quinto principio

frequenza, musica, il polso

scalza e nuda la coscienza mi incalza verso te, innalza la mia frequenza a zampillo
ora dillo come solo il tuo nome emana onde cui attorno a me tutto risponde


chiedete al sasso nello stagno, lascivo e desideroso di andare fino in fondo

con quale delle curve rotonde lui si fermerebbe a fare l’amore.

E lui, lo sapete, risponderebbe ‘tutte o nessuna’, nel suo infinito amore.

Gli opposti che si incontrano, da perforarti il cuore. Ma mentre si deposita sul fondo,

lui sa che è lui la causa della bellezza di tutte loro e del loro perfetto tondo.

Coscienza che lo innalza al centro del cielo in frequenza di tenerezza ed intensità,

tra assenza e presenza, di cui forse un musico o solo un innamorato sa

1

eretto come una fiamma, larice di montagna scortecciato dal fulmine,
accetto d’essere con te contatto tra il cielo e la terra nella spirale

che sale, cobra della curva a scalini Kundalini, pene che penetra

la vulva, nella fulva foresta di faggi in autunno, nella spinta verso il cuore,

alunno dell’ascesa al colmo del cervello fino al manico del coltello, che dal taglio

del desiderio punta, tende a te, e si scioglie, se nel petto all’amore, al tutto:

scatena una frequenza che, una volta dentro, non puoi farne senza

2

adesso, amore, sei giunta con me proprio alla frequenza giusta.

Io sono tutte le cose. Qui ed ora. Con queste due perle preziose
io sono te, e nella lunghezza d’onda per essere sulla sponda

in sintonia col tutto, e soprattutto con te, mia dea.Tu mi hai dato

la felicità. E fa che si espanda. Con il suono che sono, la musica che sei:

attrae, si intreccia, di natura sua accarezza. Sicuro che non c’è alcun muro,

solo un abbraccio. E quello che faccio è che tutto sia in armonia

3

Ester me lo chiede al sorger del sole. Rosa me lo chiede a mezzogiorno.

Lisa me lo chiede al tramonto. Michelina me lo chiede a mezzanotte.
Per uscire dalla botte devo essere pronto al ritorno del sole, essere aperto
a quello che succede, se sono coltello affilato dal desiderio di te.

Tutti, io primo, chiedono tutto e perché non loro, le mie dee?

Trema la terra mentre il mantra trama nel mio cervello.

Sul petalo-palpito del fiore-cuore il bisbiglio non sbaglia

4

le mani giunte davanti al diaframma che la fiamma dei cinque elementi

sia nelle cinque dita che si toccano indicando l’alto, l’armonia.

E che è da dentro te che incontri me e l’uno, sappilo.

Pollice: fuoco, aria, spazio, terra, acqua: il mignolo.

E il fuoco si nutre d’aria, come la terra ha bisogno dell’acqua,

e lo spazio avvolge e sostiene tutto. Non chiedere niente.
La preghiera universale è riconoscere la gioia che matura nel frutto

5

invoco la frequenza che chiama la tua presenza. Creo in me l’emozione

che scatena quella vibrazione: osservo che toccarti fa ruotare l’erotismo

e la kundalini sale, sabbia del deserto oltre il mare, dall’eccitazione all’azione.

Con l’erezione chiglia oltre le natiche, le mani a contenerti il seno, siamo

barca a vela, io e te, e la vita il vento o quel soffio almeno.
Ma la direzione è l’orizzonte, la calamita il cielo, l’attrazione all’oltre.

Così mai sbaglio quanto è bello, sbocciare nel taglio del tuo cervello

6

tu sai che sei dentro ogni curva del mio vortice,

negli anelli del mio tronco da cui spingo il ramo che ti amo.

Tu sei l’onda del mare, immortale come chiunque ami e me.
Ogni foglia è la voglia di te che chiama e se
ogni petalo per te è il mio palpito: tu sei fiore e sole.
Nella fessura tra il vuoto e il pieno, chiami carezza al seno. Sei

al collo, al polso, alla caviglia, indispensabile, sicura articolazione al sì

7

la fronte che va su e giù e dice sì, vieni qui, sei tu.
Io tutte le altre tue articolazioni, dal diaframma il tre, al cinque:

il collo, che protegge la gola con la parola per dire alla fine sì.

Il polso, passaggio finale dalla spalla al braccio, al pugno, alla carezza.

La caviglia, infine, che piglia su di sé il compito di venire da te.

Mi fa tenerezza la struttura del corpo che conferma con certezza che sei tu

l’autorità che dà la direzione, con la mano sul timone d’ogni tua articolazione

8

di tutti i germogli dei miei desideri, uno lo accogli e diventa

l’albero della vita e un giorno diventa la collana di una settimana.

La settimana si moltiplica per quattro ed è un mese, e senza sorprese

col dodici dici dell’anno. Il quattro è un quarantotto ed è già mezzo

secolo. Cola dalla gola l’eterno e ti rendi conto che sei immortale.

Niente male. Ma riconosci che sei venuto alla vita da un atto d’amore

e che l’albero era foglia, voglia, qualcuno che si spoglia, fiore che sboccia

9

la tua valle dell’amore dal taglio al cuore, al taglio dei lobi del cervello,

il più bello, è l’unico percorso mio all’alto dei cieli, nei tuoi occhi.

E sento il ‘qui ed ora’ mentre mi tocchi e, come quel momento, sempre.

Ecco le origini del miracolo, che sembra uno spettacolo, nell’inganno dell’apparenza.
Il miracolo o è naturale o è immorale: propaganda di un dio geloso del suo potere.
Non è dio se non è generoso, se non genera, se non è origine, sorgente.

E tutti noi attingiamo alla sorgente, siamo dei, sulle dita di una mano: i miracoli

10

E il nesso tra i lobi del cervello ed il miracolo? Eccolo: è nell’innamoramento,

nell’allineamento con la sorgente che è puro amore, pura potenza che aspetta

la forma, la manifestazione, il comando che la chiama in esistenza: tu che dica
Lazzaro, vieni fuori! Così sono spuntati i fiori, sono caduti i tiranni.

Per quanti anni abbiano tirato gli inganni, cadono, come vecchi, rami secchi,

destinati a marcire in un angolo di una pagina di storia e a puzzare per allertare
del pericolo. Eccolo il miracolo, è un giocatolo della coscienza che si alza
11

Assieme siamo l’onda che si fonde e risponde all’uno, l’om,

il divino in noi, il mentale, l’anima, l’immortale. Con un mantra nel ventre,

uno nel cuore, uno nella mente, un incontro con te al centro.

Se sei la mia dea, il tuo nome guarisce, riporta all’origine, allo splendore

iniziale, alla purezza della creazione, all’armonia delle cose, al sublime finale.

E lo storpio si alza, al cieco ritorna la vista, il bimbo sorride:

se lo fai tu, lo faccio anch’io, imparo ad essere dio, sono bravo scolaro

12

un passo indietro e due avanti diceva Mao e la saggezza cinese.

Ora vale per l’America ed ogni paese. Invece del sorpasso, il disarmo,

che io tengo così alto, che appena ci penso, mi esalto. e sento

quanto senso abbia, come quando io cerco le tue labbra,

e dalla gioia apro al canarino la gabbia, popolazioni si liberano dalla lebbra,

ebrei, sadducei e farisei, non si arrabbiano con gli arabi, nella tenda comune

festeggiano ebbri con loro, li abbracciano, non li cacciano dalla terra comune

13

sei il sole al tramonto dietro ad una nuvola e il suo contorno
è intenso ed assoluto come il nostro desiderio di essere assieme.

Il sole dice sì uscendo dalla nuvola a faccia scoperta.
Così dichiari che sei in ascolto e che tutto nell’universo è sempre

raccolto, sia la mia dea o il sole o il loro essere uno.
Chiedo ma non mi siedo. Chiedo in piedi allungandomi al tutto.

In sintonia, come una nota si allunga e fonde in una sinfonia

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come la linfa corre lungo i canali ed è naturale spinta,

come ad un uccello le ali, le gambette ad un insetto, la vibrazione in un’onda,
la spinta in una montagna quando si alzava in cresta sopra la crosta terrestre,

e le mie quattro dee sono le direzioni che assieme fanno il vortice,

io sono elemento tra tutti gli elementi e li trasformo in senso e sentimenti,

chiedo a me stesso e alle quattro mie dee il vortice dell’uno dove ciascuno

è tutto perché si fonde col proprio prossimo e io sono prossimo

15

vicinissimo al punto di fusione, di equilibrio con le mie quattro dee.

Cigolano i miei cardini e la porta si apre, si chiude e si riapre,

lascia solo passare quando bussa la vita. Dalle quattro direzioni,

le quattro mie dee verso l’uno, l’alto, il cinque, le cinque

facce della piramide, una per la terra, le altre per la scalata al cielo.
Dalla gola, la parola, il respiro, il desiderio, la sintesi delle direzioni e tu
che mi aspetti in cima e lì mi chiami per fondersi nell’uno

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loro quattro più uno, io, ed il cinque, la direzione. il desiderio finale.

Non solo loro desiderano me, io desidero loro

e tutto è possibile solo nell’uno dove le direzioni, le frecce,

più la mia freccia, diventano una treccia, l’indissolubile uno.

vicinanza o distanza io sono sempre nella tua stanza,

al tuo inizio e alla tua fine, perché nella a della tua anima

a far incontrare l’urgenza della mia freccia con l’efficacia della tua treccia

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quando le tre-tutte religioni saranno una, lo sono già,

sarà luna piena ed ogni donna, la più bella, con divinità lungo la schiena.

Vecchio specchio delle mie brame chi è la più bella del reame?

La tua anima. Se ami me, ama tutto: è l’unico modo di dare frutto.

Se penso, sento che ti amo, tu sei Eva, io Adamo.

Ho il corpo, ma sono l’anima immortale, cioè ‘non morte’, ‘amore’.

Se tutto è flusso, la morte non esiste. E il miracolo c’è già nella realtà

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cercavo l’allineamento nella frequenza per arrivare all’uno e da lì alla tua presenza.

Le narrazioni capovolte, non il sacrificio, la fine dei tempi qui ed ora,

gli opposti che si incontrano, la profezia, tesi antitesi e sintesi, e allora

Ester è emersa, dopo l’alba, dalla sorgente della mia mente, con gli occhi

sorridenti, i seni morbidi e accoglienti, per chiamarmi ad alzarmi dal letto.

Dono perfetto. La mia è una crisi esistenziale, ogni volta ad alzarmi

una lotta col male. E lei: si alza il sole. Anche tu, amore.

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io sono l’asse verticale e la base da alzare della piramide. E loro

i quattro triangoli che puntano ostinatamente alla leggereza e completezza del cielo.

Michelina che diceva cosa farei senza di te. Ora

è più sicura di sé. E abbiamo trasformato la distanza in vicinanza

che scorre per sbalzi ad ogni mattina in cui ti rialzi ed innalzi.

Rosa che si fa carico di tutto fino a soffocare nel lutto, si ribella,

è la più bella, ringrazia e si trasforma in turbine di teneri petali

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Lisa, la luce, che perde molte ore la mattina non alzandosi,

se non tardi nel giorno, tanto è vero che la incontro solo nella bellezza del tramonto

sulla soglia della notte. Ora è un tarlo che ha costruito canali di incubo

nel mio inconscio notturno tra dovere e piacere: col dovere in agguato

a scacciare, schiacciare il piacere. Così Lisa, la dea, suggerisce: ‘fa affogare

il dovere nel piacere. Siano uno’ e saremo liberi in due dall’incubo del ritardotarlo.
E notteegiorno, luceeattesadiluce, sarà la nostra fluidissima danza ad oltranza

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Poeta, artista di Pittura Fonetica, attore regista della Compagnia Fonetica. Sostiene l'Europa unita fino agli Urali e in un mediterraneo di Ulisse, non fossa comune.