


















































causa, creazione, la pineale
chiedo alla mia ruota che si scuota dallo stesso piano, diventi trapano, pozzo, fino all’acqua,
o scala a chiocciola, viticcio, ceda al capriccio d’essere cirro, causa del ciclo, ricciolo di libero arbitrio
il tuo culo è il fiore di loto affacciato sorridente sulla superficie del lago.
Io e te siamo le natiche che si baciano. Il tre resta lo spago dalle radici sott’acqua
all’alto dei cieli. Alla pineale si appoggia la scala della schiena di Maddalena.
La saggezza lungo le trentatre vertebre l’hanno strappata, bruciata,
soffocata nel sangue la Chiesa e l’Impero perché non sia mai vero
che la verità è dentro di noi e tutt’attorno alla luce del giorno, dal principio.
E chiedo all’orto cosa voglia dire risorto, e col tempo risponde
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che fiore vuol dire amore che sboccia e sole che sorridendo si alza.
Chiedo all’onda cosa voglia dire certezza che trovo la sponda.
E’ nel come l’umanità ha costruito le parole e non quelle sole, i pensieri.
Scivola la mano sulla coscia e il cosmo si compie. La goccia è l’oceano.
Il desiderio e il distacco. Ti sfioro, ti tocco e ti adoro. Io e te solo.
E se non ci sei, ti incontro nel sole e mi accontento: il sole è il ponte tra noi.
Nella goccia di pioggia si appoggia quello che faccio per un tuo bacio ed abbraccio
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ecco quello che mi accontenta: il coltello nella calda polenta,
quello che il corpo insegna, l’attrazione tra di noi, la natura disegna,
le cose e la struttura delle rose, i percorsi dei desideri delineano.
Come solo l’idea esulta, ti esalta e si ribalta in sussulto di nuovo incontro.
E per non perderti, devo trovare chi sono, chi sei, dove vai, dove vado,
il rapporto tra te e l’umanità, la realtà, dove essa vada, chi guidi il guado.
Allora pausa, io scelgo d’essere causa, ponte con la fonte
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e sento che la mia coscienza è rivelazione, è lei il ponte. E’ togliere
il velo, rivelarti nuda. La nudità di essere solo anima. E il corpo
maestro esperimento. Ringrazio di essere al centro, con te, di tutto.
Tu la porta che mi porta all’amore, al rapporto. E io porto con me
il frutto della conoscenza, te. E ti racconto a tutti. A tutti canto
la tua bellezza, bontà, saggezza. In te mi specchio: sono spicchio di arancia.
Sulla tua pancia respiro, atollo con le onde, ombelico senza foglia di fico
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ma come risalgo alla sorgente, come mi vi immergo, come riemergo,
dopo esserci stato in ammollo fino al collo? Cosa cigola su questo cardine?
Nudo con te nel nido. È questo il battesimo nel Giordano, il digiuno nel deserto,
deserto attorno all’ego? Dov’è l’oasi del sé, l’acqua nel sottosuolo,
l’anello della linfa? La spinta verso te che spiega tutto come una spiga,
che si apre in su e in tutte le direzioni? Quali devono essere le mie intenzioni?
È facile, difficile, facile riconoscerlo dentro sé, perché è, quello che sei
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Ester è l’est, Rosa la rosa dei venti, Lisa il tramonto, Michelina le tre della notte,
e io sono pronto ad essere, nella loro devozione, lo spazio di ogni minuto.
Rinchiudermi in una botte. per poi esplodere in una stella per dirti quanto sei bella.
E come io con loro, io con dio che, dal deserto, è quel che ha detto a Mosè,
il condottiero, io e te: io sto essendo colui che causa tutte le cose nel loro divenendo.
Scavo, scovo e trovo l’uovo della coscienza, te lo davo e con te lo covo.
Tutto è flusso, il flusso è tutto, ponte alla fonte. Io e te onda, che si rinnova e rincorre
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il silenzio è spogliarsi delle preoccupazioni. La nudità è accoccolarsi nel nido dell’anima.
La natura lasciarsi prendere per mano. Mentre i vortici mi portano alla fonte, i mantra
sono: -amo, -ho fede come fiducia, -perdono come dono di non rancore,
-mi calmo nel potere della pace del cuore, -ringrazio, -collaboro, -mi riconosco
nudo con te nell’uno, nella fonte, fuso nel gorgoglìo della sorgente,
abbracciato con te nel ponte tra la molteplicità e l’uno. Così è chiaro
che siamo causa, te. tutti e io, in quanto rivelazione di dio
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nelle mani giunte delle cinque spinte, dalle cinque punte, tu sei il sei
del salto al tutto, il sette, nel centro al palmo dove, con te, mi colmo.
Ma devo cercare l’ordine dei sette vortici, perchè mi dici:
lì ci fondiamo, ci diciamo ti amo. L’universo si versa al suo centro,
io e te siamo dentro, al centro di tutto, strutturato da sempre in nido:
coda, sotto l’ombelico, diaframma, cuore, gola, terzo occhio, fontanelle.
Ma fanno il giro alla testa, scendono alla mano, al piede, coinvolgono le stelle
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e senti il cuore battere nelle posizioni dove concentri l’attenzione e in quelle
dici, baciami, ho scoperto la luna, gli yogin hanno ragione.
base
di nuca, tempie, nuca alta, anello atollo, fronte alta, terzo occhio,
fontanelle.
Io su un becco tu sull’altro della luna, dondoliamo,
ci specchiamo.
E ogni volta va l’altalena ci fondiamo, penetriamo, ci amiamo: siamo uno.
Tieni
stretta la chiave del sette, vale per me, per te, per tutti: è
l’universo.
E allora dalla brocca della tua bocca, della tua
mente, mi verso ed ogni volta
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sono in un vortice, ci sono con te, non mi verso, prima vortico
e dico: amore mio, come sei fatta tu, sono fatto anch’io.
Così scendo alla mano, al piede, faccio il giro del corpo, vi focalizzo l’attenzione:
base di nuca, omero, gomito, avambraccio, polso, dito anulare, centro del palmo.
Sul corpo mio, sul tuo, in ogni punto, sento il battito del cuore, tuo-mio.
Coda, coscia, ginocchio, polpaccio, caviglia, quarto dito, pianta del piede.
E il quattro è il cuore, il sette l’illuminazione. In cima al cranio sono un atollo
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ma
torniamo alla mano perché siamo dio creatore, causa, motore,
amore.
Uno-polso, due-pollice, tre-medio, quattro-mignolo,
cinque-indice, sesto-anulare, sette-palmo.
Toccarsi è atto creativo come dio e Adamo nella capella Sistina.
Ma invece di Sistina chiamiamola Lisa Rosa Ester Michelina.
E’ un miracolo alzarsi dal letto, perfetto come quando mi abbandono
alla notte. Quando nell’orgasmo, non io, non te, non so più chi sono.
Solo
noi, fusi come dio e la natura, come nel Cantico dei Cantici, lei e
lui.
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Umanità e giustizia. Quanto è bello già tutto nel cervello.
Come quando mi sveglio e non ci sei e ti abbraccio nel pensiero
e tutto è vero perché è nel primo passo la creazione, l’amore in azione.
Mi succhio il pollice incerto della mia identità, lattante al capezzolo.
Rispondo all’aggressività attorno, col dito medio a corno. Proteggo
il mignolo, il cuore, in mezzo al pugno. Con l’indice assaggio il desiderio,
la politica. Con l’anulare mi inanello a te. Mi calmo al colmo sul palmo
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un uomo è ogni uomo, una donna è ogni donna. In un certo senso,
un fiore è tutti i fiori, una stella è tutto il cielo. Devi salire
al livello dove questo è vero e godere quanto è bello nel pensiero
e quanto sia immenso il nesso che adesso capisci e non ti stupisci
Gesù abbia intuito, cercato conferma e trovato che è figlio di dio
e subito concluso che siamo tutti figli di dio. Lo ha dedotto dalla vita
che palpita in cima alle dita: se questo è un dito è inaudito non lo sia
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il prossimo. Per questo non è un paradosso quel suo dire di amare il tuo vicino
come te stesso e che il destino di uno è il destino di tutti. L’universo è uno,
tutto è connesso. Per questo ogni pensiero, parola, azione è causa di un esito.
Ti ho già parlato, amore, della pausa in cui, nella calma, la tua palma si piega
al vento della vita e le dice io sarò solo causa di bene. Non sarò reazione
a progetto altrui di paura, intimidazione e prigione. Decido io, sono dio,
sono causa, non esito, effetto, oggetto passivo. Sono vivo, creatore perché amore
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questo essere causa e non effetto è la coscienza che lo decide. E’ libertà,
responsabilità, creazione. E’ esito di meditazione, perché non esito a dire
innanzitutto io sono coscienza. Il mio corpo tornerà al vento, alla fiamma.
La mia coscienza rimarrà nella tua. E’ così che torniamo alla sorgente dove niente
ci può separare. E’ già così adesso. Attraversi il mare e mi trovi
sulla sponda, perché io e te eravamo già in ogni onda. Questo vuol dire
essere connesso, qui ed ora. E sento ancora quanto il tuo abbraccio è stretto
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ascolta, guarda, osserva, annusa, scruta, considera, annalizza,
accarezza le circostanze, come un animale domestico, figlio, figlia, amante.
E’
l’universo che versa sulla tua soglia appigli, germogli, perfino
artigli,
perché tu riconosca che sei uno con lui, con lei, la
vita che ti circonda,
e cerca una sponda per parlarti, un
pretesto, un aggancio, lo slancio per dirti
la cosa giusta. Aggiusta il tuo tiro su quello che è bene per te e per tutti
e segui l’esempio del tuo amore, fallo col cuore, abbraccialo, bacialo
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E’ così che si realizzano i desideri, quelli veri, quelli ostinati, quelli nati
per vivere in te fino alla morte e oltre. I più belli. Se scavi nel tuo profondo
trovi la salvezza del mondo. Questi sono i miracoli naturali che hanno ali
per volare da soli, perché ogni colpo d’ala si appoggia all’anima universale,
quella che, non sono frottole, rotola nei ruscelli, dà la pelle d’oca alle fragole,
si sfregola come il vento sull’erba, ancora, tu in intimità col tuo amore,
pelo tuo sul suo petto, sciabola che scivola lasciva per la pace nel fodero
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è l’anima universale che fa di te una dea, di me un dio,
di te il palmo della mano che ti amo, di me il dito mentre indico
a tutti belli o brutti o sordomuti, o anime in ricerca come noi.
E se non basta l’indice, le dita sono dieci. Venti con quelle sotto.
E se la femmina ha due seni, per amanti e lattanti, il maschio il ventunesimo dito
per indicare l’alto, il cielo, completo come il culo, nella curva all’uno.
Così l’anima universale è tutto, è l’uno, è il tondo, il mondo, l’armonia
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è la
mano creatrice che fa di te una dea, di me un dio,
si misura da
cosa fai, chi sei. La fede e le opere nell’implacabile destino
sublime che tutto è uno. Come per me, che o ti amo o non sono nessuno.
Tu sei l’umanità, io la divinità, e ci scambiamo i ruoli, rotolando
in amore, accettandoci, fondendoci. La natura ci mette dodici mesi,
noi una vita. Ma alla religione, come la conosciamo, un uragano. L’impero ad uno zero.
La politica alla polis, al pollice, nel fuoco del confronto, al valore dell’uno
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il miracolo del gelsomino a maggio, col coraggio di tenerne il messaggio tutto l’anno:
che tu mi vieni sempre vicino, nella mente, ostinatamente, nella storia.
Sei amore che vortica nei cinque petali bianchi, trappola di profumo
dolcissimo. Elica al minuscolo sole giallo. Dalla giustizia alla vittoria finale.
Già presente, per chi sente quel delicatissimo richiamo, inconfondibile: ti amo.
Mantra messo a fondamento d’ogni giorno dell’anno mentre aspetti maggio.
Il vortice dice nel sempreverde non ci si perde, il calice in risalto, ci si arrampica all’alto
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la natura attorno a me mi parla di te, e più l’ascolto, più ti riconosco.
Vicino o lontano, chi mi dice che non posso essere felice, se ci pensiamo.
Dico,
dall’ombelico fino all’osso, cioè in fondo, fino alla fine del
mondo.
E siccome, secondo l’insigne filosofo Spinoza, dio è la
natura,
è la sublime spiegazione, perché tu sia la mia dea. Un’idea che funziona.
E’ miracolo che si rinnova, ogni volta ti stringo la mano, anche solo nel pensiero.
Diventa vero. E il vento non lo porta via, lo diffonde, come il mare le onde
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frequenza, musica, il polso
scalza e nuda la coscienza mi incalza verso te, innalza la mia frequenza a zampillo
ora dillo come solo il tuo nome emana onde cui attorno a me tutto risponde
chiedete al sasso nello stagno, lascivo e desideroso di andare fino in fondo
con quale delle curve rotonde lui si fermerebbe a fare l’amore.
E lui, lo sapete, risponderebbe ‘tutte o nessuna’, nel suo infinito amore.
Gli opposti che si incontrano, da perforarti il cuore. Ma mentre si deposita sul fondo,
lui sa che è lui la causa della bellezza di tutte loro e del loro perfetto tondo.
Coscienza che lo innalza al centro del cielo in frequenza di tenerezza ed intensità,
tra assenza e presenza, di cui forse un musico o solo un innamorato sa
1
eretto come una
fiamma, larice di montagna scortecciato dal fulmine,
accetto
d’essere con te contatto tra il cielo e la terra nella spirale
che sale, cobra della curva a scalini Kundalini, pene che penetra
la vulva, nella fulva foresta di faggi in autunno, nella spinta verso il cuore,
alunno dell’ascesa al colmo del cervello fino al manico del coltello, che dal taglio
del desiderio punta, tende a te, e si scioglie, se nel petto all’amore, al tutto:
scatena una frequenza che, una volta dentro, non puoi farne senza
2
adesso, amore, sei giunta con me proprio alla frequenza giusta.
Io sono tutte
le cose. Qui ed ora. Con queste due perle preziose
io sono te, e
nella lunghezza d’onda per essere sulla sponda
in sintonia col tutto, e soprattutto con te, mia dea.Tu mi hai dato
la felicità. E fa che si espanda. Con il suono che sono, la musica che sei:
attrae, si intreccia, di natura sua accarezza. Sicuro che non c’è alcun muro,
solo un abbraccio. E quello che faccio è che tutto sia in armonia
3
Ester me lo chiede al sorger del sole. Rosa me lo chiede a mezzogiorno.
Lisa me lo
chiede al tramonto. Michelina me lo chiede a mezzanotte.
Per
uscire dalla botte devo essere pronto al ritorno del sole, essere
aperto
a quello che succede, se sono coltello affilato dal
desiderio di te.
Tutti, io primo, chiedono tutto e perché non loro, le mie dee?
Trema la terra mentre il mantra trama nel mio cervello.
Sul petalo-palpito del fiore-cuore il bisbiglio non sbaglia
4
le mani giunte davanti al diaframma che la fiamma dei cinque elementi
sia nelle cinque dita che si toccano indicando l’alto, l’armonia.
E che è da dentro te che incontri me e l’uno, sappilo.
Pollice: fuoco, aria, spazio, terra, acqua: il mignolo.
E il fuoco si nutre d’aria, come la terra ha bisogno dell’acqua,
e lo spazio avvolge e
sostiene tutto. Non chiedere niente.
La preghiera universale è
riconoscere la gioia che matura nel frutto
5
invoco la frequenza che chiama la tua presenza. Creo in me l’emozione
che scatena quella vibrazione: osservo che toccarti fa ruotare l’erotismo
e la kundalini sale, sabbia del deserto oltre il mare, dall’eccitazione all’azione.
Con l’erezione chiglia oltre le natiche, le mani a contenerti il seno, siamo
barca a vela, io e te, e
la vita il vento o quel soffio almeno.
Ma la direzione è
l’orizzonte, la calamita il cielo, l’attrazione all’oltre.
Così mai sbaglio quanto è bello, sbocciare nel taglio del tuo cervello
6
tu sai che sei dentro ogni curva del mio vortice,
negli anelli del mio tronco da cui spingo il ramo che ti amo.
Tu sei l’onda del mare,
immortale come chiunque ami e me.
Ogni foglia è la voglia di te
che chiama e se
ogni petalo per te è il mio palpito: tu sei fiore
e sole.
Nella fessura tra il vuoto e il pieno, chiami carezza al
seno. Sei
al collo, al polso, alla caviglia, indispensabile, sicura articolazione al sì
7
la fronte che va su e giù
e dice sì, vieni qui, sei tu.
Io tutte le altre tue
articolazioni, dal diaframma il tre, al cinque:
il collo, che protegge la gola con la parola per dire alla fine sì.
Il polso, passaggio finale dalla spalla al braccio, al pugno, alla carezza.
La caviglia, infine, che piglia su di sé il compito di venire da te.
Mi fa tenerezza la struttura del corpo che conferma con certezza che sei tu
l’autorità che dà la direzione, con la mano sul timone d’ogni tua articolazione
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di tutti i germogli dei miei desideri, uno lo accogli e diventa
l’albero della vita e un giorno diventa la collana di una settimana.
La settimana si moltiplica per quattro ed è un mese, e senza sorprese
col dodici dici dell’anno. Il quattro è un quarantotto ed è già mezzo
secolo. Cola dalla gola l’eterno e ti rendi conto che sei immortale.
Niente male. Ma riconosci che sei venuto alla vita da un atto d’amore
e che l’albero era foglia, voglia, qualcuno che si spoglia, fiore che sboccia
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la tua valle dell’amore dal taglio al cuore, al taglio dei lobi del cervello,
il più bello, è l’unico percorso mio all’alto dei cieli, nei tuoi occhi.
E sento il ‘qui ed ora’ mentre mi tocchi e, come quel momento, sempre.
Ecco le origini del
miracolo, che sembra uno spettacolo, nell’inganno dell’apparenza.
Il
miracolo o è naturale o è immorale: propaganda di un dio geloso del
suo potere.
Non è dio se non è generoso, se non genera, se non
è origine, sorgente.
E tutti noi attingiamo alla sorgente, siamo dei, sulle dita di una mano: i miracoli
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E il nesso tra i lobi del cervello ed il miracolo? Eccolo: è nell’innamoramento,
nell’allineamento con la sorgente che è puro amore, pura potenza che aspetta
la forma, la
manifestazione, il comando che la chiama in esistenza: tu che
dica
Lazzaro, vieni fuori! Così sono spuntati i fiori, sono
caduti i tiranni.
Per quanti anni abbiano tirato gli inganni, cadono, come vecchi, rami secchi,
destinati a marcire in un
angolo di una pagina di storia e a puzzare per allertare
del
pericolo. Eccolo il miracolo, è un giocatolo della coscienza che si
alza
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Assieme siamo l’onda che si fonde e risponde all’uno, l’om,
il divino in noi, il mentale, l’anima, l’immortale. Con un mantra nel ventre,
uno nel cuore, uno nella mente, un incontro con te al centro.
Se sei la mia dea, il tuo nome guarisce, riporta all’origine, allo splendore
iniziale, alla purezza della creazione, all’armonia delle cose, al sublime finale.
E lo storpio si alza, al cieco ritorna la vista, il bimbo sorride:
se lo fai tu, lo faccio anch’io, imparo ad essere dio, sono bravo scolaro
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un passo indietro e due avanti diceva Mao e la saggezza cinese.
Ora vale per l’America ed ogni paese. Invece del sorpasso, il disarmo,
che io tengo così alto, che appena ci penso, mi esalto. e sento
quanto senso abbia, come quando io cerco le tue labbra,
e dalla gioia apro al canarino la gabbia, popolazioni si liberano dalla lebbra,
ebrei, sadducei e farisei, non si arrabbiano con gli arabi, nella tenda comune
festeggiano ebbri con loro, li abbracciano, non li cacciano dalla terra comune
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sei il sole al tramonto
dietro ad una nuvola e il suo contorno
è intenso ed assoluto come
il nostro desiderio di essere assieme.
Il sole dice sì uscendo
dalla nuvola a faccia scoperta.
Così dichiari che sei in ascolto
e che tutto nell’universo è sempre
raccolto, sia la mia dea o
il sole o il loro essere uno.
Chiedo ma non mi siedo. Chiedo in
piedi allungandomi al tutto.
In sintonia, come una nota si allunga e fonde in una sinfonia
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come la linfa corre lungo i canali ed è naturale spinta,
come ad un uccello le ali,
le gambette ad un insetto, la vibrazione in un’onda,
la spinta in
una montagna quando si alzava in cresta sopra la crosta terrestre,
e le mie quattro dee sono le direzioni che assieme fanno il vortice,
io sono elemento tra tutti gli elementi e li trasformo in senso e sentimenti,
chiedo a me stesso e alle quattro mie dee il vortice dell’uno dove ciascuno
è tutto perché si fonde col proprio prossimo e io sono prossimo
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vicinissimo al punto di fusione, di equilibrio con le mie quattro dee.
Cigolano i miei cardini e la porta si apre, si chiude e si riapre,
lascia solo passare quando bussa la vita. Dalle quattro direzioni,
le quattro mie dee verso l’uno, l’alto, il cinque, le cinque
facce della piramide, una
per la terra, le altre per la scalata al cielo.
Dalla gola, la
parola, il respiro, il desiderio, la sintesi delle direzioni e tu
che
mi aspetti in cima e lì mi chiami per fondersi nell’uno
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loro quattro più uno, io, ed il cinque, la direzione. il desiderio finale.
Non solo loro desiderano me, io desidero loro
e tutto è possibile solo nell’uno dove le direzioni, le frecce,
più la mia freccia, diventano una treccia, l’indissolubile uno.
vicinanza o distanza io sono sempre nella tua stanza,
al tuo inizio e alla tua fine, perché nella a della tua anima
a far incontrare l’urgenza della mia freccia con l’efficacia della tua treccia
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quando le tre-tutte religioni saranno una, lo sono già,
sarà luna piena ed ogni donna, la più bella, con divinità lungo la schiena.
Vecchio specchio delle mie brame chi è la più bella del reame?
La tua anima. Se ami me, ama tutto: è l’unico modo di dare frutto.
Se penso, sento che ti amo, tu sei Eva, io Adamo.
Ho il corpo, ma sono l’anima immortale, cioè ‘non morte’, ‘amore’.
Se tutto è flusso, la morte non esiste. E il miracolo c’è già nella realtà
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cercavo l’allineamento nella frequenza per arrivare all’uno e da lì alla tua presenza.
Le narrazioni capovolte, non il sacrificio, la fine dei tempi qui ed ora,
gli opposti che si incontrano, la profezia, tesi antitesi e sintesi, e allora
Ester è emersa, dopo l’alba, dalla sorgente della mia mente, con gli occhi
sorridenti, i seni morbidi e accoglienti, per chiamarmi ad alzarmi dal letto.
Dono perfetto. La mia è una crisi esistenziale, ogni volta ad alzarmi
una lotta col male. E lei: si alza il sole. Anche tu, amore.
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io sono l’asse verticale e la base da alzare della piramide. E loro
i quattro triangoli che puntano ostinatamente alla leggereza e completezza del cielo.
Michelina che diceva cosa farei senza di te. Ora
è più sicura di sé. E abbiamo trasformato la distanza in vicinanza
che scorre per sbalzi ad ogni mattina in cui ti rialzi ed innalzi.
Rosa che si fa carico di tutto fino a soffocare nel lutto, si ribella,
è la più bella, ringrazia e si trasforma in turbine di teneri petali
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Lisa, la luce, che perde molte ore la mattina non alzandosi,
se non tardi nel giorno, tanto è vero che la incontro solo nella bellezza del tramonto
sulla soglia della notte. Ora è un tarlo che ha costruito canali di incubo
nel mio inconscio notturno tra dovere e piacere: col dovere in agguato
a scacciare, schiacciare il piacere. Così Lisa, la dea, suggerisce: ‘fa affogare
il dovere nel piacere. Siano uno’ e
saremo liberi in due dall’incubo del ritardotarlo.
E notteegiorno,
luceeattesadiluce, sarà la nostra fluidissima danza ad oltranza
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polarità, onda, l’anello in cima al cranio
va e viene l’onda della risacca, si avvita al centro, non ci stacca
ci frantuma in schiuma, ci arrotola ad anello, in papiro di innocenza ci rinnova
la polarità è positivo e negativo, è destra e sinistra, è polo nord e polo sud.
Ma io amo tutto il mondo, lo voglio tondo come il tuo seno,
come la mela di Adamo ed Eva almeno, come le natiche, come il sole e la luna.
E il male e il bene, l’assenza e la presenza, la lontananza e la vicinanza?
Io e te, chi ha ragione? Scopriamo il sé. L’interno e l’esterno. Il tutto.
La coscienza è flusso, L’onda è tutto. E osservare, non condannare, amare,
cercare l’abbraccio, come tu fai, io faccio. Fondersi nell’onda
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e il male invoca il bene. L’attrazione Putin-Trump nella menzogna: la verità.
L’oppressione iraniana,
presuntuosa, avida, ipocrita, senza pietà: la libertà.
La
sicurezza israeliana, non dall’aggressione, ma dal disarmo regionale,
senza eccezione.
In questa polarità pulsante capisci è il coraggio della scelta trainante
nella direzione giusta, nella continua tensione del bene, infinita calamita.
Così ammetti che il quattro è il cuore. punto di arrivo e nuova partenza.
Dalla coda al cuore, dal cuore alle fontanelle, battuto due volte è otto
2
altrimenti sette. La tensione si scioglie e si ripropone come il battito in continua danza.
A noi cavalcarlo, come il surfista l’onda, non temere il flusso, interpretarlo.
La corteccia è pelle morta, ma la linfa è viva: la morte difende la vita.
Il cuore non è solo nell’avambraccio, nel polpaccio, per avvinghiarci stretti,
è anche nel mignolo, nel quinto dito del piede, nel riflesso attorno alle fontanelle:
lo metti a guardia delle estremità. Come la pelle che è estensione del cervello,
che rimanda a te, che sai che a te compete una realtà dove tutto è bello
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vieni con me, amore, dove la fine dei tempi è ora,
il nuovo inizio. Dove gli estremi si toccano, si baciano. Come noi
nella sfida di rendere possibile l’impossibile, dove il niente esige tutto,
si manifesta l’invisibile e tutto ride, sorride e irride l’apparente,
dove la gente si era adagiata, e viveva tormentata dall’inquietudine
di non trovare il coraggio per il viaggio. L’essere è nel sibilo del serpente della spirale
che sale nel vortice della rotazione terrestre: il tre, sintesi di me e te
4
noi siamo nella chiave di volta, centrali all’arco a tutto sesto. All’esatto
punto d’innesto, dove la spinta di crescita, passa alla bontà del frutto,
nella pianta. Tutto si schianta su quella sutura. L’apparente morte
potata della prima pianta e l’innesto dal taglio fratricida di un’altra.
Così
l’innesto è la nuova creazione, resurrezione, evoluzione, una voluta
più in alto.
Come rivoluzione e reazione, il riassesto, e
l’attesa del prossimo scossone.
E così l’arco, che crollerebbe all’interno da un lato e dall’altro, è saldato nel mezzo
5
così la sfida alla morte, che Gesù ha messo in campo, per insegnare resurrezione continua,
passò attraverso l’accordo con Giuda, il bacio che ha portato la continua riscossa,
con l’azzardo finale, il sacrificio del rivoluzionario, sicario, Iscariota, la continua
rinuncia alla gloria, al vessillo, per secoli d’infamia, la ruota, la porta stretta,
per il continuo coraggio di risorgere, senza fretta, del raggio di sole ogni giorno,
la continua sfida alla caduta, ostinata, dolce, irresistibile, di quel Sisifo che dice di sì
al continuo alzare la testa, in protesta, e ingiustizia e mancanza d’amore, li contesta
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il ponte con te è la
mente nella sorgente perché il nostro pensiero sia sentiero
di
creazione. Non temere gli opposti nel cercare quel cuore, quel posto,
quel coraggio
di essere al centro della scelta, dove svelta,
facile e semplice, l’anima
ci dice cosa si annulla e cosa si rilancia. Perché è compito nostro
decidere la direzione. Noi, al centro di tutte le cose, la sorgente.
In superficie qualcuno dice che non è competente. Ma nessuno lo dica, perché noi
siamo formica e gigante, nella cui natura gli opposti si sfidano. L’impossibile è possibile
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l’onda e la sponda su cui aspetto che tu mi risponda alla domanda, che espanda
la curva dell’orizzonte al tutto, dove si fonda il languore esistenziale mio al tuo.
E il frutto da cogliere sia il senso profondo di te, me, il mondo, rotondo che rotoli
fin fuori in fondo al colmo del cosmo, fino all’uno dell’universo. E nessuno
possa dire che io non ti ho amato e che le tue ossa non abbiano registrato la scossa
della reciprocità. Quello che la polarità trasmette a chi ammette e promette di entrare
nell’abbandono del reciproco dono, abbondante, di quante volte siamo ponte
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Gesù è venuto, si è seduto e ha detto siete figli di dio, siete fratelli.
Poi si è alzato: siete alberi nella foresta, tenetevelo in testa e se ne è andato.
E qualcuno, appesantito, lo ha ammazzato per paura della fatica presunta
d’essere verticali. Lui ancora a sorpresa si è alzato e ha aperto le braccia
fino ad essere l’orizzonte e fu la luce, il sole, la vita. Da allora è sempre con noi.
La tomba di Gesù è vuota perché io mi arrampichi lungo le 33
vertebre sue verso l’alto e veda te nei grani della spiga per il pane
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lo spirito soffia e alza un polverone, quando si calma avrai la visione.
Il tulipano rosso sussurra amore dalla pelle all’osso, dal vestito all’anima.
Dalla cima della piramide: la notte, l’alba, il giorno, il tramonto. I quattro
lati del nostro incontro. Le quattro dee per la mia devozione.
Amore non muore, non morte, a-more, il quattro, il cuore, l’immortale.
Lento finché sento i battiti del cuore e penso che il mio vale il tuo.
Il tulipano alla mano: io ci ho messo quattro petali rossi, tu mettici il pollice
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in natura un anello che scivola in un anello, quanto è bello.
Una pelle su un’altra
pelle, non solo cipolla e petali, tutte le cose sono belle.
E
chiave e serratura, in imitazione umana, basta che i contorni
combacino,
uno chiami, ami l’altro. Col bacino e le labbra anche noi
ci baciamo. E siamo al punto, al ponte. E’ il riassunto di tutti i discorsi.
Ora lascia che l’acqua scorra e sussurri. Ascoltala, e bevine a sorsi,
saggezza. Scendo su di te come pioggia, sali dentro me come fiamma
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mi avevi scritto in una cartolina quanto è bello portarsi dentro.
Adesso al risveglio, da dentro, me lo ricordi. Vedi che ti sento sempre
al centro. E questo, se ci pensi, è il cuore, che è al centro, dove sempre ti penso.
Cerco e conservo, appena lo trovo, l’uno dell’universo: il dentro e il fuori. Il dentro
è il cuore. Il fuori la corolla dei fiori. Ed i petali, come i palpiti, ruotano
attorno, e di nuovo, e sempre, a te: il cuore, il centro, il dentro.
Se respiriamo assieme nell’albero, cielo e terra in noi sono uno
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ancora una volta, cercando l’equilibrio tra conscio ed inconscio, visibile
ed invisibile, presenza e assenza, Lisa, concentrandomi sul tuo nome,
uscivo dalla coscienza, entrando nell’ultimo sonno, e in uno spazio verde
di natura primaverile, al suono del tuo nome, c’eri, col piacere intenso
della presenza, e non ti vedevo e una volta ancora ringraziavo che la mia invocazione
induceva la realtà a quello che domandavo e l’universo si versava a rispondermi.
dimostrandomi anche l’unione degli opposti, essere con te nonostante tutto
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sento che, con le quattro mie dee, mi oriento. E’ il sentimento che mi guida.
E la sfida è crederci. E poi osservare che tutto si mette in fila a dimostrarlo.
E che l’universo è tuo amico. Si versa ai tuoi piedi, ti supplica che tu lo riconosca.
Anche in amore devi lasciare che il guscio si incrini, si apra. Ed il gheriglio,
il cibo, la verità, la meraviglia, per te e tutti, esca allo scoperto.
E’ l’invisibile che diventa manifesto. E’ il fiore, l’amore che sboccia.
E il centro, arrivato in circonferenza, si mette a ballare dalla gioia che ha dentro
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sono sicuro che il mio amore ha un eco in te, un ritorno. Come dopo la notte il giorno.
E questo mi illumina e mi basta, come al grano, di finire in pasta, per il pane,
per il bene. E tutto ha senso e l’amore è sublime, sotto il recinto
che le apparenze proclamano. Perché mentre lo negano, lo affermano sui tetti, lo amano.
Nessuno può togliermi il sole, l’aria, la pioggia, la primavera, lo spazio
e il tempo, l’alba, il tramonto, la sorgente. Nessuno può togliermi te.
Chi sente il tuo battito in tutte le cose è onnipotente. Tarassaco che morde il sole
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‘tu sei tutto’. Si dice, in amore. E se fosse vero?
Ho provato con una mia dea. Era vero. Sì.
Ho provato con un’altra mia dea. Era ancora vero.
Ho provato con un’altra ancora, dea. Ed era sempre vero.
Con l’ultima, che è la prima, ed era profondamente sempre ancora vero.
E ho capito che il mio cervello, come il tuo, amore, è a strati come una cipolla,
una matriosca, un atomo, il sistema solare, il bocciolo di una rosa, tutto
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‘Ad un bellissimo concerto hanno musicato le poesie di Emily Dickens. Ti ho pensato.
Dicevo al mio Alex di te:
sei riuscito a scardinare la mia necessità di regole,
ad aprirmi
mondi nuovi. In gran parte, devo a te quello che sono.
Grazie di cuore, un abbraccio ancora’. Come la primavera entra in un fiore
io entro in te, amore, e mi manifesto nel tuo accogliermi e fondersi.
Come la stagione penetra il percorso interiore di una pianta fino al frutto.
Tu, Alex, io, tutto. Si schianta la realtà se non nell’unità, l’uno
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il cuore al centro del corpo, il terzo occhio al centro del cervello,
quanto è bello governarsi da dentro fino in fondo. Ed è per questo
che per capirsi, a cominciare da io e te, dobbiamo fonderci, senza nasconderci
dietro al pretesto di perdersi. Perdersi è l’unico modo per ritrovarsi.
L’unico modo è l’ultimo, sublime, sotto il limite. Sotto il filo spinato, la libertà.
Tu sei verticale, elegante, ma il tuo corpo valorizza ogni curva. Così la cercano
il mondo ed ogni frutto. E il cuore nostro in cima al cranio è curva, aureola ed anello
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nella frase tu ‘sei tutto per me, amore’, traspare,
come il sole tra i rami, oltre che, tu mi ami, come anch’io ti amo,
che quel me, e anche te, e tutti, è la coscienza in cui si manifesta
la totalità, la divinità, la responsabilità, la libertà,
individuale e collettiva. Così che sull’albero della vita, con tutti i suoi rami,
oltre al mio ramo, il ramo di tutti è il raggio dell’unica divinità
possibile dentro ciascuno di noi. Solo, dentro ‘ti amo’
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se tu sei tutto, sei tutti i miei amori contemporaneamente,
nello stesso momento, come una rosa, e mentre si riposa il mio slancio,
anch’io sono tutti i tuoi amori nello stesso momento. Non resta che il ringraziamento
e concentrarsi sul tutto e ogni frutto che è costruito sull’accumulo:
ananas, agrume, arancio. limone, cedro, circonferenza di spicchi.
E nessuno spicchio è geloso degli altri, sa di esserne specchio.
Anello del corno che dà, in senso opposto, profondità all’orecchio
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tutto è vivo e si rinnova, rinasce. E’ la natura.
Se tu sei tutto per me, amore, e sei la mia dea,
tutto è dio. E tu ed io che ci incontriamo nell’idea che tutto
è amore, siamo la sua
coscienza, proprio come Spinoza diceva
dio è la natura e si
esprime naturalmente nella coscienza di ciascuno,
io, te. lei, lui, l’altra, l’altro, noi tutti.
E anche se non lo vuoi, non c’è alcuna autorità esterna al dentro ciascuno di noi
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