorgente, dove tutto nasce.
La coscienza crea e tutto riesce ad essere per tutti, perché

la mente non mente e il cuore ha il coraggio di essere causa, creazione,

manifestazione, festa, gioia che non si arresta. La polarità passa

in mezzo al taglio delle natiche dove scende la treccia. L’onda è il tuo fianco

tra le costole e il bacino. Quel passo di montagna dove mi sento vicino

ormai al tuo ombelico, la meta, quell’atollo antico dove è emersa la terra

13

dal mare per incontrare il cielo come un grande occhio, il nostro terzo occhio.
Non più adagiato, incoronato dai coralli, ma di spigolo, questa volta in piedi,

sole che sorge, faccia abbagliante, culo accogliente, un sorriso

che porge sintonia che chiama all’unità dell’uno, chiunque ama

a non dividere te dalla madre terra, me dal seme, l’onda o il solco

dal nostro rincorrerci. Onda e risacca, dove tutto si fonde, non si stacca,

si mescola come musica antica, pelle che è confine e vuole carezza con tutto

14

verso nella mia scodella quanto sei bella e ti bevo. E subito

mi chiedo cosa metto nel piatto del reciproco affinché anche il mio

corpo sia a te un poco più accetto. Poi scommetto che il ragionamento si sposta

sul sentimento che la tua presenza scatena e la durata delle attenzioni che ogni tuo

atteggiamento sprigiona. E la frittata è fatta. Io sono prigioniero della tua gioia.

Ogni tua parola ingoia tutte le mie domande e io sono nudo, senza mutande,

e nulla muta nel mio decoro. Io ti adoro come per un’ape il polline è oro

15

l’ape è spolverata di polline, io sono spruzzato di ricordi di te

come una vigna di verderame. Oltre il canto delle rane, il commento

musicale di sottofondo è del vento e delle cantilene gregoriane di voci femminili

nel convento, in aumento fino all’apice dell’estasi. Quasi un richiamo

al divino per ogni creatura, al sublime, finché dura l’estasi che ci amiamo.

E la nostra preghiera incomincia all’alba, non si spegne la sera.
La scintilla era quanto sei bella. Ora è un incendio. Ma non scotta, è una flotta

16

dite alla Rosa che è la mia sposa, bocciolo, porta socchiusa

che annusa se è tempo di aprirsi, scoprirsi, godersi il sole che ha dentro.

Come sente il suo centro, capisce che è il momento ed esibisce

il fervore dei suoi petali, il turbine degli abbracci. E tu taci,

ti tuffi e cerchi nell’onda quanto è morbido ogni suo petalo.

Perché tutto è ciuffo femminile, filo d’erba, sboccio di fiori.

Ogni sua piega spiega quanto è generosa, quando viene fuori la rosa

17

tu mi accogli, io ti penetro, tu mi rinnovi, io ti innalzo, tu mi illumini, io ti incalzo, tu mi

elimini tutte le scorie, io raddrizzo tutte le storie, siamo l’est e l’ovest che si rincorrono,

onde che si accavallano e si fondono. Assieme siamo l’uno. Diciamo, ti amo.
Siamo lampadina. Ci lanceranno sassi. Saremo fulmini e stelle,

risorgeremo dai fossili, vivi, eterni, perni nei vortici. Perché io

sono l’inizio, tu sei l’inizio. La sorgente non è gelosa, è generosa,

genera. E’ utero, è uno, è quello che in tutti noi è divino vortice

18

non mi meraviglio, Lisa, che tu mi dica sì, a chiamarti giglio,

ad amarti da radici, stelo, calice e i sei petali gioiosi al cielo.

Sei anche i pistilli lanciati da dentro a ciuffo, più il settimo,

centrale, con la testa a tre, io, te e la responsabilità di tutto.

Sono sicuro che, non tamburo, il giglio è tromba e il suo squillo, dillo,

è l’amore, il balzo alle fontanelle, e da quelle attraverso i capelli alle stelle.

E sotto il sette e il sei ‘distacco’, le cinque dita: il sigillo del ‘desiderio’ a sorreggerti

19

con la mano del desiderio io ti offro il fiore dell’amore. Tu lo annusi

col giudizio del distacco, il sei, il terzo occhio. Poi ti abbandoni
al suo profumo e siamo uno, nella camera nunziale alle fontanelle.

Vedi come sono vere e belle le intuizioni di ermetismo, alchimìa, gnosticismo,

numerologìa, se esaltano corpo, cuore, mente e il tuo spirito, mentre

rivelano tutti i legami con gli altri e l’universo. Mi ami. Siamo

connessi, non separati. Se la religione divide ed impera, non è vera

20

Michelina nasconde tutte le quattro dee nelle quattro sue sillabe.

Ester nel sole dell’est risveglia la vita in tutto, mi chiama.

Rosa è la conchiglia, il bocciolo che si schiude, allude a quel sole.

Lisa è la luce al tramonto divisa tra il dire e il tenere nascosto

il tesoro in lei, in loro. Perché tutte contengono tutto. Sono

i quattro aspetti di ogni cosa e tutte ti dicono che è meravigliosa.

L’ho capito giacendo con loro nella camera nunziale. Sì, tutto è oro

21

primo principio

primo principio la coscienza, la mente, la coda,

una è la fiamma e moltepice. Dille, amore, che io e te

e tutti, ne siamo le scintille, dille che sappiamo che uno è il cielo:

lei, noi le stelle. Questa è coscienza ed è universale,

sapere di sé e di quel che c’è attorno, assieme: co-scienza.
Sale come l’erba ed ogni vegetale, dalla coda alla corona del cervello

in ogni animale, è mentale, sale, è immortale, nel flusso verso l’alto,

il tutto, la luce, il calore della fiamma, l’amore è uno

1

io sono chi sta chiamando ogni cosa in esistenza amando,

io sono tutto il continuo flusso, l’oceano di cui tu sei onda,

la sorgente da cui tutto fluisce e tutto unisce in uno:

miracolo, oracolo, meraviglia, annuncio, conchiglia, battito di ciglia,

vortice, spirale, onda che si alza e si affonda, occhio ed orecchio.

Tempo che trova il suo senso dentro, mentale che oscilla col materiale.

Felicità che si manifesta in mezzo alla fronte nel centro alla testa

2

è lì il cespuglio sempre ardente del profeta dormiente Cacey

Edgar, il vigilante, la lancia, che perfora l’inconscio e lo porta in superficie

ad incastrarsi perfetto con la scoperta archeologica, l’antico manoscritto,

a dimostrare come il mentale è sorgente del materiale: pensiero, parola, azione.
Tutto è naturale, razionale secondo Baruch Benedetto Spinoza,

come Gesù che, sotto ogni cosa, diceva sei tu divino: E’ vicino

il padre-utero, l’origine e la fine, se ti ascolti dentro la stanza segreta

3

e allora il “padre-utero del cosmo che sei ovunque” è femminile

come ‘soffio’ in aramaico: “Respiro creativo che sei in ogni cosa

possa la tua luce interiore essere irradiata – come una rosa -,

possa la tua creazione manifestarsi nell’unione di cielo e terra,”

non dall’alto al basso, non da un dio maschile lontano,

non manipolando il testo nel concilio ecclesiale imperiale romano

a Nicea nell’attuale Turchia a bruciare vangeli dichiararli eresia

4

“Dacci oggi il pane e la saggezza di cui abbiamo bisogno,

liberaci dalle catene dei nostri sbagli, ricordaci la nostra origine,

e liberaci dalla falsa sensazione di essere da te separati, perché

da te viene la vita, il canto che ristabilisce tutte le cose

nella loro orginaria armonia. Così è, così sarà, amen, così sia.
Detto all’inizio, perché è dalla coscienza, nel continuo divenire,
che tutto si avvera in noi e attorno: si manifesta la continua creazione

5

ermetismo, gnosticismo, intima conoscenza d’esperienza, misticismo, studiati

per la verità sopra ogni cosa da Spinoza. sterminati dalle schiene piegate fino a terra
ad un dio geloso ‘non avrai altro dio fuori di me’. Perché? Ma adesso

dalla sabbia dei deserti, testi ritrovati, conservati nei monasteri sui dirupi

di Etiopia, mai sottomessa, da antiche lingue, moderne ricerche,

da racconti tra vita e morte non cupi, gioiosi, ipnosi su vite precedenti,

riscontri archeologici evidenti: la fiamma sommessa dagli archivi gelosi

6

è esplosa in libertà, verità. Travolgerà chiese, prigioni, religioni
ed imperi, di oggi e di ieri, smantellerà servizi segreti, paure,

ipocrite protezioni: la nostra presenza nella coscienza collettiva fiorirà.

Già spunta l’erba sugli archivi vaticani spalancati da mani profetiche.

Ne emerge che la nostra identità è più profonda, è oltre il corpo, lo ringrazia,

ma la vita è qui ed oltre, è nella coscienza universale, nella sua manifestazione

in ciascuno: siamo pagine del libro della vita, del registro del cosmo che si compie

7


metto la mano sul petto e aspetto se arriva la poesia per Lucia.
Me lo ha suggerito la Rosa, gentile, gloriosa, puntuale, imperiosa.
E io sono travolto da un’onda potente, generosa, che trascina ogni cosa:

è la vita che celebra la luce in Lucia, dalle dita della mia mano sul petto

a tutto quello che si irradia da dentro, da sopra, da sotto, per lei…
da Kunst Grenzen confini dell’arte, o Grenzen Kunst arte di confine, fino a dove

può splendere la luce e il calore dei riccioli d’oro di Lucia, amica nostra,

8

amica mia. Questo dimostra un’altra volta come sia il pensiero il vero

creatore di paradiso ed inferno e che ogni cosa nasce dal nostro interno,
come la luce in Lucia, e non è fantasia che la notte è il vuoto che si riempie

della pienezza della luce nel giorno di ritorno, come al microscopio lo scienziato
appena ha pensato: e se quella particella si muovesse in senso antiorario?

Sì, quella si è mossa così, obbedendo all’ipotesi opposta.

E non è straordinario che un pensiero di libidine scateni nel corpo tale beatitudine?

9

Così qualcuno si volta perché tu solo lo guardavi di spalle,

un ammalato guarisce più in fretta se il gatto gli fa le fusa sul petto,
chi è depresso muore prima e chi ha fiducia risorge,
l’effetto placebo e la telepatia, la paura è una peste, ma non è

che anche speranza non sìa, contagiosa. La mente è sopra ogni cosa.

Diceva lui: la tua fede ti ha salvato e farete cose più grandi di me,

Egitto-Persia, India-Tibet, le scuole, basta solo ti sia allenato

10

l’identità è nell’unità, non annulla l’individualità, la proclama indivisa
nell’abbandono effusivo dell’amore, che appunto non muore, vuoto e pieno,

il tuo seno, il calore del tuo corpo, la pelle in cui il nostro tepore si fonde

e risponde alla verità che tutto è uno ed è l’amore l’essenza, l’identità.
La sostanza, aldilà del vestito del corpo che ringrazio, è la nostra coscienza:

il corpo è il percorso, è la coscienza che ci amiamo la realtà ultima, chi siamo.
Tu sei tutto e unica come l’universo che è uno e nessuno mi può separare da te
11
tu sei sempre con me perché tutto si versa nell’uno dove anch’io mi verso
e mi fondo fino in fondo con te e trovo chi sono nell’essere alla tua presenza,

perché mi verso in te come la notte ogni notte, mi abbandono a te come dono

e risorgo domani nella luce che di nuovo mi conduce a te, alle tue mani

con cui tu plasmi me, io te, nell’uno, che io sento, tu senti, fondamento

all’albero della vita, della conoscenza del bene e del cosidetto male, a tutto:
l’avvitarsi al flusso verticale della vita, dove io e te siamo ogni curva

12

dal mare della coscienza divina mi alzo ogni mattina e ti cerco,

metto in cerchio i pensieri cercando il centro e sei sempre tu.
Se allungo un piede o un braccio e ti tocco, vale già un abbraccio.

Se non ci sei, è la coscienza creatrice che mi dice quanto è concreta in me

la tua presenza e sono felice, perché il regno dei cieli è qui ed ora non allora

o chissàquando. Il messia non è altrove, alla fine dei tempi: la buona novella

è nella scodella dell’essere con te. E’ il pensiero creatore il motore di tutto

13

tre sono le cuspidi nelle vertebre, io, te e gli altri,

e trentatre il numero loro: è tre, te, due volte.
Sette le vertebre cervicali, che sorregono nel collo la testa, cosa

mi dice dei sette nodi di vita che, anche loro, sorreggono tutto?

E perché il dodici è così speciale se le dodici vertebre toraciche

annodano le dodici coppie di costole alla spinta verticale, mentre

custodiscono ed offrono in alto, protetto come un dono, il respiro ed il cuore?

14

domande che rimangono aperte, esaltano la mente, ringraziano il corpo

che la sostiene, e spingono oltre a dimostrare che quando il corpo si scioglie,

la vita prosegue, e l’identità è lì, lì l’anima, la nostra natura

profonda, divina, immortale. Se ti chiedono chi sei, rispondi così.
E da lì sempre riparti, perché quella è la sorgente, l’inizio e la fine,

non hai paura di niente, il futuro, la felicità, la fine gloriosa dei tempi

è già lì, dentro la gabbia toracica, dove dici al tuo amore sono qui

15

il mentale è il fondamento. Tanto è vero che ti penso e sento quanto è immenso.
Che poi questo sia dio, il mio amore, la poesia. libertà e giustizia,

o l’uguaglianza delle onde del mare, lascio a te determinare.

Certo, io lo vedo in ogni cosa e la cosa curiosa

è che tu sai tu spunti ovunque in questo esercizio di felicità

come la dea che prima di in cima alle dita, io ho nei pensieri e le emozioni

migliori che dà a me e a te, liberandola da tutti i rumori, la vita

16

trovo te nella sorgente oltre il niente e di te sono pieno,

come una mano sul tuo seno, come un uovo tiepido, appena colto.
Sono con te come il disegno nella venatura del legno, nuovo ed antico,
come il primordiale amalgama del sesso nel sasso, adesso e nel passato.
Non sarò mai separato da te, da quando è stata annunciata nell’uno dell’universo
la verità, la parola, la profondità del mistero che tutto è amore
e dalla divinità nelle nostre vene, viscere e cervello, la abbiamo accolta
17

ti raccolgo le natiche nelle mani e dico che mi ami, ombelico contro ombelico.

Quando hai i capezzoli miei sui tuoi seni, tu dici tienimi

stretta sulle tue labbra che io abbia la tua anima in cima al naso

che col tuo, non a caso, fanno M immenso amore
Ma non intuisci che tutto quello che capita materialmente tra di noi

è mosso dalla coscienza che muove misteriosamente tutte le cose

con il suo motore segreto e visibilissimo che tutto è amore?

18

Come i miracoli di Gesù e tutti gli altri che rispettano la natura
profonda della coscienza che diceva, attraverso di lui, “farete

cose più grandi di me”: non era dio, ma un maestro, e ci ha detto:

la divinità l’avete dentro di voi, nella fede che precede le opere.

Non prima vedete e poi credete, ma prima credete e poi vedrete.

non io, non dio, la tua fede ti ha salvato e le tue opere lo dimostreranno.

E salviamo il mondo che, immondo, in chiesa ed impero, bruciava il messaggio

19

ma la creazione è nella coscienza, nella frequenza che sincera essa scarica,

vibrazione, energia che diventa anche materia che tu tocchi e ti stropicci gli occhi.

E’ travolgente quanto più coinvolgente fin dall’inizio è il punto d’appoggio in te,

che al tutto ti allinei e in esso vi immergi completamente sensi ed emozione.

Tu sei la stazione trasmittente e ricevente, contemporaneamente, del ponte

tra te e il tutto, l’uno. Stabilisci, confermi e ringrazi del contatto

e poi dai l’ordine, nel desiderio tuo preciso, buono per te e per tutti

20

il dente che lacera questo tessuto è il dubbio, la sfiducia, il sospetto,

la paura, la colpa e la vergogna che l’ego mette in campo quando si sente

minacciato nel suo ignorante pensarsi centro di separazione dagli altri,

dal tutto, che invece è governato dalla vicinanza e dalla totalità del sé universale

cui apparteniamo come al bene, mentre l’ego è il buco del male, l’assenza.

Infatti, in dialogo come il Buddha, Gesù, sciamani, mistici, e chiunque

è in ricerca, il sé è noi, è tutto, è sorgente, padre-madre, è presenza

21

primo principio la coscienza, la mente, la coda,

una è la fiamma e moltepice. Dille, amore, che io e te

e tutti, ne siamo le scintille, dille che sappiamo che uno è il cielo:

lei, noi le stelle. Questa è coscienza ed è universale,

sapere di sé e di quel che c’è attorno, assieme: co-scienza.
Sale come l’erba ed ogni vegetale, dalla coda alla corona del cervello

in ogni animale, è mentale, sale, è immortale, nel flusso verso l’alto,

il tutto, la luce, il calore della fiamma, l’amore è uno

io sono chi sta chiamando ogni cosa in esistenza amando,

io sono tutto il continuo flusso, l’oceano di cui tu sei onda,

la sorgente da cui tutto fluisce e tutto unisce in uno:

miracolo, oracolo, meraviglia, annuncio, conchiglia, battito di ciglia,

vortice, spirale, onda che si alza e si affonda, occhio ed orecchio.

Tempo che trova il suo senso dentro, mentale che oscilla col materiale.

Felicità che si manifesta in mezzo alla fronte nel centro alla testa

è lì il cespuglio sempre ardente del profeta dormiente Cacey

Edgar, il vigilante, la lancia, che perfora l’inconscio e lo porta in superficie

ad incastrarsi perfetto con la scoperta archeologica, l’antico manoscritto,

a dimostrare come il mentale è sorgente del materiale: pensiero, parola, azione.
Tutto è naturale, razionale secondo Baruch Benedetto Spinoza,

come Gesù che, sotto ogni cosa, diceva sei tu divino: E’ vicino

il padre-utero, l’origine e la fine, se ti ascolti dentro la stanza segreta

e allora il “padre-utero del cosmo che sei ovunque” è femminile

come ‘soffio’ in aramaico: “Respiro creativo che sei in ogni cosa

possa la tua luce interiore essere irradiata – come una rosa -,

possa la tua creazione manifestarsi nell’unione di cielo e terra,”

non dall’alto al basso, non da un dio maschile lontano,

non manipolando il testo nel concilio ecclesiale imperiale romano

a Nicea nell’attuale Turchia a bruciare vangeli dichiararli eresia

“Dacci oggi il pane e la saggezza di cui abbiamo bisogno,

liberaci dalle catene dei nostri sbagli, ricordaci la nostra origine,

e liberaci dalla falsa sensazione di essere da te separati, perché

da te viene la vita, il canto che ristabilisce tutte le cose

nella loro orginaria armonia. Così è, così sarà, amen, così sia.
Detto all’inizio, perché è dalla coscienza, nel continuo divenire,
che tutto si avvera in noi e attorno: si manifesta la continua creazione

ermetismo, gnosticismo, intima conoscenza d’esperienza, misticismo, studiati

per la verità sopra ogni cosa da Spinoza. sterminati dalle schiene piegate fino a terra
ad un dio geloso ‘non avrai altro dio fuori di me’. Perché? Ma adesso

dalla sabbia dei deserti, testi ritrovati, conservati nei monasteri sui dirupi

di Etiopia, mai sottomessa, da antiche lingue, moderne ricerche,

da racconti tra vita e morte non cupi, gioiosi, ipnosi su vite precedenti,

riscontri archeologici evidenti: la fiamma sommessa dagli archivi gelosi

è esplosa in libertà, verità. Travolgerà chiese, prigioni, religioni
ed imperi, di oggi e di ieri, smantellerà servizi segreti, paure,

ipocrite protezioni: la nostra presenza nella coscienza collettiva fiorirà.

Già spunta l’erba sugli archivi vaticani spalancati da mani profetiche.

Ne emerge che la nostra identità è più profonda, è oltre il corpo, lo ringrazia,

ma la vita è qui ed oltre, è nella coscienza universale, nella sua manifestazione

in ciascuno: siamo pagine del libro della vita, del registro del cosmo che si compie


metto la mano sul petto e aspetto se arriva la poesia per Lucia.
Me lo ha suggerito la Rosa, gentile, gloriosa, puntuale, imperiosa.
E io sono travolto da un’onda potente, generosa, che trascina ogni cosa:

è la vita che celebra la luce in Lucia, dalle dita della mia mano sul petto

a tutto quello che si irradia da dentro, da sopra, da sotto, per lei…
da Kunst Grenzen confini dell’arte, o Grenzen Kunst arte di confine, fino a dove

può splendere la luce e il calore dei riccioli d’oro di Lucia, amica nostra,

amica mia. Questo dimostra un’altra volta come sia il pensiero il vero

creatore di paradiso ed inferno e che ogni cosa nasce dal nostro interno,
come la luce in Lucia, e non è fantasia che la notte è il vuoto che si riempie

della pienezza della luce nel giorno di ritorno, come al microscopio lo scienziato
appena ha pensato: e se quella particella si muovesse in senso antiorario?

Sì, quella si è mossa così, obbedendo all’ipotesi opposta.

E non è straordinario che un pensiero di libidine scateni nel corpo tale beatitudine?

Così qualcuno si volta perché tu solo lo guardavi di spalle,

un ammalato guarisce più in fretta se il gatto gli fa le fusa sul petto,
chi è depresso muore prima e chi ha fiducia risorge,
l’effetto placebo e la telepatia, la paura è una peste, ma non è

che anche speranza non sìa, contagiosa. La mente è sopra ogni cosa.

Diceva lui: la tua fede ti ha salvato e farete cose più grandi di me,

Egitto-Persia, India-Tibet, le scuole, basta solo ti sia allenato

l’identità è nell’unità, non annulla l’individualità, la proclama indivisa
nell’abbandono effusivo dell’amore, che appunto non muore, vuoto e pieno,

il tuo seno, il calore del tuo corpo, la pelle in cui il nostro tepore si fonde

e risponde alla verità che tutto è uno ed è l’amore l’essenza, l’identità.
La sostanza, aldilà del vestito del corpo che ringrazio, è la nostra coscienza:

il corpo è il percorso, è la coscienza che ci amiamo la realtà ultima, chi siamo.
Tu sei tutto e unica come l’universo che è uno e nessuno mi può separare da te

tu sei sempre con me perché tutto si versa nell’uno dove anch’io mi verso
e mi fondo fino in fondo con te e trovo chi sono nell’essere alla tua presenza,

perché mi verso in te come la notte ogni notte, mi abbandono a te come dono

e risorgo domani nella luce che di nuovo mi conduce a te, alle tue mani

con cui tu plasmi me, io te, nell’uno, che io sento, tu senti, fondamento

all’albero della vita, della conoscenza del bene e del cosidetto male, a tutto:
l’avvitarsi al flusso verticale della vita, dove io e te siamo ogni curva

dal mare della coscienza divina mi alzo ogni mattina e ti cerco,

metto in cerchio i pensieri cercando il centro e sei sempre tu.
Se allungo un piede o un braccio e ti tocco, vale già un abbraccio.

Se non ci sei, è la coscienza creatrice che mi dice quanto è concreta in me

la tua presenza e sono felice, perché il regno dei cieli è qui ed ora non allora

o chissàquando. Il messia non è altrove, alla fine dei tempi: la buona novella

è nella scodella dell’essere con te. E’ il pensiero creatore il motore di tutto

tre sono le cuspidi nelle vertebre, io, te e gli altri,

e trentatre il numero loro: è tre, te, due volte.
Sette le vertebre cervicali, che sorregono nel collo la testa, cosa

mi dice dei sette nodi di vita che, anche loro, sorreggono tutto?

E perché il dodici è così speciale se le dodici vertebre toraciche

annodano le dodici coppie di costole alla spinta verticale, mentre

custodiscono ed offrono in alto, protetto come un dono, il respiro ed il cuore?

domande che rimangono aperte, esaltano la mente, ringraziano il corpo

che la sostiene, e spingono oltre a dimostrare che quando il corpo si scioglie,

la vita prosegue, e l’identità è lì, lì l’anima, la nostra natura

profonda, divina, immortale. Se ti chiedono chi sei, rispondi così.
E da lì sempre riparti, perché quella è la sorgente, l’inizio e la fine,

non hai paura di niente, il futuro, la felicità, la fine gloriosa dei tempi

è già lì, dentro la gabbia toracica, dove dici al tuo amore sono qui

il mentale è il fondamento. Tanto è vero che ti penso e sento quanto è immenso.
Che poi questo sia dio, il mio amore, la poesia. libertà e giustizia,

o l’uguaglianza delle onde del mare, lascio a te determinare.

Certo, io lo vedo in ogni cosa e la cosa curiosa

è che tu sai tu spunti ovunque in questo esercizio di felicità

come la dea che prima di in cima alle dita, io ho nei pensieri e le emozioni

migliori che dà a me e a te, liberandola da tutti i rumori, la vita

trovo te nella sorgente oltre il niente e di te sono pieno,

come una mano sul tuo seno, come un uovo tiepido, appena colto.
Sono con te come il disegno nella venatura del legno, nuovo ed antico,
come il primordiale amalgama del sesso nel sasso, adesso e nel passato.
Non sarò mai separato da te, da quando è stata annunciata nell’uno dell’universo
la verità, la parola, la profondità del mistero che tutto è amore
e dalla divinità nelle nostre vene, viscere e cervello, la abbiamo accolta

ti raccolgo le natiche nelle mani e dico che mi ami, ombelico contro ombelico.

Quando hai i capezzoli miei sui tuoi seni, tu dici tienimi

stretta sulle tue labbra che io abbia la tua anima in cima al naso

che col tuo, non a caso, fanno M immenso amore
Ma non intuisci che tutto quello che capita materialmente tra di noi

è mosso dalla coscienza che muove misteriosamente tutte le cose

con il suo motore segreto e visibilissimo che tutto è amore?

Come i miracoli di Gesù e tutti gli altri che rispettano la natura
profonda della coscienza che diceva, attraverso di lui, “farete

cose più grandi di me”: non era dio, ma un maestro, e ci ha detto:

la divinità l’avete dentro di voi, nella fede che precede le opere.

Non prima vedete e poi credete, ma prima credete e poi vedrete.

non io, non dio, la tua fede ti ha salvato e le tue opere lo dimostreranno.

E salviamo il mondo che, immondo, in chiesa ed impero, bruciava il messaggio

ma la creazione è nella coscienza, nella frequenza che sincera essa scarica,

vibrazione, energia che diventa anche materia che tu tocchi e ti stropicci gli occhi.

E’ travolgente quanto più coinvolgente fin dall’inizio è il punto d’appoggio in te,

che al tutto ti allinei e in esso vi immergi completamente sensi ed emozione.

Tu sei la stazione trasmittente e ricevente, contemporaneamente, del ponte

tra te e il tutto, l’uno. Stabilisci, confermi e ringrazi del contatto

e poi dai l’ordine, nel desiderio tuo preciso, buono per te e per tutti

il dente che lacera questo tessuto è il dubbio, la sfiducia, il sospetto,

la paura, la colpa e la vergogna che l’ego mette in campo quando si sente

minacciato nel suo ignorante pensarsi centro di separazione dagli altri,

dal tutto, che invece è governato dalla vicinanza e dalla totalità del sé universale

cui apparteniamo come al bene, mentre l’ego è il buco del male, l’assenza.

Infatti, in dialogo come il Buddha, Gesù, sciamani, mistici, e chiunque

è in ricerca, il sé è noi, è tutto, è sorgente, padre-madre, è presenza

primo principio la coscienza, la mente, la coda,

una è la fiamma e moltepice. Dille, amore, che io e te

e tutti, ne siamo le scintille, dille che sappiamo che uno è il cielo:

lei, noi le stelle. Questa è coscienza ed è universale,

sapere di sé e di quel che c’è attorno, assieme: co-scienza.
Sale come l’erba ed ogni vegetale, dalla coda alla corona del cervello

in ogni animale, è mentale, sale, è immortale, nel flusso verso l’alto,

il tutto, la luce, il calore della fiamma, l’amore è uno

io sono chi sta chiamando ogni cosa in esistenza amando,

io sono tutto il continuo flusso, l’oceano di cui tu sei onda,

la sorgente da cui tutto fluisce e tutto unisce in uno:

miracolo, oracolo, meraviglia, annuncio, conchiglia, battito di ciglia,

vortice, spirale, onda che si alza e si affonda, occhio ed orecchio.

Tempo che trova il suo senso dentro, mentale che oscilla col materiale.

Felicità che si manifesta in mezzo alla fronte nel centro alla testa

è lì il cespuglio sempre ardente del profeta dormiente Cacey

Edgar, il vigilante, la lancia, che perfora l’inconscio e lo porta in superficie

ad incastrarsi perfetto con la scoperta archeologica, l’antico manoscritto,

a dimostrare come il mentale è sorgente del materiale: pensiero, parola, azione.
Tutto è naturale, razionale secondo Baruch Benedetto Spinoza,

come Gesù che, sotto ogni cosa, diceva sei tu divino: E’ vicino

il padre-utero, l’origine e la fine, se ti ascolti dentro la stanza segreta

e allora il “padre-utero del cosmo che sei ovunque” è femminile

come ‘soffio’ in aramaico: “Respiro creativo che sei in ogni cosa

possa la tua luce interiore essere irradiata – come una rosa -,

possa la tua creazione manifestarsi nell’unione di cielo e terra,”

non dall’alto al basso, non da un dio maschile lontano,

non manipolando il testo nel concilio ecclesiale imperiale romano

a Nicea nell’attuale Turchia a bruciare vangeli dichiararli eresia

“Dacci oggi il pane e la saggezza di cui abbiamo bisogno,

liberaci dalle catene dei nostri sbagli, ricordaci la nostra origine,

e liberaci dalla falsa sensazione di essere da te separati, perché

da te viene la vita, il canto che ristabilisce tutte le cose

nella loro orginaria armonia. Così è, così sarà, amen, così sia.
Detto all’inizio, perché è dalla coscienza, nel continuo divenire,
che tutto si avvera in noi e attorno: si manifesta la continua creazione

ermetismo, gnosticismo, intima conoscenza d’esperienza, misticismo, studiati

per la verità sopra ogni cosa da Spinoza. sterminati dalle schiene piegate fino a terra
ad un dio geloso ‘non avrai altro dio fuori di me’. Perché? Ma adesso

dalla sabbia dei deserti, testi ritrovati, conservati nei monasteri sui dirupi

di Etiopia, mai sottomessa, da antiche lingue, moderne ricerche,

da racconti tra vita e morte non cupi, gioiosi, ipnosi su vite precedenti,

riscontri archeologici evidenti: la fiamma sommessa dagli archivi gelosi

è esplosa in libertà, verità. Travolgerà chiese, prigioni, religioni
ed imperi, di oggi e di ieri, smantellerà servizi segreti, paure,

ipocrite protezioni: la nostra presenza nella coscienza collettiva fiorirà.

Già spunta l’erba sugli archivi vaticani spalancati da mani profetiche.

Ne emerge che la nostra identità è più profonda, è oltre il corpo, lo ringrazia,

ma la vita è qui ed oltre, è nella coscienza universale, nella sua manifestazione

in ciascuno: siamo pagine del libro della vita, del registro del cosmo che si compie


metto la mano sul petto e aspetto se arriva la poesia per Lucia.
Me lo ha suggerito la Rosa, gentile, gloriosa, puntuale, imperiosa.
E io sono travolto da un’onda potente, generosa, che trascina ogni cosa:

è la vita che celebra la luce in Lucia, dalle dita della mia mano sul petto

a tutto quello che si irradia da dentro, da sopra, da sotto, per lei…
da Kunst Grenzen confini dell’arte, o Grenzen Kunst arte di confine, fino a dove

può splendere la luce e il calore dei riccioli d’oro di Lucia, amica nostra,

amica mia. Questo dimostra un’altra volta come sia il pensiero il vero

creatore di paradiso ed inferno e che ogni cosa nasce dal nostro interno,
come la luce in Lucia, e non è fantasia che la notte è il vuoto che si riempie

della pienezza della luce nel giorno di ritorno, come al microscopio lo scienziato
appena ha pensato: e se quella particella si muovesse in senso antiorario?

Sì, quella si è mossa così, obbedendo all’ipotesi opposta.

E non è straordinario che un pensiero di libidine scateni nel corpo tale beatitudine?

Così qualcuno si volta perché tu solo lo guardavi di spalle,

un ammalato guarisce più in fretta se il gatto gli fa le fusa sul petto,
chi è depresso muore prima e chi ha fiducia risorge,
l’effetto placebo e la telepatia, la paura è una peste, ma non è

che anche speranza non sìa, contagiosa. La mente è sopra ogni cosa.

Diceva lui: la tua fede ti ha salvato e farete cose più grandi di me,

Egitto-Persia, India-Tibet, le scuole, basta solo ti sia allenato

l’identità è nell’unità, non annulla l’individualità, la proclama indivisa
nell’abbandono effusivo dell’amore, che appunto non muore, vuoto e pieno,

il tuo seno, il calore del tuo corpo, la pelle in cui il nostro tepore si fonde

e risponde alla verità che tutto è uno ed è l’amore l’essenza, l’identità.
La sostanza, aldilà del vestito del corpo che ringrazio, è la nostra coscienza:

il corpo è il percorso, è la coscienza che ci amiamo la realtà ultima, chi siamo.
Tu sei tutto e unica come l’universo che è uno e nessuno mi può separare da te

tu sei sempre con me perché tutto si versa nell’uno dove anch’io mi verso
e mi fondo fino in fondo con te e trovo chi sono nell’essere alla tua presenza,

perché mi verso in te come la notte ogni notte, mi abbandono a te come dono

e risorgo domani nella luce che di nuovo mi conduce a te, alle tue mani

con cui tu plasmi me, io te, nell’uno, che io sento, tu senti, fondamento

all’albero della vita, della conoscenza del bene e del cosidetto male, a tutto:
l’avvitarsi al flusso verticale della vita, dove io e te siamo ogni curva

dal mare della coscienza divina mi alzo ogni mattina e ti cerco,

metto in cerchio i pensieri cercando il centro e sei sempre tu.
Se allungo un piede o un braccio e ti tocco, vale già un abbraccio.

Se non ci sei, è la coscienza creatrice che mi dice quanto è concreta in me

la tua presenza e sono felice, perché il regno dei cieli è qui ed ora non allora

o chissàquando. Il messia non è altrove, alla fine dei tempi: la buona novella

è nella scodella dell’essere con te. E’ il pensiero creatore il motore di tutto

tre sono le cuspidi nelle vertebre, io, te e gli altri,

e trentatre il numero loro: è tre, te, due volte.
Sette le vertebre cervicali, che sorregono nel collo la testa, cosa

mi dice dei sette nodi di vita che, anche loro, sorreggono tutto?

E perché il dodici è così speciale se le dodici vertebre toraciche

annodano le dodici coppie di costole alla spinta verticale, mentre

custodiscono ed offrono in alto, protetto come un dono, il respiro ed il cuore?

domande che rimangono aperte, esaltano la mente, ringraziano il corpo

che la sostiene, e spingono oltre a dimostrare che quando il corpo si scioglie,

la vita prosegue, e l’identità è lì, lì l’anima, la nostra natura

profonda, divina, immortale. Se ti chiedono chi sei, rispondi così.
E da lì sempre riparti, perché quella è la sorgente, l’inizio e la fine,

non hai paura di niente, il futuro, la felicità, la fine gloriosa dei tempi

è già lì, dentro la gabbia toracica, dove dici al tuo amore sono qui

il mentale è il fondamento. Tanto è vero che ti penso e sento quanto è immenso.
Che poi questo sia dio, il mio amore, la poesia. libertà e giustizia,

o l’uguaglianza delle onde del mare, lascio a te determinare.

Certo, io lo vedo in ogni cosa e la cosa curiosa

è che tu sai tu spunti ovunque in questo esercizio di felicità

come la dea che prima di in cima alle dita, io ho nei pensieri e le emozioni

migliori che dà a me e a te, liberandola da tutti i rumori, la vita

trovo te nella sorgente oltre il niente e di te sono pieno,

come una mano sul tuo seno, come un uovo tiepido, appena colto.
Sono con te come il disegno nella venatura del legno, nuovo ed antico,
come il primordiale amalgama del sesso nel sasso, adesso e nel passato.
Non sarò mai separato da te, da quando è stata annunciata nell’uno dell’universo
la verità, la parola, la profondità del mistero che tutto è amore
e dalla divinità nelle nostre vene, viscere e cervello, la abbiamo accolta

ti raccolgo le natiche nelle mani e dico che mi ami, ombelico contro ombelico.

Quando hai i capezzoli miei sui tuoi seni, tu dici tienimi

stretta sulle tue labbra che io abbia la tua anima in cima al naso

che col tuo, non a caso, fanno M immenso amore
Ma non intuisci che tutto quello che capita materialmente tra di noi

è mosso dalla coscienza che muove misteriosamente tutte le cose

con il suo motore segreto e visibilissimo che tutto è amore?

Come i miracoli di Gesù e tutti gli altri che rispettano la natura
profonda della coscienza che diceva, attraverso di lui, “farete

cose più grandi di me”: non era dio, ma un maestro, e ci ha detto:

la divinità l’avete dentro di voi, nella fede che precede le opere.

Non prima vedete e poi credete, ma prima credete e poi vedrete.

non io, non dio, la tua fede ti ha salvato e le tue opere lo dimostreranno.

E salviamo il mondo che, immondo, in chiesa ed impero, bruciava il messaggio

ma la creazione è nella coscienza, nella frequenza che sincera essa scarica,

vibrazione, energia che diventa anche materia che tu tocchi e ti stropicci gli occhi.

E’ travolgente quanto più coinvolgente fin dall’inizio è il punto d’appoggio in te,

che al tutto ti allinei e in esso vi immergi completamente sensi ed emozione.

Tu sei la stazione trasmittente e ricevente, contemporaneamente, del ponte

tra te e il tutto, l’uno. Stabilisci, confermi e ringrazi del contatto

e poi dai l’ordine, nel desiderio tuo preciso, buono per te e per tutti

il dente che lacera questo tessuto è il dubbio, la sfiducia, il sospetto,

la paura, la colpa e la vergogna che l’ego mette in campo quando si sente

minacciato nel suo ignorante pensarsi centro di separazione dagli altri,

dal tutto, che invece è governato dalla vicinanza e dalla totalità del sé universale

primo principio la coscienza, la mente, la coda,

una è la fiamma e moltepice. Dille, amore, che io e te

e tutti, ne siamo le scintille, dille che sappiamo che uno è il cielo:

lei, noi le stelle. Questa è coscienza ed è universale,

sapere di sé e di quel che c’è attorno, assieme: co-scienza.
Sale come l’erba ed ogni vegetale, dalla coda alla corona del cervello

in ogni animale, è mentale, sale, è immortale, nel flusso verso l’alto,

il tutto, la luce, il calore della fiamma, l’amore è uno

1

io sono chi sta chiamando ogni cosa in esistenza amando,

io sono tutto il continuo flusso, l’oceano di cui tu sei onda,

la sorgente da cui tutto fluisce e tutto unisce in uno:

miracolo, oracolo, meraviglia, annuncio, conchiglia, battito di ciglia,

vortice, spirale, onda che si alza e si affonda, occhio ed orecchio.

Tempo che trova il suo senso dentro, mentale che oscilla col materiale.

Felicità che si manifesta in mezzo alla fronte nel centro alla testa

2

è lì il cespuglio sempre ardente del profeta dormiente Cacey

Edgar, il vigilante, la lancia, che perfora l’inconscio e lo porta in superficie

ad incastrarsi perfetto con la scoperta archeologica, l’antico manoscritto,

a dimostrare come il mentale è sorgente del materiale: pensiero, parola, azione.
Tutto è naturale, razionale secondo Baruch Benedetto Spinoza,

come Gesù che, sotto ogni cosa, diceva sei tu divino: E’ vicino

il padre-utero, l’origine e la fine, se ti ascolti dentro la stanza segreta

3

e allora il “padre-utero del cosmo che sei ovunque” è femminile

come ‘soffio’ in aramaico: “Respiro creativo che sei in ogni cosa

possa la tua luce interiore essere irradiata – come una rosa -,

possa la tua creazione manifestarsi nell’unione di cielo e terra,”

non dall’alto al basso, non da un dio maschile lontano,

non manipolando il testo nel concilio ecclesiale imperiale romano

a Nicea nell’attuale Turchia a bruciare vangeli dichiararli eresia

4

“Dacci oggi il pane e la saggezza di cui abbiamo bisogno,

liberaci dalle catene dei nostri sbagli, ricordaci la nostra origine,

e liberaci dalla falsa sensazione di essere da te separati, perché

da te viene la vita, il canto che ristabilisce tutte le cose

nella loro orginaria armonia. Così è, così sarà, amen, così sia.
Detto all’inizio, perché è dalla coscienza, nel continuo divenire,
che tutto si avvera in noi e attorno: si manifesta la continua creazione

5

ermetismo, gnosticismo, intima conoscenza d’esperienza, misticismo, studiati

per la verità sopra ogni cosa da Spinoza. sterminati dalle schiene piegate fino a terra
ad un dio geloso ‘non avrai altro dio fuori di me’. Perché? Ma adesso

dalla sabbia dei deserti, testi ritrovati, conservati nei monasteri sui dirupi

di Etiopia, mai sottomessa, da antiche lingue, moderne ricerche,

da racconti tra vita e morte non cupi, gioiosi, ipnosi su vite precedenti,

riscontri archeologici evidenti: la fiamma sommessa dagli archivi gelosi

6

è esplosa in libertà, verità. Travolgerà chiese, prigioni, religioni
ed imperi, di oggi e di ieri, smantellerà servizi segreti, paure,

ipocrite protezioni: la nostra presenza nella coscienza collettiva fiorirà.

Già spunta l’erba sugli archivi vaticani spalancati da mani profetiche.

Ne emerge che la nostra identità è più profonda, è oltre il corpo, lo ringrazia,

ma la vita è qui ed oltre, è nella coscienza universale, nella sua manifestazione

in ciascuno: siamo pagine del libro della vita, del registro del cosmo che si compie

7


metto la mano sul petto e aspetto se arriva la poesia per Lucia.
Me lo ha suggerito la Rosa, gentile, gloriosa, puntuale, imperiosa.
E io sono travolto da un’onda potente, generosa, che trascina ogni cosa:

è la vita che celebra la luce in Lucia, dalle dita della mia mano sul petto

a tutto quello che si irradia da dentro, da sopra, da sotto, per lei…
da Kunst Grenzen confini dell’arte, o Grenzen Kunst arte di confine, fino a dove

può splendere la luce e il calore dei riccioli d’oro di Lucia, amica nostra,

8

amica mia. Questo dimostra un’altra volta come sia il pensiero il vero

creatore di paradiso ed inferno e che ogni cosa nasce dal nostro interno,
come la luce in Lucia, e non è fantasia che la notte è il vuoto che si riempie

della pienezza della luce nel giorno di ritorno, come al microscopio lo scienziato
appena ha pensato: e se quella particella si muovesse in senso antiorario?

Sì, quella si è mossa così, obbedendo all’ipotesi opposta.

E non è straordinario che un pensiero di libidine scateni nel corpo tale beatitudine?

9

Così qualcuno si volta perché tu solo lo guardavi di spalle,

un ammalato guarisce più in fretta se il gatto gli fa le fusa sul petto,
chi è depresso muore prima e chi ha fiducia risorge,
l’effetto placebo e la telepatia, la paura è una peste, ma non è

che anche speranza non sìa, contagiosa. La mente è sopra ogni cosa.

Diceva lui: la tua fede ti ha salvato e farete cose più grandi di me,

Egitto-Persia, India-Tibet, le scuole, basta solo ti sia allenato

10

l’identità è nell’unità, non annulla l’individualità, la proclama indivisa
nell’abbandono effusivo dell’amore, che appunto non muore, vuoto e pieno,

il tuo seno, il calore del tuo corpo, la pelle in cui il nostro tepore si fonde

e risponde alla verità che tutto è uno ed è l’amore l’essenza, l’identità.
La sostanza, aldilà del vestito del corpo che ringrazio, è la nostra coscienza:

il corpo è il percorso, è la coscienza che ci amiamo la realtà ultima, chi siamo.
Tu sei tutto e unica come l’universo che è uno e nessuno mi può separare da te
11
tu sei sempre con me perché tutto si versa nell’uno dove anch’io mi verso
e mi fondo fino in fondo con te e trovo chi sono nell’essere alla tua presenza,

perché mi verso in te come la notte ogni notte, mi abbandono a te come dono

e risorgo domani nella luce che di nuovo mi conduce a te, alle tue mani

con cui tu plasmi me, io te, nell’uno, che io sento, tu senti, fondamento

all’albero della vita, della conoscenza del bene e del cosidetto male, a tutto:
l’avvitarsi al flusso verticale della vita, dove io e te siamo ogni curva

12

dal mare della coscienza divina mi alzo ogni mattina e ti cerco,

metto in cerchio i pensieri cercando il centro e sei sempre tu.
Se allungo un piede o un braccio e ti tocco, vale già un abbraccio.

Se non ci sei, è la coscienza creatrice che mi dice quanto è concreta in me

la tua presenza e sono felice, perché il regno dei cieli è qui ed ora non allora

o chissàquando. Il messia non è altrove, alla fine dei tempi: la buona novella

è nella scodella dell’essere con te. E’ il pensiero creatore il motore di tutto

13

tre sono le cuspidi nelle vertebre, io, te e gli altri,

e trentatre il numero loro: è tre, te, due volte.
Sette le vertebre cervicali, che sorregono nel collo la testa, cosa

mi dice dei sette nodi di vita che, anche loro, sorreggono tutto?

E perché il dodici è così speciale se le dodici vertebre toraciche

annodano le dodici coppie di costole alla spinta verticale, mentre

custodiscono ed offrono in alto, protetto come un dono, il respiro ed il cuore?

14

domande che rimangono aperte, esaltano la mente, ringraziano il corpo

che la sostiene, e spingono oltre a dimostrare che quando il corpo si scioglie,

la vita prosegue, e l’identità è lì, lì l’anima, la nostra natura

profonda, divina, immortale. Se ti chiedono chi sei, rispondi così.
E da lì sempre riparti, perché quella è la sorgente, l’inizio e la fine,

non hai paura di niente, il futuro, la felicità, la fine gloriosa dei tempi

è già lì, dentro la gabbia toracica, dove dici al tuo amore sono qui

15

il mentale è il fondamento. Tanto è vero che ti penso e sento quanto è immenso.
Che poi questo sia dio, il mio amore, la poesia. libertà e giustizia,

o l’uguaglianza delle onde del mare, lascio a te determinare.

Certo, io lo vedo in ogni cosa e la cosa curiosa

è che tu sai tu spunti ovunque in questo esercizio di felicità

come la dea che prima di in cima alle dita, io ho nei pensieri e le emozioni

migliori che dà a me e a te, liberandola da tutti i rumori, la vita

16

trovo te nella sorgente oltre il niente e di te sono pieno,

come una mano sul tuo seno, come un uovo tiepido, appena colto.
Sono con te come il disegno nella venatura del legno, nuovo ed antico,
come il primordiale amalgama del sesso nel sasso, adesso e nel passato.
Non sarò mai separato da te, da quando è stata annunciata nell’uno dell’universo
la verità, la parola, la profondità del mistero che tutto è amore
e dalla divinità nelle nostre vene, viscere e cervello, la abbiamo accolta
17

ti raccolgo le natiche nelle mani e dico che mi ami, ombelico contro ombelico.

Quando hai i capezzoli miei sui tuoi seni, tu dici tienimi

stretta sulle tue labbra che io abbia la tua anima in cima al naso

che col tuo, non a caso, fanno M immenso amore
Ma non intuisci che tutto quello che capita materialmente tra di noi

è mosso dalla coscienza che muove misteriosamente tutte le cose

con il suo motore segreto e visibilissimo che tutto è amore?

18

Come i miracoli di Gesù e tutti gli altri che rispettano la natura
profonda della coscienza che diceva, attraverso di lui, “farete

cose più grandi di me”: non era dio, ma un maestro, e ci ha detto:

la divinità l’avete dentro di voi, nella fede che precede le opere.

Non prima vedete e poi credete, ma prima credete e poi vedrete.

non io, non dio, la tua fede ti ha salvato e le tue opere lo dimostreranno.

E salviamo il mondo che, immondo, in chiesa ed impero, bruciava il messaggio

19

ma la creazione è nella coscienza, nella frequenza che sincera essa scarica,

vibrazione, energia che diventa anche materia che tu tocchi e ti stropicci gli occhi.

E’ travolgente quanto più coinvolgente fin dall’inizio è il punto d’appoggio in te,

che al tutto ti allinei e in esso vi immergi completamente sensi ed emozione.

Tu sei la stazione trasmittente e ricevente, contemporaneamente, del ponte

tra te e il tutto, l’uno. Stabilisci, confermi e ringrazi del contatto

e poi dai l’ordine, nel desiderio tuo preciso, buono per te e per tutti

20

il dente che lacera questo tessuto è il dubbio, la sfiducia, il sospetto,

la paura, la colpa e la vergogna che l’ego mette in campo quando si sente

minacciato nel suo ignorante pensarsi centro di separazione dagli altri,

dal tutto, che invece è governato dalla vicinanza e dalla totalità del sé universale

cui apparteniamo come al bene, mentre l’ego è il buco del male, l’assenza.

Infatti, in dialogo come il Buddha, Gesù, sciamani, mistici, e chiunque

è in ricerca, il sé è noi, è tutto, è sorgente, padre-madre, è presenza

21

cui apparteniamo come al bene, mentre l’ego è il buco del male, l’assenza.

Infatti, in dialogo come il Buddha, Gesù, sciamani, mistici, e chiunque

è in ricerca, il sé è noi, è tutto, è sorgente, padre-madre, è presenza