primo principio la
coscienza, la mente, la coda,
una è la fiamma e moltepice. Dille,
amore, che io e te
e tutti, ne siamo le scintille, dille
che sappiamo che uno è il cielo:
lei, noi le stelle. Questa è coscienza
ed è universale,
sapere di sé e di quel che c’è
attorno, assieme: co-scienza.
Sale come l’erba ed ogni vegetale,
dalla coda alla corona del cervello
in ogni animale, è mentale, sale, è
immortale, nel flusso verso l’alto,
il tutto, la luce, il calore della
fiamma, l’amore è uno
1
io sono chi sta chiamando ogni cosa in
esistenza amando,
io sono tutto il continuo flusso,
l’oceano di cui tu sei onda,
la sorgente da cui tutto fluisce e
tutto unisce in uno:
miracolo, oracolo, meraviglia,
annuncio, conchiglia, battito di ciglia,
vortice, spirale, onda che si alza e si
affonda, occhio ed orecchio.
Tempo che trova il suo senso dentro,
mentale che oscilla col materiale.
Felicità che si manifesta in mezzo
alla fronte nel centro alla testa
2
è lì il cespuglio sempre ardente del
profeta dormiente Cacey
Edgar, il vigilante, la lancia, che
perfora l’inconscio e lo porta in superficie
ad incastrarsi perfetto con la scoperta
archeologica, l’antico manoscritto,
a dimostrare come il mentale è
sorgente del materiale: pensiero, parola, azione.
Tutto è
naturale, razionale secondo Baruch Benedetto Spinoza,
come Gesù che, sotto ogni cosa, diceva
sei tu divino: E’ vicino
il padre-utero, l’origine e la fine, se
ti ascolti dentro la stanza segreta
3
e allora il “padre-utero del cosmo
che sei ovunque” è femminile
come ‘soffio’ in aramaico: “Respiro
creativo che sei in ogni cosa
possa la tua luce interiore essere
irradiata – come una rosa -,
possa la tua creazione manifestarsi
nell’unione di cielo e terra,”
non dall’alto al basso, non da un dio
maschile lontano,
non manipolando il testo nel concilio
ecclesiale imperiale romano
a Nicea nell’attuale Turchia a bruciare
vangeli dichiararli eresia
4
“Dacci oggi il pane e la saggezza di
cui abbiamo bisogno,
liberaci dalle catene dei nostri
sbagli, ricordaci la nostra origine,
e liberaci dalla falsa sensazione di
essere da te separati, perché
da te viene la vita, il canto che
ristabilisce tutte le cose
nella loro orginaria armonia. Così è,
così sarà, amen, così sia.
Detto all’inizio, perché è dalla
coscienza, nel continuo divenire,
che tutto si avvera in noi e
attorno: si manifesta la continua creazione
5
ermetismo, gnosticismo, intima
conoscenza d’esperienza, misticismo, studiati
per la verità sopra ogni cosa da
Spinoza. sterminati dalle schiene piegate fino a terra
ad un dio
geloso ‘non avrai altro dio fuori di me’. Perché? Ma adesso
dalla sabbia dei deserti, testi
ritrovati, conservati nei monasteri sui dirupi
di Etiopia, mai sottomessa, da antiche
lingue, moderne ricerche,
da racconti tra vita e morte non cupi,
gioiosi, ipnosi su vite precedenti,
riscontri archeologici evidenti: la
fiamma sommessa dagli archivi gelosi
6
è esplosa in libertà, verità.
Travolgerà chiese, prigioni, religioni
ed imperi, di oggi e di
ieri, smantellerà servizi segreti, paure,
ipocrite protezioni: la nostra presenza
nella coscienza collettiva fiorirà.
Già spunta l’erba sugli archivi
vaticani spalancati da mani profetiche.
Ne emerge che la nostra identità è
più profonda, è oltre il corpo, lo ringrazia,
ma la vita è qui ed oltre, è nella
coscienza universale, nella sua manifestazione
in ciascuno: siamo pagine del libro
della vita, del registro del cosmo che si compie
7
metto la mano sul petto
e aspetto se arriva la poesia per Lucia.
Me lo ha suggerito la
Rosa, gentile, gloriosa, puntuale, imperiosa.
E io sono travolto
da un’onda potente, generosa, che trascina ogni cosa:
è la vita che celebra la
luce in Lucia, dalle dita della mia mano sul petto
a tutto quello che si
irradia da dentro, da sopra, da sotto, per lei…
da Kunst Grenzen
confini dell’arte, o Grenzen Kunst arte di confine, fino a dove
può splendere la luce e il
calore dei riccioli d’oro di Lucia, amica nostra,
8
amica mia. Questo dimostra
un’altra volta come sia il pensiero il vero
creatore di paradiso ed
inferno e che ogni cosa nasce dal nostro interno,
come la luce in
Lucia, e non è fantasia che la notte è il vuoto che si riempie
della pienezza della luce
nel giorno di ritorno, come al microscopio lo scienziato
appena ha
pensato: e se quella particella si muovesse in senso antiorario?
Sì, quella si è mossa
così, obbedendo all’ipotesi opposta.
E non è straordinario che
un pensiero di libidine scateni nel corpo tale beatitudine?
9
Così qualcuno si volta
perché tu solo lo guardavi di spalle,
un ammalato guarisce più in
fretta se il gatto gli fa le fusa sul petto,
chi è depresso muore
prima e chi ha fiducia risorge,
l’effetto placebo e la telepatia,
la paura è una peste, ma non è
che anche speranza non sìa,
contagiosa. La mente è sopra ogni cosa.
Diceva lui: la tua fede ti
ha salvato e farete cose più grandi di me,
Egitto-Persia, India-Tibet,
le scuole, basta solo ti sia allenato
10
l’identità è nell’unità,
non annulla l’individualità, la proclama indivisa
nell’abbandono
effusivo dell’amore, che appunto non muore, vuoto e pieno,
il tuo seno, il calore del
tuo corpo, la pelle in cui il nostro tepore si fonde
e risponde alla verità che
tutto è uno ed è l’amore l’essenza, l’identità.
La sostanza,
aldilà del vestito del corpo che ringrazio, è la nostra coscienza:
il corpo è il percorso, è
la coscienza che ci amiamo la realtà ultima, chi siamo.
Tu sei
tutto e unica come l’universo che è uno e nessuno mi può separare
da te
11
tu sei sempre con me perché tutto si versa nell’uno
dove anch’io mi verso
e mi fondo fino in fondo con te e trovo chi
sono nell’essere alla tua presenza,
perché mi verso in te come
la notte ogni notte, mi abbandono a te come dono
e risorgo domani nella luce
che di nuovo mi conduce a te, alle tue mani
con cui tu plasmi me, io te,
nell’uno, che io sento, tu senti, fondamento
all’albero della vita, della
conoscenza del bene e del cosidetto male, a tutto:
l’avvitarsi al
flusso verticale della vita, dove io e te siamo ogni curva
12
dal mare della coscienza divina mi alzo
ogni mattina e ti cerco,
metto in cerchio i pensieri cercando il
centro e sei sempre tu.
Se allungo un piede o un braccio e ti
tocco, vale già un abbraccio.
Se non ci sei, è la coscienza
creatrice che mi dice quanto è concreta in me
la tua presenza e sono felice, perché
il regno dei cieli è qui ed ora non allora
o chissàquando. Il messia non è
altrove, alla fine dei tempi: la buona novella
è nella scodella dell’essere con te.
E’ il pensiero creatore il motore di tutto
13
tre sono le cuspidi nelle vertebre, io,
te e gli altri,
e trentatre il numero loro: è tre, te,
due volte.
Sette le vertebre cervicali, che sorregono nel collo la
testa, cosa
mi dice dei sette nodi di vita che,
anche loro, sorreggono tutto?
E perché il dodici è così speciale
se le dodici vertebre toraciche
annodano le dodici coppie di costole
alla spinta verticale, mentre
custodiscono ed offrono in alto,
protetto come un dono, il respiro ed il cuore?
14
domande che rimangono aperte, esaltano
la mente, ringraziano il corpo
che la sostiene, e spingono oltre a
dimostrare che quando il corpo si scioglie,
la vita prosegue, e l’identità è lì,
lì l’anima, la nostra natura
profonda, divina, immortale. Se ti
chiedono chi sei, rispondi così.
E da lì sempre riparti, perché
quella è la sorgente, l’inizio e la fine,
non hai paura di niente, il futuro, la
felicità, la fine gloriosa dei tempi
è già lì, dentro la gabbia toracica,
dove dici al tuo amore sono qui
15
il mentale è il fondamento. Tanto è
vero che ti penso e sento quanto è immenso.
Che poi questo sia
dio, il mio amore, la poesia. libertà e giustizia,
o l’uguaglianza delle onde del mare,
lascio a te determinare.
Certo, io lo vedo in ogni cosa e la
cosa curiosa
è che tu sai tu spunti ovunque in
questo esercizio di felicità
come la dea che prima di in cima alle
dita, io ho nei pensieri e le emozioni
migliori che dà a me e a te,
liberandola da tutti i rumori, la vita
16
trovo te nella sorgente oltre il niente
e di te sono pieno,
come una mano sul tuo seno, come un
uovo tiepido, appena colto.
Sono con te come il disegno nella
venatura del legno, nuovo ed antico,
come il primordiale amalgama
del sesso nel sasso, adesso e nel passato.
Non sarò mai separato
da te, da quando è stata annunciata nell’uno dell’universo
la
verità, la parola, la profondità del mistero che tutto è amore
e
dalla divinità nelle nostre vene, viscere e cervello, la abbiamo
accolta
17
ti raccolgo le natiche nelle mani e
dico che mi ami, ombelico contro ombelico.
Quando hai i capezzoli miei sui tuoi
seni, tu dici tienimi
stretta sulle tue labbra che io abbia
la tua anima in cima al naso
che col tuo, non a caso, fanno M
immenso amore
Ma non intuisci che tutto quello che capita
materialmente tra di noi
è mosso dalla coscienza che muove
misteriosamente tutte le cose
con il suo motore segreto e
visibilissimo che tutto è amore?
18
Come i miracoli di Gesù e tutti gli
altri che rispettano la natura
profonda della coscienza che
diceva, attraverso di lui, “farete
cose più grandi di me”: non era dio,
ma un maestro, e ci ha detto:
la divinità l’avete dentro di voi,
nella fede che precede le opere.
Non prima vedete e poi credete, ma
prima credete e poi vedrete.
non io, non dio, la tua fede ti ha
salvato e le tue opere lo dimostreranno.
E salviamo il mondo che, immondo, in
chiesa ed impero, bruciava il messaggio
19
ma la creazione è nella coscienza,
nella frequenza che sincera essa scarica,
vibrazione, energia che diventa anche
materia che tu tocchi e ti stropicci gli occhi.
E’ travolgente quanto più coinvolgente
fin dall’inizio è il punto d’appoggio in te,
che al tutto ti allinei e in esso vi
immergi completamente sensi ed emozione.
Tu sei la stazione trasmittente e
ricevente, contemporaneamente, del ponte
tra te e il tutto, l’uno. Stabilisci,
confermi e ringrazi del contatto
e poi dai l’ordine, nel desiderio tuo
preciso, buono per te e per tutti
20
il dente che lacera questo tessuto è
il dubbio, la sfiducia, il sospetto,
la paura, la colpa e la vergogna che
l’ego mette in campo quando si sente
minacciato nel suo ignorante pensarsi
centro di separazione dagli altri,
dal tutto, che invece è governato
dalla vicinanza e dalla totalità del sé universale
cui apparteniamo come al bene, mentre
l’ego è il buco del male, l’assenza.
Infatti, in dialogo come il Buddha,
Gesù, sciamani, mistici, e chiunque
è in ricerca, il sé è noi, è tutto,
è sorgente, padre-madre, è presenza
21
primo principio la
coscienza, la mente, la coda,
una è la fiamma e moltepice. Dille,
amore, che io e te
e tutti, ne siamo le scintille, dille
che sappiamo che uno è il cielo:
lei, noi le stelle. Questa è coscienza
ed è universale,
sapere di sé e di quel che c’è
attorno, assieme: co-scienza.
Sale come l’erba ed ogni vegetale,
dalla coda alla corona del cervello
in ogni animale, è mentale, sale, è
immortale, nel flusso verso l’alto,
il tutto, la luce, il calore della
fiamma, l’amore è uno
io sono chi sta chiamando ogni cosa in
esistenza amando,
io sono tutto il continuo flusso,
l’oceano di cui tu sei onda,
la sorgente da cui tutto fluisce e
tutto unisce in uno:
miracolo, oracolo, meraviglia,
annuncio, conchiglia, battito di ciglia,
vortice, spirale, onda che si alza e si
affonda, occhio ed orecchio.
Tempo che trova il suo senso dentro,
mentale che oscilla col materiale.
Felicità che si manifesta in mezzo
alla fronte nel centro alla testa
è lì il cespuglio sempre ardente del
profeta dormiente Cacey
Edgar, il vigilante, la lancia, che
perfora l’inconscio e lo porta in superficie
ad incastrarsi perfetto con la scoperta
archeologica, l’antico manoscritto,
a dimostrare come il mentale è
sorgente del materiale: pensiero, parola, azione.
Tutto è
naturale, razionale secondo Baruch Benedetto Spinoza,
come Gesù che, sotto ogni cosa, diceva
sei tu divino: E’ vicino
il padre-utero, l’origine e la fine, se
ti ascolti dentro la stanza segreta
e allora il “padre-utero del cosmo
che sei ovunque” è femminile
come ‘soffio’ in aramaico: “Respiro
creativo che sei in ogni cosa
possa la tua luce interiore essere
irradiata – come una rosa -,
possa la tua creazione manifestarsi
nell’unione di cielo e terra,”
non dall’alto al basso, non da un dio
maschile lontano,
non manipolando il testo nel concilio
ecclesiale imperiale romano
a Nicea nell’attuale Turchia a bruciare
vangeli dichiararli eresia
“Dacci oggi il pane e la saggezza di
cui abbiamo bisogno,
liberaci dalle catene dei nostri
sbagli, ricordaci la nostra origine,
e liberaci dalla falsa sensazione di
essere da te separati, perché
da te viene la vita, il canto che
ristabilisce tutte le cose
nella loro orginaria armonia. Così è,
così sarà, amen, così sia.
Detto all’inizio, perché è dalla
coscienza, nel continuo divenire,
che tutto si avvera in noi e
attorno: si manifesta la continua creazione
ermetismo, gnosticismo, intima
conoscenza d’esperienza, misticismo, studiati
per la verità sopra ogni cosa da
Spinoza. sterminati dalle schiene piegate fino a terra
ad un dio
geloso ‘non avrai altro dio fuori di me’. Perché? Ma adesso
dalla sabbia dei deserti, testi
ritrovati, conservati nei monasteri sui dirupi
di Etiopia, mai sottomessa, da antiche
lingue, moderne ricerche,
da racconti tra vita e morte non cupi,
gioiosi, ipnosi su vite precedenti,
riscontri archeologici evidenti: la
fiamma sommessa dagli archivi gelosi
è esplosa in libertà, verità.
Travolgerà chiese, prigioni, religioni
ed imperi, di oggi e di
ieri, smantellerà servizi segreti, paure,
ipocrite protezioni: la nostra presenza
nella coscienza collettiva fiorirà.
Già spunta l’erba sugli archivi
vaticani spalancati da mani profetiche.
Ne emerge che la nostra identità è
più profonda, è oltre il corpo, lo ringrazia,
ma la vita è qui ed oltre, è nella
coscienza universale, nella sua manifestazione
in ciascuno: siamo pagine del libro
della vita, del registro del cosmo che si compie
metto la mano sul petto
e aspetto se arriva la poesia per Lucia.
Me lo ha suggerito la
Rosa, gentile, gloriosa, puntuale, imperiosa.
E io sono travolto
da un’onda potente, generosa, che trascina ogni cosa:
è la vita che celebra la
luce in Lucia, dalle dita della mia mano sul petto
a tutto quello che si
irradia da dentro, da sopra, da sotto, per lei…
da Kunst Grenzen
confini dell’arte, o Grenzen Kunst arte di confine, fino a dove
può splendere la luce e il
calore dei riccioli d’oro di Lucia, amica nostra,
amica mia. Questo dimostra
un’altra volta come sia il pensiero il vero
creatore di paradiso ed
inferno e che ogni cosa nasce dal nostro interno,
come la luce in
Lucia, e non è fantasia che la notte è il vuoto che si riempie
della pienezza della luce
nel giorno di ritorno, come al microscopio lo scienziato
appena ha
pensato: e se quella particella si muovesse in senso antiorario?
Sì, quella si è mossa
così, obbedendo all’ipotesi opposta.
E non è straordinario che
un pensiero di libidine scateni nel corpo tale beatitudine?
Così qualcuno si volta
perché tu solo lo guardavi di spalle,
un ammalato guarisce più in
fretta se il gatto gli fa le fusa sul petto,
chi è depresso muore
prima e chi ha fiducia risorge,
l’effetto placebo e la telepatia,
la paura è una peste, ma non è
che anche speranza non sìa,
contagiosa. La mente è sopra ogni cosa.
Diceva lui: la tua fede ti
ha salvato e farete cose più grandi di me,
Egitto-Persia, India-Tibet,
le scuole, basta solo ti sia allenato
l’identità è nell’unità,
non annulla l’individualità, la proclama indivisa
nell’abbandono
effusivo dell’amore, che appunto non muore, vuoto e pieno,
il tuo seno, il calore del
tuo corpo, la pelle in cui il nostro tepore si fonde
e risponde alla verità che
tutto è uno ed è l’amore l’essenza, l’identità.
La sostanza,
aldilà del vestito del corpo che ringrazio, è la nostra coscienza:
il corpo è il percorso, è
la coscienza che ci amiamo la realtà ultima, chi siamo.
Tu sei
tutto e unica come l’universo che è uno e nessuno mi può separare
da te
tu sei sempre con me perché tutto si versa nell’uno
dove anch’io mi verso
e mi fondo fino in fondo con te e trovo chi
sono nell’essere alla tua presenza,
perché mi verso in te come
la notte ogni notte, mi abbandono a te come dono
e risorgo domani nella luce
che di nuovo mi conduce a te, alle tue mani
con cui tu plasmi me, io te,
nell’uno, che io sento, tu senti, fondamento
all’albero della vita, della
conoscenza del bene e del cosidetto male, a tutto:
l’avvitarsi al
flusso verticale della vita, dove io e te siamo ogni curva
dal mare della coscienza divina mi alzo
ogni mattina e ti cerco,
metto in cerchio i pensieri cercando il
centro e sei sempre tu.
Se allungo un piede o un braccio e ti
tocco, vale già un abbraccio.
Se non ci sei, è la coscienza
creatrice che mi dice quanto è concreta in me
la tua presenza e sono felice, perché
il regno dei cieli è qui ed ora non allora
o chissàquando. Il messia non è
altrove, alla fine dei tempi: la buona novella
è nella scodella dell’essere con te.
E’ il pensiero creatore il motore di tutto
tre sono le cuspidi nelle vertebre, io,
te e gli altri,
e trentatre il numero loro: è tre, te,
due volte.
Sette le vertebre cervicali, che sorregono nel collo la
testa, cosa
mi dice dei sette nodi di vita che,
anche loro, sorreggono tutto?
E perché il dodici è così speciale
se le dodici vertebre toraciche
annodano le dodici coppie di costole
alla spinta verticale, mentre
custodiscono ed offrono in alto,
protetto come un dono, il respiro ed il cuore?
domande che rimangono aperte, esaltano
la mente, ringraziano il corpo
che la sostiene, e spingono oltre a
dimostrare che quando il corpo si scioglie,
la vita prosegue, e l’identità è lì,
lì l’anima, la nostra natura
profonda, divina, immortale. Se ti
chiedono chi sei, rispondi così.
E da lì sempre riparti, perché
quella è la sorgente, l’inizio e la fine,
non hai paura di niente, il futuro, la
felicità, la fine gloriosa dei tempi
è già lì, dentro la gabbia toracica,
dove dici al tuo amore sono qui
il mentale è il fondamento. Tanto è
vero che ti penso e sento quanto è immenso.
Che poi questo sia
dio, il mio amore, la poesia. libertà e giustizia,
o l’uguaglianza delle onde del mare,
lascio a te determinare.
Certo, io lo vedo in ogni cosa e la
cosa curiosa
è che tu sai tu spunti ovunque in
questo esercizio di felicità
come la dea che prima di in cima alle
dita, io ho nei pensieri e le emozioni
migliori che dà a me e a te,
liberandola da tutti i rumori, la vita
trovo te nella sorgente oltre il niente
e di te sono pieno,
come una mano sul tuo seno, come un
uovo tiepido, appena colto.
Sono con te come il disegno nella
venatura del legno, nuovo ed antico,
come il primordiale amalgama
del sesso nel sasso, adesso e nel passato.
Non sarò mai separato
da te, da quando è stata annunciata nell’uno dell’universo
la
verità, la parola, la profondità del mistero che tutto è amore
e
dalla divinità nelle nostre vene, viscere e cervello, la abbiamo
accolta
ti raccolgo le natiche nelle mani e
dico che mi ami, ombelico contro ombelico.
Quando hai i capezzoli miei sui tuoi
seni, tu dici tienimi
stretta sulle tue labbra che io abbia
la tua anima in cima al naso
che col tuo, non a caso, fanno M
immenso amore
Ma non intuisci che tutto quello che capita
materialmente tra di noi
è mosso dalla coscienza che muove
misteriosamente tutte le cose
con il suo motore segreto e
visibilissimo che tutto è amore?
Come i miracoli di Gesù e tutti gli
altri che rispettano la natura
profonda della coscienza che
diceva, attraverso di lui, “farete
cose più grandi di me”: non era dio,
ma un maestro, e ci ha detto:
la divinità l’avete dentro di voi,
nella fede che precede le opere.
Non prima vedete e poi credete, ma
prima credete e poi vedrete.
non io, non dio, la tua fede ti ha
salvato e le tue opere lo dimostreranno.
E salviamo il mondo che, immondo, in
chiesa ed impero, bruciava il messaggio
ma la creazione è nella coscienza,
nella frequenza che sincera essa scarica,
vibrazione, energia che diventa anche
materia che tu tocchi e ti stropicci gli occhi.
E’ travolgente quanto più coinvolgente
fin dall’inizio è il punto d’appoggio in te,
che al tutto ti allinei e in esso vi
immergi completamente sensi ed emozione.
Tu sei la stazione trasmittente e
ricevente, contemporaneamente, del ponte
tra te e il tutto, l’uno. Stabilisci,
confermi e ringrazi del contatto
e poi dai l’ordine, nel desiderio tuo
preciso, buono per te e per tutti
il dente che lacera questo tessuto è
il dubbio, la sfiducia, il sospetto,
la paura, la colpa e la vergogna che
l’ego mette in campo quando si sente
minacciato nel suo ignorante pensarsi
centro di separazione dagli altri,
dal tutto, che invece è governato
dalla vicinanza e dalla totalità del sé universale
cui apparteniamo come al bene, mentre
l’ego è il buco del male, l’assenza.
Infatti, in dialogo come il Buddha,
Gesù, sciamani, mistici, e chiunque
è in ricerca, il sé è noi, è tutto,
è sorgente, padre-madre, è presenza
primo principio la coscienza, la mente, la coda,
una è la fiamma e moltepice. Dille,
amore, che io e te
e tutti, ne siamo le scintille, dille
che sappiamo che uno è il cielo:
lei, noi le stelle. Questa è coscienza
ed è universale,
sapere di sé e di quel che c’è
attorno, assieme: co-scienza.
Sale come l’erba ed ogni vegetale,
dalla coda alla corona del cervello
in ogni animale, è mentale, sale, è
immortale, nel flusso verso l’alto,
il tutto, la luce, il calore della
fiamma, l’amore è uno
io sono chi sta chiamando ogni cosa in
esistenza amando,
io sono tutto il continuo flusso,
l’oceano di cui tu sei onda,
la sorgente da cui tutto fluisce e
tutto unisce in uno:
miracolo, oracolo, meraviglia,
annuncio, conchiglia, battito di ciglia,
vortice, spirale, onda che si alza e si
affonda, occhio ed orecchio.
Tempo che trova il suo senso dentro,
mentale che oscilla col materiale.
Felicità che si manifesta in mezzo
alla fronte nel centro alla testa
è lì il cespuglio sempre ardente del
profeta dormiente Cacey
Edgar, il vigilante, la lancia, che
perfora l’inconscio e lo porta in superficie
ad incastrarsi perfetto con la scoperta
archeologica, l’antico manoscritto,
a dimostrare come il mentale è
sorgente del materiale: pensiero, parola, azione.
Tutto è
naturale, razionale secondo Baruch Benedetto Spinoza,
come Gesù che, sotto ogni cosa, diceva
sei tu divino: E’ vicino
il padre-utero, l’origine e la fine, se
ti ascolti dentro la stanza segreta
e allora il “padre-utero del cosmo
che sei ovunque” è femminile
come ‘soffio’ in aramaico: “Respiro
creativo che sei in ogni cosa
possa la tua luce interiore essere
irradiata – come una rosa -,
possa la tua creazione manifestarsi
nell’unione di cielo e terra,”
non dall’alto al basso, non da un dio
maschile lontano,
non manipolando il testo nel concilio
ecclesiale imperiale romano
a Nicea nell’attuale Turchia a bruciare
vangeli dichiararli eresia
“Dacci oggi il pane e la saggezza di
cui abbiamo bisogno,
liberaci dalle catene dei nostri
sbagli, ricordaci la nostra origine,
e liberaci dalla falsa sensazione di
essere da te separati, perché
da te viene la vita, il canto che
ristabilisce tutte le cose
nella loro orginaria armonia. Così è,
così sarà, amen, così sia.
Detto all’inizio, perché è dalla
coscienza, nel continuo divenire,
che tutto si avvera in noi e
attorno: si manifesta la continua creazione
ermetismo, gnosticismo, intima
conoscenza d’esperienza, misticismo, studiati
per la verità sopra ogni cosa da
Spinoza. sterminati dalle schiene piegate fino a terra
ad un dio
geloso ‘non avrai altro dio fuori di me’. Perché? Ma adesso
dalla sabbia dei deserti, testi
ritrovati, conservati nei monasteri sui dirupi
di Etiopia, mai sottomessa, da antiche
lingue, moderne ricerche,
da racconti tra vita e morte non cupi,
gioiosi, ipnosi su vite precedenti,
riscontri archeologici evidenti: la
fiamma sommessa dagli archivi gelosi
è esplosa in libertà, verità.
Travolgerà chiese, prigioni, religioni
ed imperi, di oggi e di
ieri, smantellerà servizi segreti, paure,
ipocrite protezioni: la nostra presenza
nella coscienza collettiva fiorirà.
Già spunta l’erba sugli archivi
vaticani spalancati da mani profetiche.
Ne emerge che la nostra identità è
più profonda, è oltre il corpo, lo ringrazia,
ma la vita è qui ed oltre, è nella
coscienza universale, nella sua manifestazione
in ciascuno: siamo pagine del libro
della vita, del registro del cosmo che si compie
metto la mano sul petto
e aspetto se arriva la poesia per Lucia.
Me lo ha suggerito la
Rosa, gentile, gloriosa, puntuale, imperiosa.
E io sono travolto
da un’onda potente, generosa, che trascina ogni cosa:
è la vita che celebra la
luce in Lucia, dalle dita della mia mano sul petto
a tutto quello che si
irradia da dentro, da sopra, da sotto, per lei…
da Kunst Grenzen
confini dell’arte, o Grenzen Kunst arte di confine, fino a dove
può splendere la luce e il
calore dei riccioli d’oro di Lucia, amica nostra,
amica mia. Questo dimostra
un’altra volta come sia il pensiero il vero
creatore di paradiso ed
inferno e che ogni cosa nasce dal nostro interno,
come la luce in
Lucia, e non è fantasia che la notte è il vuoto che si riempie
della pienezza della luce
nel giorno di ritorno, come al microscopio lo scienziato
appena ha
pensato: e se quella particella si muovesse in senso antiorario?
Sì, quella si è mossa
così, obbedendo all’ipotesi opposta.
E non è straordinario che
un pensiero di libidine scateni nel corpo tale beatitudine?
Così qualcuno si volta
perché tu solo lo guardavi di spalle,
un ammalato guarisce più in
fretta se il gatto gli fa le fusa sul petto,
chi è depresso muore
prima e chi ha fiducia risorge,
l’effetto placebo e la telepatia,
la paura è una peste, ma non è
che anche speranza non sìa,
contagiosa. La mente è sopra ogni cosa.
Diceva lui: la tua fede ti
ha salvato e farete cose più grandi di me,
Egitto-Persia, India-Tibet,
le scuole, basta solo ti sia allenato
l’identità è nell’unità,
non annulla l’individualità, la proclama indivisa
nell’abbandono
effusivo dell’amore, che appunto non muore, vuoto e pieno,
il tuo seno, il calore del
tuo corpo, la pelle in cui il nostro tepore si fonde
e risponde alla verità che
tutto è uno ed è l’amore l’essenza, l’identità.
La sostanza,
aldilà del vestito del corpo che ringrazio, è la nostra coscienza:
il corpo è il percorso, è
la coscienza che ci amiamo la realtà ultima, chi siamo.
Tu sei
tutto e unica come l’universo che è uno e nessuno mi può separare
da te
tu sei sempre con me perché tutto si versa nell’uno
dove anch’io mi verso
e mi fondo fino in fondo con te e trovo chi
sono nell’essere alla tua presenza,
perché mi verso in te come
la notte ogni notte, mi abbandono a te come dono
e risorgo domani nella luce
che di nuovo mi conduce a te, alle tue mani
con cui tu plasmi me, io te,
nell’uno, che io sento, tu senti, fondamento
all’albero della vita, della
conoscenza del bene e del cosidetto male, a tutto:
l’avvitarsi al
flusso verticale della vita, dove io e te siamo ogni curva
dal mare della coscienza divina mi alzo
ogni mattina e ti cerco,
metto in cerchio i pensieri cercando il
centro e sei sempre tu.
Se allungo un piede o un braccio e ti
tocco, vale già un abbraccio.
Se non ci sei, è la coscienza
creatrice che mi dice quanto è concreta in me
la tua presenza e sono felice, perché
il regno dei cieli è qui ed ora non allora
o chissàquando. Il messia non è
altrove, alla fine dei tempi: la buona novella
è nella scodella dell’essere con te.
E’ il pensiero creatore il motore di tutto
tre sono le cuspidi nelle vertebre, io,
te e gli altri,
e trentatre il numero loro: è tre, te,
due volte.
Sette le vertebre cervicali, che sorregono nel collo la
testa, cosa
mi dice dei sette nodi di vita che,
anche loro, sorreggono tutto?
E perché il dodici è così speciale
se le dodici vertebre toraciche
annodano le dodici coppie di costole
alla spinta verticale, mentre
custodiscono ed offrono in alto,
protetto come un dono, il respiro ed il cuore?
domande che rimangono aperte, esaltano
la mente, ringraziano il corpo
che la sostiene, e spingono oltre a
dimostrare che quando il corpo si scioglie,
la vita prosegue, e l’identità è lì,
lì l’anima, la nostra natura
profonda, divina, immortale. Se ti
chiedono chi sei, rispondi così.
E da lì sempre riparti, perché
quella è la sorgente, l’inizio e la fine,
non hai paura di niente, il futuro, la
felicità, la fine gloriosa dei tempi
è già lì, dentro la gabbia toracica,
dove dici al tuo amore sono qui
il mentale è il fondamento. Tanto è
vero che ti penso e sento quanto è immenso.
Che poi questo sia
dio, il mio amore, la poesia. libertà e giustizia,
o l’uguaglianza delle onde del mare,
lascio a te determinare.
Certo, io lo vedo in ogni cosa e la
cosa curiosa
è che tu sai tu spunti ovunque in
questo esercizio di felicità
come la dea che prima di in cima alle
dita, io ho nei pensieri e le emozioni
migliori che dà a me e a te,
liberandola da tutti i rumori, la vita
trovo te nella sorgente oltre il niente
e di te sono pieno,
come una mano sul tuo seno, come un
uovo tiepido, appena colto.
Sono con te come il disegno nella
venatura del legno, nuovo ed antico,
come il primordiale amalgama
del sesso nel sasso, adesso e nel passato.
Non sarò mai separato
da te, da quando è stata annunciata nell’uno dell’universo
la
verità, la parola, la profondità del mistero che tutto è amore
e
dalla divinità nelle nostre vene, viscere e cervello, la abbiamo
accolta
ti raccolgo le natiche nelle mani e
dico che mi ami, ombelico contro ombelico.
Quando hai i capezzoli miei sui tuoi
seni, tu dici tienimi
stretta sulle tue labbra che io abbia
la tua anima in cima al naso
che col tuo, non a caso, fanno M
immenso amore
Ma non intuisci che tutto quello che capita
materialmente tra di noi
è mosso dalla coscienza che muove
misteriosamente tutte le cose
con il suo motore segreto e
visibilissimo che tutto è amore?
Come i miracoli di Gesù e tutti gli
altri che rispettano la natura
profonda della coscienza che
diceva, attraverso di lui, “farete
cose più grandi di me”: non era dio,
ma un maestro, e ci ha detto:
la divinità l’avete dentro di voi,
nella fede che precede le opere.
Non prima vedete e poi credete, ma
prima credete e poi vedrete.
non io, non dio, la tua fede ti ha
salvato e le tue opere lo dimostreranno.
E salviamo il mondo che, immondo, in
chiesa ed impero, bruciava il messaggio
ma la creazione è nella coscienza,
nella frequenza che sincera essa scarica,
vibrazione, energia che diventa anche
materia che tu tocchi e ti stropicci gli occhi.
E’ travolgente quanto più coinvolgente
fin dall’inizio è il punto d’appoggio in te,
che al tutto ti allinei e in esso vi
immergi completamente sensi ed emozione.
Tu sei la stazione trasmittente e
ricevente, contemporaneamente, del ponte
tra te e il tutto, l’uno. Stabilisci,
confermi e ringrazi del contatto
e poi dai l’ordine, nel desiderio tuo
preciso, buono per te e per tutti
il dente che lacera questo tessuto è
il dubbio, la sfiducia, il sospetto,
la paura, la colpa e la vergogna che
l’ego mette in campo quando si sente
minacciato nel suo ignorante pensarsi
centro di separazione dagli altri,
dal tutto, che invece è governato dalla vicinanza e dalla totalità del sé universale
primo principio la
coscienza, la mente, la coda,
una è la fiamma e moltepice. Dille,
amore, che io e te
e tutti, ne siamo le scintille, dille
che sappiamo che uno è il cielo:
lei, noi le stelle. Questa è coscienza
ed è universale,
sapere di sé e di quel che c’è
attorno, assieme: co-scienza.
Sale come l’erba ed ogni vegetale,
dalla coda alla corona del cervello
in ogni animale, è mentale, sale, è
immortale, nel flusso verso l’alto,
il tutto, la luce, il calore della
fiamma, l’amore è uno
1
io sono chi sta chiamando ogni cosa in
esistenza amando,
io sono tutto il continuo flusso,
l’oceano di cui tu sei onda,
la sorgente da cui tutto fluisce e
tutto unisce in uno:
miracolo, oracolo, meraviglia,
annuncio, conchiglia, battito di ciglia,
vortice, spirale, onda che si alza e si
affonda, occhio ed orecchio.
Tempo che trova il suo senso dentro,
mentale che oscilla col materiale.
Felicità che si manifesta in mezzo
alla fronte nel centro alla testa
2
è lì il cespuglio sempre ardente del
profeta dormiente Cacey
Edgar, il vigilante, la lancia, che
perfora l’inconscio e lo porta in superficie
ad incastrarsi perfetto con la scoperta
archeologica, l’antico manoscritto,
a dimostrare come il mentale è
sorgente del materiale: pensiero, parola, azione.
Tutto è
naturale, razionale secondo Baruch Benedetto Spinoza,
come Gesù che, sotto ogni cosa, diceva
sei tu divino: E’ vicino
il padre-utero, l’origine e la fine, se
ti ascolti dentro la stanza segreta
3
e allora il “padre-utero del cosmo
che sei ovunque” è femminile
come ‘soffio’ in aramaico: “Respiro
creativo che sei in ogni cosa
possa la tua luce interiore essere
irradiata – come una rosa -,
possa la tua creazione manifestarsi
nell’unione di cielo e terra,”
non dall’alto al basso, non da un dio
maschile lontano,
non manipolando il testo nel concilio
ecclesiale imperiale romano
a Nicea nell’attuale Turchia a bruciare
vangeli dichiararli eresia
4
“Dacci oggi il pane e la saggezza di
cui abbiamo bisogno,
liberaci dalle catene dei nostri
sbagli, ricordaci la nostra origine,
e liberaci dalla falsa sensazione di
essere da te separati, perché
da te viene la vita, il canto che
ristabilisce tutte le cose
nella loro orginaria armonia. Così è,
così sarà, amen, così sia.
Detto all’inizio, perché è dalla
coscienza, nel continuo divenire,
che tutto si avvera in noi e
attorno: si manifesta la continua creazione
5
ermetismo, gnosticismo, intima
conoscenza d’esperienza, misticismo, studiati
per la verità sopra ogni cosa da
Spinoza. sterminati dalle schiene piegate fino a terra
ad un dio
geloso ‘non avrai altro dio fuori di me’. Perché? Ma adesso
dalla sabbia dei deserti, testi
ritrovati, conservati nei monasteri sui dirupi
di Etiopia, mai sottomessa, da antiche
lingue, moderne ricerche,
da racconti tra vita e morte non cupi,
gioiosi, ipnosi su vite precedenti,
riscontri archeologici evidenti: la
fiamma sommessa dagli archivi gelosi
6
è esplosa in libertà, verità.
Travolgerà chiese, prigioni, religioni
ed imperi, di oggi e di
ieri, smantellerà servizi segreti, paure,
ipocrite protezioni: la nostra presenza
nella coscienza collettiva fiorirà.
Già spunta l’erba sugli archivi
vaticani spalancati da mani profetiche.
Ne emerge che la nostra identità è
più profonda, è oltre il corpo, lo ringrazia,
ma la vita è qui ed oltre, è nella
coscienza universale, nella sua manifestazione
in ciascuno: siamo pagine del libro
della vita, del registro del cosmo che si compie
7
metto la mano sul petto
e aspetto se arriva la poesia per Lucia.
Me lo ha suggerito la
Rosa, gentile, gloriosa, puntuale, imperiosa.
E io sono travolto
da un’onda potente, generosa, che trascina ogni cosa:
è la vita che celebra la
luce in Lucia, dalle dita della mia mano sul petto
a tutto quello che si
irradia da dentro, da sopra, da sotto, per lei…
da Kunst Grenzen
confini dell’arte, o Grenzen Kunst arte di confine, fino a dove
può splendere la luce e il
calore dei riccioli d’oro di Lucia, amica nostra,
8
amica mia. Questo dimostra
un’altra volta come sia il pensiero il vero
creatore di paradiso ed
inferno e che ogni cosa nasce dal nostro interno,
come la luce in
Lucia, e non è fantasia che la notte è il vuoto che si riempie
della pienezza della luce
nel giorno di ritorno, come al microscopio lo scienziato
appena ha
pensato: e se quella particella si muovesse in senso antiorario?
Sì, quella si è mossa
così, obbedendo all’ipotesi opposta.
E non è straordinario che
un pensiero di libidine scateni nel corpo tale beatitudine?
9
Così qualcuno si volta
perché tu solo lo guardavi di spalle,
un ammalato guarisce più in
fretta se il gatto gli fa le fusa sul petto,
chi è depresso muore
prima e chi ha fiducia risorge,
l’effetto placebo e la telepatia,
la paura è una peste, ma non è
che anche speranza non sìa,
contagiosa. La mente è sopra ogni cosa.
Diceva lui: la tua fede ti
ha salvato e farete cose più grandi di me,
Egitto-Persia, India-Tibet,
le scuole, basta solo ti sia allenato
10
l’identità è nell’unità,
non annulla l’individualità, la proclama indivisa
nell’abbandono
effusivo dell’amore, che appunto non muore, vuoto e pieno,
il tuo seno, il calore del
tuo corpo, la pelle in cui il nostro tepore si fonde
e risponde alla verità che
tutto è uno ed è l’amore l’essenza, l’identità.
La sostanza,
aldilà del vestito del corpo che ringrazio, è la nostra coscienza:
il corpo è il percorso, è
la coscienza che ci amiamo la realtà ultima, chi siamo.
Tu sei
tutto e unica come l’universo che è uno e nessuno mi può separare
da te
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tu sei sempre con me perché tutto si versa nell’uno
dove anch’io mi verso
e mi fondo fino in fondo con te e trovo chi
sono nell’essere alla tua presenza,
perché mi verso in te come
la notte ogni notte, mi abbandono a te come dono
e risorgo domani nella luce
che di nuovo mi conduce a te, alle tue mani
con cui tu plasmi me, io te,
nell’uno, che io sento, tu senti, fondamento
all’albero della vita, della
conoscenza del bene e del cosidetto male, a tutto:
l’avvitarsi al
flusso verticale della vita, dove io e te siamo ogni curva
12
dal mare della coscienza divina mi alzo
ogni mattina e ti cerco,
metto in cerchio i pensieri cercando il
centro e sei sempre tu.
Se allungo un piede o un braccio e ti
tocco, vale già un abbraccio.
Se non ci sei, è la coscienza
creatrice che mi dice quanto è concreta in me
la tua presenza e sono felice, perché
il regno dei cieli è qui ed ora non allora
o chissàquando. Il messia non è
altrove, alla fine dei tempi: la buona novella
è nella scodella dell’essere con te.
E’ il pensiero creatore il motore di tutto
13
tre sono le cuspidi nelle vertebre, io,
te e gli altri,
e trentatre il numero loro: è tre, te,
due volte.
Sette le vertebre cervicali, che sorregono nel collo la
testa, cosa
mi dice dei sette nodi di vita che,
anche loro, sorreggono tutto?
E perché il dodici è così speciale
se le dodici vertebre toraciche
annodano le dodici coppie di costole
alla spinta verticale, mentre
custodiscono ed offrono in alto,
protetto come un dono, il respiro ed il cuore?
14
domande che rimangono aperte, esaltano
la mente, ringraziano il corpo
che la sostiene, e spingono oltre a
dimostrare che quando il corpo si scioglie,
la vita prosegue, e l’identità è lì,
lì l’anima, la nostra natura
profonda, divina, immortale. Se ti
chiedono chi sei, rispondi così.
E da lì sempre riparti, perché
quella è la sorgente, l’inizio e la fine,
non hai paura di niente, il futuro, la
felicità, la fine gloriosa dei tempi
è già lì, dentro la gabbia toracica,
dove dici al tuo amore sono qui
15
il mentale è il fondamento. Tanto è
vero che ti penso e sento quanto è immenso.
Che poi questo sia
dio, il mio amore, la poesia. libertà e giustizia,
o l’uguaglianza delle onde del mare,
lascio a te determinare.
Certo, io lo vedo in ogni cosa e la
cosa curiosa
è che tu sai tu spunti ovunque in
questo esercizio di felicità
come la dea che prima di in cima alle
dita, io ho nei pensieri e le emozioni
migliori che dà a me e a te,
liberandola da tutti i rumori, la vita
16
trovo te nella sorgente oltre il niente
e di te sono pieno,
come una mano sul tuo seno, come un
uovo tiepido, appena colto.
Sono con te come il disegno nella
venatura del legno, nuovo ed antico,
come il primordiale amalgama
del sesso nel sasso, adesso e nel passato.
Non sarò mai separato
da te, da quando è stata annunciata nell’uno dell’universo
la
verità, la parola, la profondità del mistero che tutto è amore
e
dalla divinità nelle nostre vene, viscere e cervello, la abbiamo
accolta
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ti raccolgo le natiche nelle mani e
dico che mi ami, ombelico contro ombelico.
Quando hai i capezzoli miei sui tuoi
seni, tu dici tienimi
stretta sulle tue labbra che io abbia
la tua anima in cima al naso
che col tuo, non a caso, fanno M
immenso amore
Ma non intuisci che tutto quello che capita
materialmente tra di noi
è mosso dalla coscienza che muove
misteriosamente tutte le cose
con il suo motore segreto e
visibilissimo che tutto è amore?
18
Come i miracoli di Gesù e tutti gli
altri che rispettano la natura
profonda della coscienza che
diceva, attraverso di lui, “farete
cose più grandi di me”: non era dio,
ma un maestro, e ci ha detto:
la divinità l’avete dentro di voi,
nella fede che precede le opere.
Non prima vedete e poi credete, ma
prima credete e poi vedrete.
non io, non dio, la tua fede ti ha
salvato e le tue opere lo dimostreranno.
E salviamo il mondo che, immondo, in
chiesa ed impero, bruciava il messaggio
19
ma la creazione è nella coscienza,
nella frequenza che sincera essa scarica,
vibrazione, energia che diventa anche
materia che tu tocchi e ti stropicci gli occhi.
E’ travolgente quanto più coinvolgente
fin dall’inizio è il punto d’appoggio in te,
che al tutto ti allinei e in esso vi
immergi completamente sensi ed emozione.
Tu sei la stazione trasmittente e
ricevente, contemporaneamente, del ponte
tra te e il tutto, l’uno. Stabilisci,
confermi e ringrazi del contatto
e poi dai l’ordine, nel desiderio tuo
preciso, buono per te e per tutti
20
il dente che lacera questo tessuto è
il dubbio, la sfiducia, il sospetto,
la paura, la colpa e la vergogna che
l’ego mette in campo quando si sente
minacciato nel suo ignorante pensarsi
centro di separazione dagli altri,
dal tutto, che invece è governato
dalla vicinanza e dalla totalità del sé universale
cui apparteniamo come al bene, mentre
l’ego è il buco del male, l’assenza.
Infatti, in dialogo come il Buddha,
Gesù, sciamani, mistici, e chiunque
è in ricerca, il sé è noi, è tutto,
è sorgente, padre-madre, è presenza
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cui apparteniamo come al bene, mentre
l’ego è il buco del male, l’assenza.
Infatti, in dialogo come il Buddha,
Gesù, sciamani, mistici, e chiunque
è in ricerca, il sé è noi, è tutto,
è sorgente, padre-madre, è presenza