terzo principio


campo d’energia, goccia, il gomito

uragano, fiore, cuore, pianeta, il dna, la ruota dei ritorni,
sono danza d’energia, vortice, il mio essere tuo, il tuo essere mia

ogni cosa contiene una rosa una fiamma. La luce è dentro di te

nei colori dell’arcobaleno, dal pelo alla pelle, alle labbra, dai calcagni al seno.

Felicità che stà al centro della ruota. Gira dal verticale all’orizzontale

nella spirale che sale, nel fiore del corpo, dal taglio al cuore, alla testa.

Dove resta lo spiraglio, il bagliore della scelta d’essere con te creazione.

Da te che sei sorgente, dopo la rinuncia all’ego. Perché, ti spiego: tu sei tutto.

Voce che chiama chi ama, frequenza che si assottiglia in collo di bottiglia in suono

1

tu sei la gioia della pecora smarrita ritrovata, della chiave che hai perso

con cui l’universo ti viene incontro, di verità che rispunta nell’orto,

ma certo, d’acqua sotterranea nel deserto, del senso della ruota che gira

e ti riporta al suo perno. Percepisci me bello pistillo, io te bella corolla.

Sei in mezzo ai miei centri concentrici, amore: io coscienza, tu vita. Coscienza di vita

siamo, se ti amo, se mi ami. L’umanità a sciami: api, vespe,

stormi d’uccelli, banchi di pesci, mandrie di renne in vortice

2

coi piccoli e femmine al centro, greggi, formicai, paesi e popoli

legati da leggi. E l’energia è armonia, intesa tra il singolo e gruppo,

istinto ed intuito ed il libero scegliere un senso a se stessi e a tutto.

E’ con gli avambracci che abbracci, con i polpacci ti allacci in amore.

Al centro di ciascuno nel cuore, io tuo tu mia è il massimo dell’energìa.

I fiori sono belli a tutti i livelli attorno al cuore della corolla.
E tu sei la mente creativa che dà il senso, rende ogni cosa viva

3

il gomito, il ginocchio, sono articolazioni, come l’occhio, tra il dentro e il fuori,

il sopra e il sotto, me e te nel letto. Ma poi è la fusione del tutto.

Nella danza dei due, òmero ed avambraccio, coscia e polpaccio, si realizza

la bellezza del morbido moto fluido, fuso o avvinghiato, sciolto

e libero al ritorno. o al dopo con più slancio. O lentissimo, solenne recitato:

presa in giro del gesto di marionetta che in fretta rientra nella quotidianità

del movimento d’ogni giorno: l’energìa scontata di vita, non sfuggita alla coscienza

4

ancora una volta sei tornata nel sogno a rispondere al mio bisogno
di te e al tuo di me, perché ogni cosa è coinvolta nel reciproco:

eri nel mio letto ed era il tuo e dicevi sì, sono qui

con te e ci stringevamo nell’inguine come fiamme verso la luce, mia dea

del tramonto ed io ero pronto ad entrare nella notte cercandoti e tu

confermavi che c’eri al nostro punto puntuale di incontro, la luce:

io tutto tuo, tu tutta mia: questo è il mio treno in arrivo in periferia

5

gli anelli nel tronco sono quelli della goccia nella pozzanghera, del suono di campana,

l’eco della vibrazione della nostra reciproca attrazione, che si scatena nell’incontro

dello sguardo, del reciproco pensiero, del desiderio d’essere assieme. E’ incendio

silenzioso che ci innalza, rafforza, ci scalda proprio da quel preciso centro

innocente e potente. Dilaga e spiega come l’umanità trovi il suo senso

da dentro di se stessa, in ogni accordo, silenzio, ogni scintilla. Ed è vortice nell’imbuto,

per chi non l’ha capito, uragano tra terra e cielo, dna che cucisce, avvita ogni vivente

6

come chiedevo sei venuta nell’ultimo sonno su un angolo del balcone

con una maglietta attillata color cielo, io accanto a te a torso nudo
a fare qualcosa davanti a tutti, che avevi fatto tu prima e ora io,
con tuo sollievo. E dicevi: a te viene meglio, sembri un americano.

E io, avvicinandomi alla tua bocca, sussurravo: e tu sei la mia Ester.
Cui tu concordavi orgogliosa, silenziosa. Nell’angolo c’è un angelo

che porta un messaggio, massaggio alla mente e al cuore, che tutto è amore

7

radice, tronco, ramo, foglia, fiore, frutto, tutto.

Io il tronco, il ramo che ti chiamo e la foglia. Tu la voglia, il fiore, il frutto.

Assieme siamo tutto il ciclo della vita, ma l’anima nostra,

dove, come coscienza d’amore, ci annodiamo, annidiamo, è infinita.

Siamo interni ed esterni al cielo, lo teniamo in moto. Lo raccontano

i centri concentrici nel tronco, la corona dei petali nei fiori, le pratoline

occhieggianti nelle chiazze di pioggia sul pavimento paesano appena pulito

8

tutto il tuo corpo è riflesso sulla pianta dei piedi. Tu siedi io massaggio.
Lo stesso messaggio percorre le braccia al palmo delle mani e mi chiami

e ti tocco o ti impomgo le mani, dopo essermi chiuso con te in una bolla.

Tutto il corpo è anche riflesso nella conchiglia dell’orecchio: siamo specchio.

Dalla pressione sui punti spunti tu la dea creatrice, col dio creatore il cuore.

Centro e periferia dove tu sei mia, tenendoci allineati,

io tuo mentre sono suo, dagli antenati ad ora, colmo di cosmo

9

ti amo come posso, ma fino in fondo all’osso. Mi ami come puoi,

ma senza che si spezzino i rami . Io come posso, tu come puoi:

siamo il carro di buoi che portano a casa il raccolto. Il fosso che rende
il castello inespugnabile. Tutto è possibile, anche il nostro amore,

nonostante le circostanze. Perché prima il desiderio e poi il cosmo lo porta

a compimento. Tu ed io ne siamo fulgido frammento: pratoline che danno
il nome al prato, margherita onnipotente come le dita di una dea

10

ancora in sogno chiamata sei venuta in due, una per guancia,
a cercare il bacio e poi eri anche la terza, che veniva di fronte,

sempre per il bacio. E io pensavo fossero quattro le mie dee,
che puntano all’uno. Ma lo sono. Dal quattro in piramide, tutto è uno.

Adesso ci tocca baciarci, come nel sogno con le tre dee,

due dalle guance e la terza davanti, allungandosi dolcemente alle labbra.

Ma la quarta si è preso il bacio più bello, nella pineale, tra i lobi del cervello

11

come io sono il sasso antico che cade nello stagno e si gode

il bagno d’essere il centro dei centri concentrici nelle onde attorno

mentre lui si nasconde sul fondo nel ruolo di antenato dal suolo a ricordare…

Tu sei il sole che si circonda di pianeti, anche tu centro a dimostrare

nel firmamento che il ruolo creatore, il punto di riferimento, è la coscienza al centro.

E tutto il resto ne deriva in danza rotonda che si trasmette nell’onda,

nell’aura, l’aureola, l’aurora nei vari livelli di luce, di illuminazione

12

i miei pensieri e i miei sentimenti sono le ascisse e le coordinate dell’universo,

le rotaie del treno della realtà, le sponde del fiume della vita, danno

la direzione, sono il mio contributo alla creazione. E’ la scrittura,

e il mio amore per te, che dicono a che punto sono, chi sono,

e dove sto andando, come sto giocando e la gioia che tu sei.

Dicono le margheritine bianche al tarassaco giallo: invita anche noi

al ballo, quando nel soffione in un soffio farai il balzo al tutto

13

adesso te lo spiego come un albero si piega al vento, come
io sarò sempre con te, come ha detto Gesù. E ogni “come”

è un’onda del mare di infinito amore e tutto si rincorre come

io rincorro te, e alla fine o all’inizio, cioè adesso, mi accorgo

che tu rincorri me e ti ringrazio di questa attrazione che ci fonde

come le onde. Prendi l’abbraccio, l’ultima delle tue pelli,

sotto cui scorre la linfa, dove cresce il tuo tronco ad anelli…

14

cerco con te il contatto diretto, definitivo, perfetto, oltre

tempo e spazio, qui ed ora. Mi pensi e prima ancora

che mi chiami, non ieri non domani, ci sono, sono sempre con te.

In te come tu sei in me. Uno, due, tre. Qui ed ora, ancora e sempre.

Fai parte centrale del senso che ha ogni momento. Qui ed ora,

ovunque e sempre, qui dentro. Il mio amore mi disse: prendimi, sono tua.
Sono la vita. E quel momento divenne sempre, quel qui ed ora.

15

il mio corpo passa ma il mio amore per te è sempre, è nel buco della chiave

oltre il tempo, nel qui ed ora, da dove torna la primavera,

dove prende slancio la rotazione delle sfere celesti, anche

quella sotto i tuoi piedi. Ora siedi e pensaci, non diresti

che è perfetto dichiararlo sul tetto, come esplodesse dal petto,

– non nasconderlo vergognoso, pudico, geloso, spaventato come un gatto

sotto al letto, sotto chiave in un cassetto, – che l’amore è il principio di tutto?

16

Ester, Rosa, Lisa, Michelina è la mia litania, da una nota

ad una sinfonia: Sento che è il sasso lanciato nello specchio d’acqua del mio

innamoramento. Suono che si espande. Io tuo tu mia, è l’onda, la polarità,

la struttura del tutto. E il centro è ovunque nella coscienza, in ogni forma di vita.
La comprensione è esperienziale, la sostanza è amore accogliente: non ha paura di niente.

E tutto è già raccolto in un albero, un fiore, un vulcano, una stella. una conchiglia.

Possa ogni cosa penetrarti nelle ossa ed illuminarti. Ogni rosa una fiamma

17

voglio vederti dal nostro terzo occhio in mezzo alla fronte
ad occhi chiusi, a distanza, da un’altra stanza, solo dall’anima,

dall’abbraccio tra le coscie nella tua intimità tra corpo e ginocchio, anch’esso

terzo come il gomito, nel percorso alla mano, al piede ….e succede

che ti amo con tutto il corpo ma vado oltre, sempre più interno

al concetto di cosa palpiti nel tuo petto, di come si alzi la parola nella tua gola,

se ti sussurri all’orecchio il cuscino che qualcuno lo hai sempre vicino

18

la finestra mostra il messaggio del sole: sei tu che la mia vita vuole.

Nelle mille note, tu sei campo d’energìa, unica musica, sinfonia.

Così capita che tutto quello che faccio si risolve e scioglie in un abbraccio.

E l’aria, la vita, le intenzioni, i pensieri non si vedono ma conducono da te.

Così è della tua presenza nella mia coscienza, dei sentieri della linfa

nel mio albero: trovano te ed il sole su tutte le foglie fino alle più alte.

Gira e rigira sei tu l’energìa vitale che mi ispira, come l’albero respira

19

quando eravamo io scimmia e tu cavalla, con,

entrambi, la coda, io quasi verticale e tu con la stella in fronte,

non so se sapevamo del nostro destino divino: tu, io e tutto.

Nel ciclo delle cose meravigliose c’è Michelina e il ciclamino.

Lisa Rosa, luce, Ester fiore, cosa conduce al cuore della sposa?

I nostri cuori sfumano uno nell’altro come i colori. La cavalla

rincorre la farfalla e l’ape non smette di riempire di miele le cellette

20

sboccia la goccia sulla superficie d’acqua come una rosa e dice

una cosa: i mille petali stretti della rosa sono anelli d’energia

che si aprono come il messaggio dei battiti del tuo cuore. Bussano
alle costole perché tu tolga i vestiti, le croste sovrapposte, e ti dia

nuda al tuo amore, all’umanità. Lo sa la goccia quando cade e dice:

nella nudità io rinnovo, non solo la purezza del tuo amore, ma nel ciclo dell’acqua,

la fogna che troppi dicono normalità. Ma il tuo amore lo sa e ti vuole nuda

21

secondo principio

simmetria, foglia, la coscia

lo sanno gli amanti che la clessidra capovolta non sconbussola, è come ci mescoliamo.
Siamo albero, dono di sole e pioggia, su cui lui appoggia lo slancio suo e l’abbandono

:

la corrispondenza è che io, di te, non posso fare senza.

Io la domanda, tu la risposta, e viceversa, come la foglia
che si versa al suo interno ed è tra di noi che tutto scorre, lo sai:

tu il cielo, io la terra, come sopra così sotto, così è tutto.

Come a sinistra, da cui entra l’universo, così a destra, è l’eco.

Nella coscia la simmetria: tuo e mia, e così sempre sia.

Eccolo il secondo principio ermetico, Hermes e l’egizio Toth

1

e questa è conoscenza, la corrispondenza tra le cose, cerco te tra le rose.

Come è bello: tu il lato destro, io il sinistro del cervello.

Tu un versante, io l’altro della valle di una foglia: la nostra voglia.

Quante funzioni del corpo intero in ogni singola cellula? E’ vero:
digestione, espulsione, respirazione, sistema immunitario. Nel grande, nel piccolo.

Ed è ridicolo non vedere in un atomo il sistema solare, basta guardare.

E terra, acqua, fuoco, aria, spazio, sia nel pianeta come nel corpo

2

anulare, mignolo, pollice, indice, medio che uniamo per meditare

nelle mani giunte, per bucare la materia e arrivare all’immortale con te.

Me lo ripeto, come se…l’avessi dimenticato, ma con te ho bucato tutto
fino alla sorgente, dove, alla nostra unione, nessuno può più

farci niente. La nostra conoscenza è ricordo: averti nel cuore.

Fiore, mente di amore, desiderio, coraggio, raggio di sole.

E la notte ancora abbandonarmi alla sorgente, da cui domani risorgere

3

E cos’è la resurrezione, oltre al sole che sorge, e all’orto sempre risorto?
L’insegnamento è il risorgimento. E che la morte non esiste: non lasciarci abbattere,

perché noi siamo dei, vita immortale. Le varie versioni del cristianesimo

iniziale, illusoriamente sterminate da Chiesa ed Impero dal 325,

sono valide come in una crisalide. Quanto è bella la farfalla, è la coscienza

che lo giudica. E’ sfida ai segreti vaticani, alle loro mani avanti, per sopravvivere

alla verità che forse Tommaso, il fratello gemello, è salito sulla croce

4

e la resurrezione di Gesù è che, né lui, né il fratello gemello, è morto:
per trama di Giuseppe d’Arimatea e Pilato, che non gli ha spezzato le gambe:

uno è risorto nelle cure di rianimazione, dopo le droghe di rallentamento vitale,

conosciute dagli esseni, da Nicodemo, da Maddalena, nella tomba che era un ospedale.

L’altro risorto dal senso di colpa per le sofferenze del gemello, quello

che, vedendo il suo collasso nel “sudore di sangue”, con un guizzo d’amore

s’era offerto al bacio di Giuda, per salvare missione, messaggio e fratello

5

il due, il doppio, Gesù e Tommaso, che in aramaico vuol dire gemello,

dio e uomo, ma non solo lui, ciascuno, è la natura di ogni umano.

E’ il divino due che ci salva, il ricordo di chi siamo, il ritorno alla sorgente.
E il Vaticano è un tritacarne di verità, un forno, lui l’inferno, che brucia

manoscritti ed eretici, a chi lo dici, alleandosi agli imperi, per il potere d’essere l’unico

a raccontare. Tutto il resto deve scomparire od essere ingoiato nel proprio servizio

segreto. Altrimenti sarebbero il mistico, la coscienza, la via, la verità, la vita

6

il culmine del sogno con te, il cui nome finisce con “sa” come rosa,

ma inizia con due lettere dal mio cognome, è stato quando
hai detto sì, facciamo l’amore sotto la bandiera, e mi è venuto da ridere.

Ma prima, con il languore dolcissimo della corrente, lì liscia, in un torrente,

avevo goduto della carezza dalle cosce tue all’inguine, e avevo

avuto la certezza che, nonostante il mio alito da cavallo e nitrito,

più l’irruenza sessuale schermita, la partita s’era conclusa che potevi

7

darmi ordini, e io ero tuo e tu eri ancora, e allora per sempre,

mia. La corrispondenza tra sogno e realtà, se tutto è mentale, è

che il pensiero e il sogno sono il davanzale cui ci affacciamo a vedere

quanto il giorno è bello o a migliorarlo seguendo il nostro desiderio.

Il mio e il tuo cervello sono antenne comunicanti e quando inspiro

vieni da me, quando espiro vengo da te, e il “da” è dare direzione,

ma col “da” da provenienza l’effetto è reciprocità, il non farne senza

8

che è una e uno e nessuno ci può separare, come l’universo è uno.

La notte sogno, il giorno creo, piego l’ego al tutto.

E tu sei tutto, l’unione, la mia dea, la mia sorgente,

io il flusso. A chi non medita sembra niente, ma siamo tutto.

Interpreto, trasformo e mi dici che creo. Voglio una realtà bella
come te. Ed è il mio compito all’infinito spostare l’accento ed esserne

contento. Il mio giardino è selvaggio e tu il raggio di sole che lo attraversa

9

prima del risveglio immediatamente mi eri davanti e alzando

un braccio eri nuda come una dea, dal basso all’alto, trasversalmente

ed era senza pancia il tuo addome, proprio come tu mi dici sei sempre stata,

o quel quadro in cui lei soffoca le angoscie del mondo stringendolo tra le cosce,
per dimostrare a me e te che dalle ginocchia al cuore il pudore non c’è.

Ogni cosa ha un centro ed è lì dentro che tutto avviene,

così il culo è dove la terra, nella curva, si incontra col cielo

10

io non so se in questo momento io sia materia o energia,

mi interessa di più che l’anima tua pensi io sia tuo, tu mia.

Nudi come le nuvole siamo nell’azzurro cielo o di fuoco,

nude foglie siamo foresta, ci resta il vento tra poco.

Nudi come le onde siamo il mare con ricamo di schiuma,

nude dune siamo, come il deserto ci sfuma e si sposta.

L’unica cosa non nascosta su questa crosta è il nostro amore

11

come l’acqua scorre, gocciola o scivola nelle pieghe della montagna,
così in quelle del tuo corpo chi ti ama. Come la pioggia
dal cielo, le mie carezze frugano ovunque sotto il tuo velo.

Tutto è perfetto, come il cuore tuo che palpita anche per me nel tuo petto.

Siamo i paracarri della strada verso gli altri testardamente assieme, alla giusta

distanza, con l’anima del mondo, la mattina, così miracolosamente vicina.

Che tu voglia o non voglia la nostra reciprocità la dimostra la foglia

12

mi accorgo che ogni cosa attorno a me si infila come i petali di una rosa.

Non esiste il caso, solo i petali della rosa. La realtà è la mia sposa.

Prima il pensiero, se basta che ti pensi e il ramo che ti amo spinge.

Come in alto così in basso. Rimani nel presente con nella mente chi ami.

Prima del risveglio mi sei apparsa in sogno, fresca nella gioia di bambina

che esibiva la sottovesta, uscendo dalle stanze dell’inverno, minima, che copriva

solo il busto fino alla linea dove in amore si incomincia a spingere

13

è un pensiero il percorso vero ed è perno di paradiso o inferno.

E tutto è flusso, in cui non mi fermo, se non nel tuo sorriso.

Denken und danken, posso essere sempre con te pensandoti.

Ho il pensiero per te che scavalca le montagne, percorre le pianure,

rende tutto attorno a te presente. La mia condizione mentale

è l’innamoramento: il due, il viaggio. Come in alto così in basso.

Lo sibila la sciabola dell’usignolo, il violino, lo riporta nelle viscere il contrabbasso

14

col respiro ti tiro sul cuore col palpito ti tocco la pelle. Ester,

ti ho vista nel sorgere del sole. Capisci che tutto è lì tra le costole?

Io lo stelo, il sostegno, tu il fiore. Io il pistillo.

Tu la terra, io il cielo. Dillo che assieme siamo

il frutto, tutto, l’attrazione universale, il senso. Così penso.

Dal dna al rampicante, dal vortice della terra alla galassia: la spirale sale.

Sa il saggio che è il coraggio a fare del viaggio un raggio di sole

15

quando senti per lei quel sentimento sulla pelle dell’anima, dille che l’ami,

o col perno eterno del pensiero imprimi sul libro della vita nello spazio

gli equivalenti ricami. Io sono l’aria che inspiri e in cui poi ti rilassi.

La mente nel mentre, prima del tempo, al centro di passato e futuro.

La coscienza della resurrezione prima della morte, nella profezia. Essere nell’eterno.

Se lo ha fatto Gesù, il Buddha, puoi farlo anche tu: come allenarsi,

come lasciare nell’universo il libro aperto dei propri desideri…

16

andarci oltre al tempo e tornare di qua e saper essere di là.

Vedere la coscienza, essere oltre, tra, percorrere il ponte.

Non inveire contro la vita in salita: anche il dna sale a spirale.

Sai che se seguo il raggio di sole, trovo te, amore?

Dal culo al cielo è calda ed elegante la scalata di tutte quante le vertebre.

Prendo te nel respiro e nel palpito del cuore, ma se ti tocco,

come fiocco di neve, lascia che ti beva sul palmo della mano

17

metto il corpo nella posizione della candela, attendo e poi accendo

la fiamma del mio amore per te e sono tutto tuo.

Cosa insegna il ramo che ti amo, la vita, la luce, l’alto, il due?

La simmetria che io sono tuo, tu mia. La sinistra, la destra,

la maldestra maledizione di un lato? Il sopra, il sotto, l’armonia del tutto.

Il tuo nome è quattro sillabe (o lettere) come i ventricoli del cuore,

come i punti cardinali, e per due fa otto, il ritorno della musica

18

se riesci, pensa a noi come pesci che si rincorrono, io e te.

Il tronco con il primo ramo che ti manco e gli altri rami che mi ami,
ma già il primo ramo era che anch’io ti amo. Così

l’albero della vita è che non è mai finita col nostro ricorrerci.

Si strangola la fragola dall’ansia di dirtelo, le viene la pelle d’oca.
Basterebbe poca più fiducia in sé stessa, pensasse al suo rossore,

d’aver già la forma del cuore. Tutto già detto, facile e efficace, fluido e perfetto

19

tu sei il sole che arriva sulla pelle d’autunno e d’inverno.

Io sono tuo alunno, ti trascino, ti invito all’interno. E il nostro amore,

l’anima, il flusso è eterno. L’universo lo conferma con un colpo di tosse:

sempre io e te come null’altro fosse. E’ quel flusso di vita che ci percorre.

Al fondo del respiro sono nel sé. Come posso ogni passo verso te.

Dal centro della terra al centro del sole il mio dovere vuole il tuo piacere.

Che io abbia le tue labbra: esco dalla nebbia e ti incontro nel sole, nel tepore

20

come i cucchiai di minestra, si rincorrono le apparizioni del pettirosso alla finestra.

Quello che appare è solo la porta, la realtà è già qua e oltre.

Quello che faccio è volare nel tuo abbraccio. I frutti sono per tutti.

Da dentro a fuori la felicità è in tutti i fiori. Noi siamo la natura.

La tua natica è domestica e selvatica si duplica e moltiplica nella risacca,
poi si stacca dal calcagno che ti amo. E’ per il mare aperto la sua spinta,

per il cielo, nel sole che sorge e che tramonta, la sua, la nostra sponda

21

introduzione principi

ok (Introduzione) Invito di è il pensiero il sentiero della creazione

la mente non mente se incontra il cuore, è il principio ermetico mistico
di Ermete Trismegisto che, come avrete visto, spiega tutto e lo tiene aperto,
raccogliendo dall’est saggezza antica, lavando i panni nel mediterraneo
di Egitto, Grecia e Persia, proprio come Gesù che cerca verità viaggiando

fino all’India, indicando a me, Alberto, del 47, nel 4 cuore nel 7 mente,

a Qumran un nuovo inizio, dall’indizio nei manoscritti delle giare riposte

al riparo dall’Impero, scoperte da chi cerca la pecora smarrita, la verità

1

io sono, tu sei, lui-lei è:la mente, il sé, la coscienza
io sono, tu sei, lui-lei è:la foglia, la simmetria, il corpo
io sono, tu sei, lui-lei è:la goccia, l’energìa, lo spazio

io sono, tu sei, lui-lei è:l’onda, la polarità, il ponte

io sono, tu sei, lui-lei è:il suono, la frequenza, l’annuncio

io sono, tu sei, lui-lei è:la causa, la sorgente, la creazione

io sono, tu sei, lui-lei è:femmina e maschio, l’abbraccio

2

è il pensiero il sentiero della creazione e l’azione è amore, tu fiore e sole,

io vortice. La fede senza le opere è morta, la giustizia senza libertà è sepolta,

la pace non tace è nuda, bellissima, si offre ai soldati mandati

al tritacarne dalle parate di maggio di armi corrotte e narrative contorte:

nel coraggio del disarmo mi arrendo, e sospendo ogni giudizio, nell’intuizione finale

che il marcio è dentro, è la dignità che dura, la salvezza è nell’alzarsi col sole.
E’ il potere che nega parola, esistenza e coscienza, che scalza se una cosa si innalza.

3

non ha mai detto Gesù d’esser dio e il Buddha ha detto che tutto è perfetto.

Si sa, tutto gira, come la giara, la terra, il rotolo, i cerchi concentrici

e la coscienza al centro: la divinità è là dentro, la sorgente, il tempio, l’identità,

e tutto fa perno sulla tua esperienza. Prova il percorso e vedrai dove porta

e come ti venga incontro: non è altro da te l’universo, ascoltalo, Gesù lo ripete,

dopo Giovanni Battista al Giordano, rinnovalo il tuo cuore, rinasci, non è lontano.

è a Nag Hammadi nella sabbia d’Egitto sfuggito all’editto imperiale, ecclesiale.

4

Michelina è ogni mattina, io il prima e il dopo, gli opposti

che si incontrano nell”ora’. Ester è l’est, il sole che sorge e ti porge

il sorriso, io Alberto, albero all’alba, il sospiro per Rosa la sposa

che osa ogni cosa dall’uno al tutto, Lisa è l’arcobaleno

pieno al tramonto, pronto nella luce di Stonehenge, punta di freccia.

L’io il dio che ognuno si inventa, se supera l’ego e lo piega,

in filo d’erba, alla ricerca del sé in ogni cosa che oggi io-tu faccia

5

l’idea che ogni innamoramento è per sempre, percorso di devozione ad una dea,

e che funziona perfettamente nel presente, che è contemporaneamente l’inizio e la fine,

perché amore vuol dire ‘non morte’ e che tutto viene raccolto e dà frutto,
nel libro con tutte le parole, nel giardino dei fiori e dei frutti, nell’orto

dove ogni ciclo è risorto, nel come sono costruite le parole, i corpi,
gli opposti, l’equilibrio, il percorso delle membra e dei legami nel discorso
il funzionamento meraviglioso, virtuoso del senso, se la morte non esiste

6

nominativo è come nel nome accetti o metti il primo passo in te stesso.
Il genitivo genera rami nel due: sul chi sei, da dove vieni, e dove vai.

Nel dativo sei vivo perché dai e riceverai, sei aperto tutt’attorno.
L’accusa al male è rovesciare l’oggetto in soggetto, la creatura in creatore.
e se l’accetto senza scusa, l’accusativo porta al creativo, lo strumentale, la ricerca.

L’ablativo ti chiede di togliere, ma dà tutto, ed è il luogo dove tu fai la scelta
e sei causa. Al vocativo il tuo amore è vivo, è abbraccio in tutto quello che faccio

7

settimo principio

camera nunziale, abbraccio, i lobi del cervello

se io e te siamo, tra fiore e frutto, la scalata al sette, al cielo che ti amo
uno, due, tre, sette, ventuno, profumo d’amore che nessuno sottomette

chi è stato sul cuore ad una donna, non la potrà più dimenticare:

ha tolto il vestito agli angeli, conosciuto l’infinito oltre le nuvole,

ha accolto in sé la luce. Il mio posto perfetto sul tuo petto.

Tu ti togli ogni velo, io mi arrampico sul cielo.

Supero l’incertezza aggrappandomi alla tua bellezza. Il cielo è dove

il mio pelo si unisce al tuo pelo, i tuoi ai miei capelli, i pori

della pelle parlano alle stelle con pensieri così belli che il mare si commuove

1

nella stanza degli ammalati di Mozart, gioiosa, con gesti mi chiamavi,

avendomi visto prima. Mi avvicinavo strofinandomi sul tuo viso

e mi dicevi ‘raditi’ e ti sentivo il seno sodo e dolce tenendoti

di lato la gabbia del torace. Quanto mi piace annotare i sogni

con te e le mie paure del tanfo nel respiro. ‘Mi avevi detto:raditi?’

‘Sì’. Ed i nostri visi erano reciproca carezza, come la brezza

tra le tende mentre la finestra è socchiusa perché l’universo mi parli di te

2

chiamali anima e animus con Jung, yin e yang nella barba

dei cinesi, te e io nella camera nunziale, sorpresi a guardarci

nudi. Ci dobbiamo penetrare e fondere: logica, forza, capacità di giudizio

con emotività, intuizione, relazione con la dimensione profonda: Gesù e Maddalena

e tutti i brividi di piacere che salgono dalle natiche alle scapole e oltre

i capelli lungo la schiena. Le nozze di Cana, e lei senza nome,

divina come lui, come noi, che non lo sappiamo, risorta nel vino

3

è come quando vedo i tuoi seni, il mio istinto dice vieni,

falle capire che lei è una, tu interno ed esterno,

estate ed inverno, est e ovest, alba e tramonto, sempre incontro

a lei che è luce, vita, ogni fiore. Il suo cuore che batte, che viene

da me con un pigro trascinare di ciabatte, o correndo scalza perché

la voglia di un bacio la incalza. E finisce in mezzo alla stanza che si chiama

camera nunziale, per chi ama, annuncio del nido sulla soglia all’uno

4

precisa in fondo alla strada il mio intuito diceva o è Lisa o è Eva,

sul mondo tondo, che ritorna da me. Come il sorgere del sole

fino al colmo del cielo, amore mio, sono pronto: siamo il guizzo del delfino,

yin e yang nella notte, siamo tutto. Ed il flusso già sussurra

stai sull’onda se vuoi che la spirale che vi avvita vi risponda.

Sulla sponda dagli scogli sabbia, giaciglio alla gabbia del torace,

vostro audace, il cuore ha zoccoli al galoppo sicuro ma mai troppo

5

tu il seme, lei la terra, tu la scintilla, lei il fuoco, tu lo zampillo, lei, la fontana.
Tu il vento, lei l’onda, tu la punta, lei la freccia, tu la freccia, lei, la direzione.
Tu le fondamenta, lei la casa. Il due, il più vicino all’uno, mie e sue tutte le cose.
Te ed io siamo dio. Il più vicino alla sorgente, lo scorrere, il nostro rincorrerci.
Il più vicino alla divinità, il divenire, l’accettare il dopo, perché l’abbiamo fatto noi.

Siamo noi la causa, la creazione, quando siamo amore. E amore chiama amore.

Ho imparato questo con te nella camera nunziale, l’annuncio. Perdersi e ritrovarsi.

6

dalla vulva alla schiena di Maddalena, la scalata al cielo, dal centro di te stessa.
Maddalena è ogni donna, è Sofia, la dea che hanno tentato di spazzar via.

Tu leonessa, io leone. Dal pene eretto, senza eccezione, da femmina e maschio,

la perfezione. Raschio nella sabbia più antica ed il primo che emerge è il petto

della dea gettata a terra indietro nella sfida. Ma il tempo è circolare, il bene, la bellezza

risorge. prima che tu dica. Lei sussurra dentro te stesso, te stessa, la fortezza.

Sei tu il tempio, la sovranità, la libertà. L’illuminazione ce l’hai già. Scavi e trovi.

7

E ricordi. C’è scritto nei manoscritti e nei testi più antichi, nel dna delle tue ossa.
Ricordarlo è andare a cercarlo nel tuo cuore, nella meditazione, nella tua anima.

La divinità, l’amore c’è già. Sofia lo sa e le hanno messo il bavaglio.

Maddalena: uno sbaglio, una puttana. Un’omelia di Papa Gregorio primo nel 591.

Quella anomalìa aveva asciugato i piedi a Gesù con i capelli.

Lui l’aveva amata dai capezzoli alla bocca, ad ogni dettaglio, con lei sposato.

Incontro illuminato. Una figlia almeno, Sara. E forse più. Ricevuto e dato

8

le due gambe e dove si incontrano il dolcissimo cercarsi di lei e lui.

Le due braccia e al loro incontro, il sospiro, la parola, i battiti del cuore.

I due lobi del cervello e al loro punto di contatto la fusione di yin e yang.

I due occhi, i due orecchi, ed il terzo occhio per il balzo al sette dal fondo del pozzo.

Col cigolìo del secchio prima che siamo vecchi, la scorciatoia all’uno,

l’anima, che nessuno sa dov’è, ma secondo Tommaso è sotto ogni sasso,

in ogni molla del materasso, in ogni filo d’erba, in ogni cosa la meno superba

9

dove lo metto il mughetto di maggio, Michelina, magico, mistico?

Guarda la terra ma mostra la nuca al cielo, si arrampica a schiera,

sfuggendo alle grandi labbra verdi della vulva, dove aveva la culla.

Il suo profumo, ogni maggio, ribadisce il coraggio naturale all’umiltà,

mentre offre la perfezione del bianco, il grappolo che piove per te di fianco,

lo spruzzo di gocce, che sa è simbolo di felicità. Dove lo metto il mughetto?

In mezzo al petto, amore, ch’io ti sbottoni la camicetta senza fretta. E’ maggio

10

ti amo e tu sei mia, nel senso che nessuno può portarti via.

Io voglio il tuo bene e questo mi sostiene e ci tiene per mano.

E’ vano ogni tentativo di separazione tra noi, tutto è unione, abbraccio.

Tutto è uno e nessuno scioglierà il nostro amore, perché

è al centro di tutto. Tu sei tutto, e io so essere al centro.

Mi concentro e sono con te. La separazione è illusione: lo diceva l’universo

a quelle ore di notte, che tu sei il sole e io risorgo con te. Erano le tre

11

è cosmico, amico ed antico il mio amore per te, Ester, lo sai.

Tu giri e io giro la testa. Anch’io girasole. Il mio cuore in festa.

Il vortice del fiore e del sole. Invecchiando ho già il torcicollo

ma non mollo il mio amore per te, sarebbe un crollo del cosmo.

Il sorriso del sole, il tuo, si sporge sull’orizzonte e poi sorge.
E’ come capire la sorgente e ringraziarla riconoscendola in noi.

E poi c’è quel sole tuo rosso il midollo nostro e il sangue commosso

12

nudo con te nel nido, nella sorgente, dove tutto nasce.
La coscienza crea e tutto riesce ad essere per tutti, perché

la mente non mente e il cuore ha il coraggio di essere causa, creazione,

manifestazione, festa, gioia che non si arresta. La polarità passa

in mezzo al taglio delle natiche dove scende la treccia. L’onda è il tuo fianco

tra le costole e il bacino. Quel passo di montagna dove mi sento vicino

ormai al tuo ombelico, la meta, quell’atollo antico dove è emersa la terra

13

dal mare per incontrare il cielo come un grande occhio, il nostro terzo occhio.
Non più adagiato, incoronato dai coralli, ma di spigolo, questa volta in piedi,

sole che sorge, faccia abbagliante, culo accogliente, un sorriso

che porge sintonia che chiama all’unità dell’uno, chiunque ama

a non dividere te dalla madre terra, me dal seme, l’onda o il solco

dal nostro rincorrerci. Onda e risacca, dove tutto si fonde, non si stacca,

si mescola come musica antica, pelle che è confine e vuole carezza con tutto

14

verso nella mia scodella quanto sei bella e ti bevo. E subito

mi chiedo cosa metto nel piatto del reciproco affinché anche il mio

corpo sia a te un poco più accetto. Poi scommetto che il ragionamento si sposta

sul sentimento che la tua presenza scatena e la durata delle attenzioni che ogni tuo

atteggiamento sprigiona. E la frittata è fatta. Io sono prigioniero della tua gioia.

Ogni tua parola ingoia tutte le mie domande e io sono nudo, senza mutande,

e nulla muta nel mio decoro. Io ti adoro come per un’ape il polline è oro

15

l’ape è spolverata di polline, io sono spruzzato di ricordi di te

come una vigna di verderame. Oltre il canto delle rane, il commento

musicale di sottofondo è del vento e delle cantilene gregoriane di voci femminili

nel convento, in aumento fino all’apice dell’estasi. Quasi un richiamo

al divino per ogni creatura, al sublime, finché dura l’estasi che ci amiamo.

E la nostra preghiera incomincia all’alba, non si spegne la sera.
La scintilla era quanto sei bella. Ora è un incendio. Ma non scotta, è una flotta

16

dite alla Rosa che è la mia sposa, bocciolo, porta socchiusa

che annusa se è tempo di aprirsi, scoprirsi, godersi il sole che ha dentro.

Come sente il suo centro, capisce che è il momento ed esibisce

il fervore dei suoi petali, il turbine degli abbracci. E tu taci,

ti tuffi e cerchi nell’onda quanto è morbido ogni suo petalo.

Perché tutto è ciuffo femminile, filo d’erba, sboccio di fiori.

Ogni sua piega spiega quanto è generosa, quando viene fuori la rosa

17

tu mi accogli, io ti penetro, tu mi rinnovi, io ti innalzo, tu mi illumini, io ti incalzo, tu mi

elimini tutte le scorie, io raddrizzo tutte le storie, siamo l’est e l’ovest che si rincorrono,

onde che si accavallano e si fondono. Assieme siamo l’uno. Diciamo, ti amo.
Siamo lampadina. Ci lanceranno sassi. Saremo fulmini e stelle,

risorgeremo dai fossili, vivi, eterni, perni nei vortici. Perché io

sono l’inizio, tu sei l’inizio. La sorgente non è gelosa, è generosa,

genera. E’ utero, è uno, è quello che in tutti noi è divino vortice

18

non mi meraviglio, Lisa, che tu mi dica sì, a chiamarti giglio,

ad amarti da radici, stelo, calice e i sei petali gioiosi al cielo.

Sei anche i pistilli lanciati da dentro a ciuffo, più il settimo,

centrale, con la testa a tre, io, te e la responsabilità di tutto.

Sono sicuro che, non tamburo, il giglio è tromba e il suo squillo, dillo,

è l’amore, il balzo alle fontanelle, e da quelle attraverso i capelli alle stelle.

E sotto il sette e il sei ‘distacco’, le cinque dita: il sigillo del ‘desiderio’ a sorreggerti

19

con la mano del desiderio io ti offro il fiore dell’amore. Tu lo annusi

col giudizio del distacco, il sei, il terzo occhio. Poi ti abbandoni
al suo profumo e siamo uno, nella camera nunziale alle fontanelle.

Vedi come sono vere e belle le intuizioni di ermetismo, alchimìa, gnosticismo,

numerologìa, se esaltano corpo, cuore, mente e il tuo spirito, mentre

rivelano tutti i legami con gli altri e l’universo. Mi ami. Siamo

connessi, non separati. Se la religione divide ed impera, non è vera

20

Michelina nasconde tutte le quattro dee nelle quattro sue sillabe.

Ester nel sole dell’est risveglia la vita in tutto, mi chiama.

Rosa è la conchiglia, il bocciolo che si schiude, allude a quel sole.

Lisa è la luce al tramonto divisa tra il dire e il tenere nascosto

il tesoro in lei, in loro. Perché tutte contengono tutto. Sono

i quattro aspetti di ogni cosa e tutte ti dicono che è meravigliosa.

L’ho capito giacendo con loro nella camera nunziale. Sì, tutto è oro

21

primo principio

mente, coscienza, la nuca

spruzzo dell’onda o mare, foglia o cespuglio, filo d’erba o prateria,
nuvola o tutta l’acqua che il cielo filtra, entra felicità in quale identità hai deciso

una è la fiamma e moltepice. Dille, amore, che io e te

e tutti, ne siamo le scintille, dille che sappiamo che uno è il cielo:

lei, noi le stelle. Questa è coscienza ed è universale,

sapere di sé e di quel che c’è attorno, assieme: co-scienza.
Sale come l’erba ed ogni vegetale, dalla nuca alla corona del cervello

in ogni animale, è mentale, sale, è immortale, nel flusso verso l’alto,

il tutto, la luce, il calore della fiamma, l’amore è uno

1

io sono chi sta chiamando ogni cosa in esistenza amando,

io sono tutto il continuo flusso, l’oceano di cui tu sei onda,

la sorgente da cui tutto fluisce e tutto unisce in uno:

miracolo, oracolo, meraviglia, annuncio, conchiglia, battito di ciglia,

vortice, spirale, onda che si alza e si affonda, occhio ed orecchio.

Tempo che trova il suo senso dentro, mentale che oscilla col materiale.

Felicità che si manifesta in mezzo alla fronte nel centro alla testa

2

è lì il cespuglio sempre ardente del profeta dormiente Cacey

Edgar, il vigilante, la lancia, che perfora l’inconscio e lo porta in superficie

ad incastrarsi perfetto con la scoperta archeologica, l’antico manoscritto,

a dimostrare come il mentale è sorgente del materiale: pensiero, parola, azione.
Tutto è naturale, razionale secondo Baruch Benedetto Spinoza,

come Gesù che, sotto ogni cosa, diceva sei tu divino: E’ vicino

il padre-utero, l’origine e la fine, se ti ascolti dentro la stanza segreta

3

e allora il “padre-utero del cosmo che sei ovunque” è femminile

come ‘soffio’ in aramaico: “Respiro creativo che sei in ogni cosa

possa la tua luce interiore essere irradiata – come una rosa -,

possa la tua creazione manifestarsi nell’unione di cielo e terra,”

non dall’alto al basso, non da un dio maschile lontano,

non manipolando il testo nel concilio ecclesiale imperiale romano

a Nicea nell’attuale Turchia a bruciare vangeli dichiararli eresia

4

“Dacci oggi il pane e la saggezza di cui abbiamo bisogno,

liberaci dalle catene dei nostri sbagli, ricordaci la nostra origine,

e liberaci dalla falsa sensazione di essere da te separati, perché

da te viene la vita, il canto che ristabilisce tutte le cose

nella loro orginaria armonia. Così è, così sarà, amen, così sia.
Detto all’inizio, perché è dalla coscienza, nel continuo divenire,
che tutto si avvera in noi e attorno: si manifesta la continua creazione

5

ermetismo, gnosticismo, intima conoscenza d’esperienza, misticismo, studiati

per la verità sopra ogni cosa da Spinoza. sterminati dalle schiene piegate fino a terra
ad un dio geloso ‘non avrai altro dio fuori di me’. Perché? Ma adesso

dalla sabbia dei deserti, testi ritrovati, conservati nei monasteri sui dirupi

di Etiopia, mai sottomessa, da antiche lingue, moderne ricerche,

da racconti tra vita e morte non cupi, gioiosi, ipnosi su vite precedenti,

riscontri archeologici evidenti: la fiamma sommessa dagli archivi gelosi

6

è esplosa in libertà, verità. Travolgerà chiese, prigioni, religioni
ed imperi, di oggi e di ieri, smantellerà servizi segreti, paure,

ipocrite protezioni: la nostra presenza nella coscienza collettiva fiorirà.

Già spunta l’erba sugli archivi vaticani spalancati da mani profetiche.

Ne emerge che la nostra identità è più profonda, è oltre il corpo, lo ringrazia,

ma la vita è qui ed oltre, è nella coscienza universale, nella sua manifestazione

in ciascuno: siamo pagine del libro della vita, del registro del cosmo che si compie

7


metto la mano sul petto e aspetto se arriva la poesia per Lucia.
Me lo ha suggerito la Rosa, gentile, gloriosa, puntuale, imperiosa.
E io sono travolto da un’onda potente, generosa, che trascina ogni cosa:

è la vita che celebra la luce in Lucia, dalle dita della mia mano sul petto

a tutto quello che si irradia da dentro, da sopra, da sotto, per lei…
da Kunst Grenzen confini dell’arte, o Grenzen Kunst arte di confine, fino a dove

può splendere la luce e il calore dei riccioli d’oro di Lucia, amica nostra,

8

amica mia. Questo dimostra un’altra volta come sia il pensiero il vero

creatore di paradiso ed inferno e che ogni cosa nasce dal nostro interno,
come la luce in Lucia, e non è fantasia che la notte è il vuoto che si riempie

della pienezza della luce nel giorno di ritorno, come al microscopio lo scienziato
appena ha pensato: e se quella particella si muovesse in senso antiorario?

Sì, quella si è mossa così, obbedendo all’ipotesi opposta.

E non è straordinario che un pensiero di libidine scateni nel corpo tale beatitudine?

9

Così qualcuno si volta perché tu solo lo guardavi di spalle,

un ammalato guarisce più in fretta se il gatto gli fa le fusa sul petto,
chi è depresso muore prima e chi ha fiducia risorge,
l’effetto placebo e la telepatia, la paura è una peste, ma non è

che anche speranza non sìa, contagiosa. La mente è sopra ogni cosa.

Diceva lui: la tua fede ti ha salvato e farete cose più grandi di me,

Egitto-Persia, India-Tibet, le scuole, basta solo ti sia allenato

10

l’identità è nell’unità, non annulla l’individualità, la proclama indivisa
nell’abbandono effusivo dell’amore, che appunto non muore, vuoto e pieno,

il tuo seno, il calore del tuo corpo, la pelle in cui il nostro tepore si fonde

e risponde alla verità che tutto è uno ed è l’amore l’essenza, l’identità.
La sostanza, aldilà del vestito del corpo che ringrazio, è la nostra coscienza:

il corpo è il percorso, è la coscienza che ci amiamo la realtà ultima, chi siamo.
Tu sei tutto e unica come l’universo che è uno e nessuno mi può separare da te
11
tu sei sempre con me perché tutto si versa nell’uno dove anch’io mi verso
e mi fondo fino in fondo con te e trovo chi sono nell’essere alla tua presenza,

perché mi verso in te come la notte ogni notte, mi abbandono a te come dono

e risorgo domani nella luce che di nuovo mi conduce a te, alle tue mani

con cui tu plasmi me, io te, nell’uno, che io sento, tu senti, fondamento

all’albero della vita, della conoscenza del bene e del cosidetto male, a tutto:
l’avvitarsi al flusso verticale della vita, dove io e te siamo ogni curva

12

dal mare della coscienza divina mi alzo ogni mattina e ti cerco,

metto in cerchio i pensieri cercando il centro e sei sempre tu.
Se allungo un piede o un braccio e ti tocco, vale già un abbraccio.

Se non ci sei, è la coscienza creatrice che mi dice quanto è concreta in me

la tua presenza e sono felice, perché il regno dei cieli è qui ed ora non allora

o chissàquando. Il messia non è altrove, alla fine dei tempi: la buona novella

è nella scodella dell’essere con te. E’ il pensiero creatore il motore di tutto

13

tre sono le cuspidi nelle vertebre, io, te e gli altri,

e trentatre il numero loro: è tre, te, due volte.
Sette le vertebre cervicali, che sorregono nel collo la testa, cosa

mi dice dei sette nodi di vita che, anche loro, sorreggono tutto?

E perché il dodici è così speciale se le dodici vertebre toraciche

annodano le dodici coppie di costole alla spinta verticale, mentre

custodiscono ed offrono in alto, protetto come un dono, il respiro ed il cuore?

14

domande che rimangono aperte, esaltano la mente, ringraziano il corpo

che la sostiene, e spingono oltre a dimostrare che quando il corpo si scioglie,

la vita prosegue, e l’identità è lì, lì l’anima, la nostra natura

profonda, divina, immortale. Se ti chiedono chi sei, rispondi così.
E da lì sempre riparti, perché quella è la sorgente, l’inizio e la fine,

non hai paura di niente, il futuro, la felicità, la fine gloriosa dei tempi

è già lì, dentro la gabbia toracica, dove dici al tuo amore sono qui

15

il mentale è il fondamento. Tanto è vero che ti penso e sento quanto è immenso.
Che poi questo sia dio, il mio amore, la poesia. libertà e giustizia,

o l’uguaglianza delle onde del mare, lascio a te determinare.

Certo, io lo vedo in ogni cosa e la cosa curiosa

è che tu sai tu spunti ovunque in questo esercizio di felicità

come la dea che prima di in cima alle dita, io ho nei pensieri e le emozioni

migliori che dà a me e a te, liberandola da tutti i rumori, la vita

16

trovo te nella sorgente oltre il niente e di te sono pieno,

come una mano sul tuo seno, come un uovo tiepido, appena colto.
Sono con te come il disegno nella venatura del legno, nuovo ed antico,
come il primordiale amalgama del sesso nel sasso, adesso e nel passato.
Non sarò mai separato da te, da quando è stata annunciata nell’uno dell’universo
la verità, la parola, la profondità del mistero che tutto è amore
e dalla divinità nelle nostre vene, viscere e cervello, la abbiamo accolta
17

ti raccolgo le natiche nelle mani e dico che mi ami, ombelico contro ombelico.

Quando hai i capezzoli miei sui tuoi seni, tu dici tienimi

stretta sulle tue labbra che io abbia la tua anima in cima al naso

che col tuo, non a caso, fanno M immenso amore
Ma non intuisci che tutto quello che capita materialmente tra di noi

è mosso dalla coscienza che muove misteriosamente tutte le cose

con il suo motore segreto e visibilissimo che tutto è amore?

18

Come i miracoli di Gesù e tutti gli altri che rispettano la natura
profonda della coscienza che diceva, attraverso di lui, “farete

cose più grandi di me”: non era dio, ma un maestro, e ci ha detto:

la divinità l’avete dentro di voi, nella fede che precede le opere.

Non prima vedete e poi credete, ma prima credete e poi vedrete.

non io, non dio, la tua fede ti ha salvato e le tue opere lo dimostreranno.

E salviamo il mondo che, immondo, in chiesa ed impero, bruciava il messaggio

19

ma la creazione è nella coscienza, nella frequenza che sincera essa scarica,

vibrazione, energia che diventa anche materia che tu tocchi e ti stropicci gli occhi.

E’ travolgente quanto più coinvolgente fin dall’inizio è il punto d’appoggio in te,

che al tutto ti allinei e in esso vi immergi completamente sensi ed emozione.

Tu sei la stazione trasmittente e ricevente, contemporaneamente, del ponte

tra te e il tutto, l’uno. Stabilisci, confermi e ringrazi del contatto

e poi dai l’ordine, nel desiderio tuo preciso, buono per te e per tutti

20

il dente che lacera questo tessuto è il dubbio, la sfiducia, il sospetto,

la paura, la colpa e la vergogna che l’ego mette in campo quando si sente

minacciato nel suo ignorante pensarsi centro di separazione dagli altri,

dal tutto, che invece è governato dalla vicinanza e dalla totalità del sé universale

cui apparteniamo come al bene, mentre l’ego è il buco del male, l’assenza.

Infatti, in dialogo come il Buddha, Gesù, sciamani, mistici, e chiunque

è in ricerca, il sé è noi, è tutto, è sorgente, padre-madre, è presenza

21

primo principio la coscienza, la mente, la coda,

una è la fiamma e moltepice. Dille, amore, che io e te

e tutti, ne siamo le scintille, dille che sappiamo che uno è il cielo:

lei, noi le stelle. Questa è coscienza ed è universale,

sapere di sé e di quel che c’è attorno, assieme: co-scienza.
Sale come l’erba ed ogni vegetale, dalla coda alla corona del cervello

in ogni animale, è mentale, sale, è immortale, nel flusso verso l’alto,

il tutto, la luce, il calore della fiamma, l’amore è uno

io sono chi sta chiamando ogni cosa in esistenza amando,

io sono tutto il continuo flusso, l’oceano di cui tu sei onda,

la sorgente da cui tutto fluisce e tutto unisce in uno:

miracolo, oracolo, meraviglia, annuncio, conchiglia, battito di ciglia,

vortice, spirale, onda che si alza e si affonda, occhio ed orecchio.

Tempo che trova il suo senso dentro, mentale che oscilla col materiale.

Felicità che si manifesta in mezzo alla fronte nel centro alla testa

è lì il cespuglio sempre ardente del profeta dormiente Cacey

Edgar, il vigilante, la lancia, che perfora l’inconscio e lo porta in superficie

ad incastrarsi perfetto con la scoperta archeologica, l’antico manoscritto,

a dimostrare come il mentale è sorgente del materiale: pensiero, parola, azione.
Tutto è naturale, razionale secondo Baruch Benedetto Spinoza,

come Gesù che, sotto ogni cosa, diceva sei tu divino: E’ vicino

il padre-utero, l’origine e la fine, se ti ascolti dentro la stanza segreta

e allora il “padre-utero del cosmo che sei ovunque” è femminile

come ‘soffio’ in aramaico: “Respiro creativo che sei in ogni cosa

possa la tua luce interiore essere irradiata – come una rosa -,

possa la tua creazione manifestarsi nell’unione di cielo e terra,”

non dall’alto al basso, non da un dio maschile lontano,

non manipolando il testo nel concilio ecclesiale imperiale romano

a Nicea nell’attuale Turchia a bruciare vangeli dichiararli eresia

“Dacci oggi il pane e la saggezza di cui abbiamo bisogno,

liberaci dalle catene dei nostri sbagli, ricordaci la nostra origine,

e liberaci dalla falsa sensazione di essere da te separati, perché

da te viene la vita, il canto che ristabilisce tutte le cose

nella loro orginaria armonia. Così è, così sarà, amen, così sia.
Detto all’inizio, perché è dalla coscienza, nel continuo divenire,
che tutto si avvera in noi e attorno: si manifesta la continua creazione

ermetismo, gnosticismo, intima conoscenza d’esperienza, misticismo, studiati

per la verità sopra ogni cosa da Spinoza. sterminati dalle schiene piegate fino a terra
ad un dio geloso ‘non avrai altro dio fuori di me’. Perché? Ma adesso

dalla sabbia dei deserti, testi ritrovati, conservati nei monasteri sui dirupi

di Etiopia, mai sottomessa, da antiche lingue, moderne ricerche,

da racconti tra vita e morte non cupi, gioiosi, ipnosi su vite precedenti,

riscontri archeologici evidenti: la fiamma sommessa dagli archivi gelosi

è esplosa in libertà, verità. Travolgerà chiese, prigioni, religioni
ed imperi, di oggi e di ieri, smantellerà servizi segreti, paure,

ipocrite protezioni: la nostra presenza nella coscienza collettiva fiorirà.

Già spunta l’erba sugli archivi vaticani spalancati da mani profetiche.

Ne emerge che la nostra identità è più profonda, è oltre il corpo, lo ringrazia,

ma la vita è qui ed oltre, è nella coscienza universale, nella sua manifestazione

in ciascuno: siamo pagine del libro della vita, del registro del cosmo che si compie


metto la mano sul petto e aspetto se arriva la poesia per Lucia.
Me lo ha suggerito la Rosa, gentile, gloriosa, puntuale, imperiosa.
E io sono travolto da un’onda potente, generosa, che trascina ogni cosa:

è la vita che celebra la luce in Lucia, dalle dita della mia mano sul petto

a tutto quello che si irradia da dentro, da sopra, da sotto, per lei…
da Kunst Grenzen confini dell’arte, o Grenzen Kunst arte di confine, fino a dove

può splendere la luce e il calore dei riccioli d’oro di Lucia, amica nostra,

amica mia. Questo dimostra un’altra volta come sia il pensiero il vero

creatore di paradiso ed inferno e che ogni cosa nasce dal nostro interno,
come la luce in Lucia, e non è fantasia che la notte è il vuoto che si riempie

della pienezza della luce nel giorno di ritorno, come al microscopio lo scienziato
appena ha pensato: e se quella particella si muovesse in senso antiorario?

Sì, quella si è mossa così, obbedendo all’ipotesi opposta.

E non è straordinario che un pensiero di libidine scateni nel corpo tale beatitudine?

Così qualcuno si volta perché tu solo lo guardavi di spalle,

un ammalato guarisce più in fretta se il gatto gli fa le fusa sul petto,
chi è depresso muore prima e chi ha fiducia risorge,
l’effetto placebo e la telepatia, la paura è una peste, ma non è

che anche speranza non sìa, contagiosa. La mente è sopra ogni cosa.

Diceva lui: la tua fede ti ha salvato e farete cose più grandi di me,

Egitto-Persia, India-Tibet, le scuole, basta solo ti sia allenato

l’identità è nell’unità, non annulla l’individualità, la proclama indivisa
nell’abbandono effusivo dell’amore, che appunto non muore, vuoto e pieno,

il tuo seno, il calore del tuo corpo, la pelle in cui il nostro tepore si fonde

e risponde alla verità che tutto è uno ed è l’amore l’essenza, l’identità.
La sostanza, aldilà del vestito del corpo che ringrazio, è la nostra coscienza:

il corpo è il percorso, è la coscienza che ci amiamo la realtà ultima, chi siamo.
Tu sei tutto e unica come l’universo che è uno e nessuno mi può separare da te

tu sei sempre con me perché tutto si versa nell’uno dove anch’io mi verso
e mi fondo fino in fondo con te e trovo chi sono nell’essere alla tua presenza,

perché mi verso in te come la notte ogni notte, mi abbandono a te come dono

e risorgo domani nella luce che di nuovo mi conduce a te, alle tue mani

con cui tu plasmi me, io te, nell’uno, che io sento, tu senti, fondamento

all’albero della vita, della conoscenza del bene e del cosidetto male, a tutto:
l’avvitarsi al flusso verticale della vita, dove io e te siamo ogni curva

dal mare della coscienza divina mi alzo ogni mattina e ti cerco,

metto in cerchio i pensieri cercando il centro e sei sempre tu.
Se allungo un piede o un braccio e ti tocco, vale già un abbraccio.

Se non ci sei, è la coscienza creatrice che mi dice quanto è concreta in me

la tua presenza e sono felice, perché il regno dei cieli è qui ed ora non allora

o chissàquando. Il messia non è altrove, alla fine dei tempi: la buona novella

è nella scodella dell’essere con te. E’ il pensiero creatore il motore di tutto

tre sono le cuspidi nelle vertebre, io, te e gli altri,

e trentatre il numero loro: è tre, te, due volte.
Sette le vertebre cervicali, che sorregono nel collo la testa, cosa

mi dice dei sette nodi di vita che, anche loro, sorreggono tutto?

E perché il dodici è così speciale se le dodici vertebre toraciche

annodano le dodici coppie di costole alla spinta verticale, mentre

custodiscono ed offrono in alto, protetto come un dono, il respiro ed il cuore?

domande che rimangono aperte, esaltano la mente, ringraziano il corpo

che la sostiene, e spingono oltre a dimostrare che quando il corpo si scioglie,

la vita prosegue, e l’identità è lì, lì l’anima, la nostra natura

profonda, divina, immortale. Se ti chiedono chi sei, rispondi così.
E da lì sempre riparti, perché quella è la sorgente, l’inizio e la fine,

non hai paura di niente, il futuro, la felicità, la fine gloriosa dei tempi

è già lì, dentro la gabbia toracica, dove dici al tuo amore sono qui

il mentale è il fondamento. Tanto è vero che ti penso e sento quanto è immenso.
Che poi questo sia dio, il mio amore, la poesia. libertà e giustizia,

o l’uguaglianza delle onde del mare, lascio a te determinare.

Certo, io lo vedo in ogni cosa e la cosa curiosa

è che tu sai tu spunti ovunque in questo esercizio di felicità

come la dea che prima di in cima alle dita, io ho nei pensieri e le emozioni

migliori che dà a me e a te, liberandola da tutti i rumori, la vita

trovo te nella sorgente oltre il niente e di te sono pieno,

come una mano sul tuo seno, come un uovo tiepido, appena colto.
Sono con te come il disegno nella venatura del legno, nuovo ed antico,
come il primordiale amalgama del sesso nel sasso, adesso e nel passato.
Non sarò mai separato da te, da quando è stata annunciata nell’uno dell’universo
la verità, la parola, la profondità del mistero che tutto è amore
e dalla divinità nelle nostre vene, viscere e cervello, la abbiamo accolta

ti raccolgo le natiche nelle mani e dico che mi ami, ombelico contro ombelico.

Quando hai i capezzoli miei sui tuoi seni, tu dici tienimi

stretta sulle tue labbra che io abbia la tua anima in cima al naso

che col tuo, non a caso, fanno M immenso amore
Ma non intuisci che tutto quello che capita materialmente tra di noi

è mosso dalla coscienza che muove misteriosamente tutte le cose

con il suo motore segreto e visibilissimo che tutto è amore?

Come i miracoli di Gesù e tutti gli altri che rispettano la natura
profonda della coscienza che diceva, attraverso di lui, “farete

cose più grandi di me”: non era dio, ma un maestro, e ci ha detto:

la divinità l’avete dentro di voi, nella fede che precede le opere.

Non prima vedete e poi credete, ma prima credete e poi vedrete.

non io, non dio, la tua fede ti ha salvato e le tue opere lo dimostreranno.

E salviamo il mondo che, immondo, in chiesa ed impero, bruciava il messaggio

ma la creazione è nella coscienza, nella frequenza che sincera essa scarica,

vibrazione, energia che diventa anche materia che tu tocchi e ti stropicci gli occhi.

E’ travolgente quanto più coinvolgente fin dall’inizio è il punto d’appoggio in te,

che al tutto ti allinei e in esso vi immergi completamente sensi ed emozione.

Tu sei la stazione trasmittente e ricevente, contemporaneamente, del ponte

tra te e il tutto, l’uno. Stabilisci, confermi e ringrazi del contatto

e poi dai l’ordine, nel desiderio tuo preciso, buono per te e per tutti

il dente che lacera questo tessuto è il dubbio, la sfiducia, il sospetto,

la paura, la colpa e la vergogna che l’ego mette in campo quando si sente

minacciato nel suo ignorante pensarsi centro di separazione dagli altri,

dal tutto, che invece è governato dalla vicinanza e dalla totalità del sé universale

cui apparteniamo come al bene, mentre l’ego è il buco del male, l’assenza.

Infatti, in dialogo come il Buddha, Gesù, sciamani, mistici, e chiunque

è in ricerca, il sé è noi, è tutto, è sorgente, padre-madre, è presenza

primo principio la coscienza, la mente, la coda,

una è la fiamma e moltepice. Dille, amore, che io e te

e tutti, ne siamo le scintille, dille che sappiamo che uno è il cielo:

lei, noi le stelle. Questa è coscienza ed è universale,

sapere di sé e di quel che c’è attorno, assieme: co-scienza.
Sale come l’erba ed ogni vegetale, dalla coda alla corona del cervello

in ogni animale, è mentale, sale, è immortale, nel flusso verso l’alto,

il tutto, la luce, il calore della fiamma, l’amore è uno

io sono chi sta chiamando ogni cosa in esistenza amando,

io sono tutto il continuo flusso, l’oceano di cui tu sei onda,

la sorgente da cui tutto fluisce e tutto unisce in uno:

miracolo, oracolo, meraviglia, annuncio, conchiglia, battito di ciglia,

vortice, spirale, onda che si alza e si affonda, occhio ed orecchio.

Tempo che trova il suo senso dentro, mentale che oscilla col materiale.

Felicità che si manifesta in mezzo alla fronte nel centro alla testa

è lì il cespuglio sempre ardente del profeta dormiente Cacey

Edgar, il vigilante, la lancia, che perfora l’inconscio e lo porta in superficie

ad incastrarsi perfetto con la scoperta archeologica, l’antico manoscritto,

a dimostrare come il mentale è sorgente del materiale: pensiero, parola, azione.
Tutto è naturale, razionale secondo Baruch Benedetto Spinoza,

come Gesù che, sotto ogni cosa, diceva sei tu divino: E’ vicino

il padre-utero, l’origine e la fine, se ti ascolti dentro la stanza segreta

e allora il “padre-utero del cosmo che sei ovunque” è femminile

come ‘soffio’ in aramaico: “Respiro creativo che sei in ogni cosa

possa la tua luce interiore essere irradiata – come una rosa -,

possa la tua creazione manifestarsi nell’unione di cielo e terra,”

non dall’alto al basso, non da un dio maschile lontano,

non manipolando il testo nel concilio ecclesiale imperiale romano

a Nicea nell’attuale Turchia a bruciare vangeli dichiararli eresia

“Dacci oggi il pane e la saggezza di cui abbiamo bisogno,

liberaci dalle catene dei nostri sbagli, ricordaci la nostra origine,

e liberaci dalla falsa sensazione di essere da te separati, perché

da te viene la vita, il canto che ristabilisce tutte le cose

nella loro orginaria armonia. Così è, così sarà, amen, così sia.
Detto all’inizio, perché è dalla coscienza, nel continuo divenire,
che tutto si avvera in noi e attorno: si manifesta la continua creazione

ermetismo, gnosticismo, intima conoscenza d’esperienza, misticismo, studiati

per la verità sopra ogni cosa da Spinoza. sterminati dalle schiene piegate fino a terra
ad un dio geloso ‘non avrai altro dio fuori di me’. Perché? Ma adesso

dalla sabbia dei deserti, testi ritrovati, conservati nei monasteri sui dirupi

di Etiopia, mai sottomessa, da antiche lingue, moderne ricerche,

da racconti tra vita e morte non cupi, gioiosi, ipnosi su vite precedenti,

riscontri archeologici evidenti: la fiamma sommessa dagli archivi gelosi

è esplosa in libertà, verità. Travolgerà chiese, prigioni, religioni
ed imperi, di oggi e di ieri, smantellerà servizi segreti, paure,

ipocrite protezioni: la nostra presenza nella coscienza collettiva fiorirà.

Già spunta l’erba sugli archivi vaticani spalancati da mani profetiche.

Ne emerge che la nostra identità è più profonda, è oltre il corpo, lo ringrazia,

ma la vita è qui ed oltre, è nella coscienza universale, nella sua manifestazione

in ciascuno: siamo pagine del libro della vita, del registro del cosmo che si compie


metto la mano sul petto e aspetto se arriva la poesia per Lucia.
Me lo ha suggerito la Rosa, gentile, gloriosa, puntuale, imperiosa.
E io sono travolto da un’onda potente, generosa, che trascina ogni cosa:

è la vita che celebra la luce in Lucia, dalle dita della mia mano sul petto

a tutto quello che si irradia da dentro, da sopra, da sotto, per lei…
da Kunst Grenzen confini dell’arte, o Grenzen Kunst arte di confine, fino a dove

può splendere la luce e il calore dei riccioli d’oro di Lucia, amica nostra,

amica mia. Questo dimostra un’altra volta come sia il pensiero il vero

creatore di paradiso ed inferno e che ogni cosa nasce dal nostro interno,
come la luce in Lucia, e non è fantasia che la notte è il vuoto che si riempie

della pienezza della luce nel giorno di ritorno, come al microscopio lo scienziato
appena ha pensato: e se quella particella si muovesse in senso antiorario?

Sì, quella si è mossa così, obbedendo all’ipotesi opposta.

E non è straordinario che un pensiero di libidine scateni nel corpo tale beatitudine?

Così qualcuno si volta perché tu solo lo guardavi di spalle,

un ammalato guarisce più in fretta se il gatto gli fa le fusa sul petto,
chi è depresso muore prima e chi ha fiducia risorge,
l’effetto placebo e la telepatia, la paura è una peste, ma non è

che anche speranza non sìa, contagiosa. La mente è sopra ogni cosa.

Diceva lui: la tua fede ti ha salvato e farete cose più grandi di me,

Egitto-Persia, India-Tibet, le scuole, basta solo ti sia allenato

l’identità è nell’unità, non annulla l’individualità, la proclama indivisa
nell’abbandono effusivo dell’amore, che appunto non muore, vuoto e pieno,

il tuo seno, il calore del tuo corpo, la pelle in cui il nostro tepore si fonde

e risponde alla verità che tutto è uno ed è l’amore l’essenza, l’identità.
La sostanza, aldilà del vestito del corpo che ringrazio, è la nostra coscienza:

il corpo è il percorso, è la coscienza che ci amiamo la realtà ultima, chi siamo.
Tu sei tutto e unica come l’universo che è uno e nessuno mi può separare da te

tu sei sempre con me perché tutto si versa nell’uno dove anch’io mi verso
e mi fondo fino in fondo con te e trovo chi sono nell’essere alla tua presenza,

perché mi verso in te come la notte ogni notte, mi abbandono a te come dono

e risorgo domani nella luce che di nuovo mi conduce a te, alle tue mani

con cui tu plasmi me, io te, nell’uno, che io sento, tu senti, fondamento

all’albero della vita, della conoscenza del bene e del cosidetto male, a tutto:
l’avvitarsi al flusso verticale della vita, dove io e te siamo ogni curva

dal mare della coscienza divina mi alzo ogni mattina e ti cerco,

metto in cerchio i pensieri cercando il centro e sei sempre tu.
Se allungo un piede o un braccio e ti tocco, vale già un abbraccio.

Se non ci sei, è la coscienza creatrice che mi dice quanto è concreta in me

la tua presenza e sono felice, perché il regno dei cieli è qui ed ora non allora

o chissàquando. Il messia non è altrove, alla fine dei tempi: la buona novella

è nella scodella dell’essere con te. E’ il pensiero creatore il motore di tutto

tre sono le cuspidi nelle vertebre, io, te e gli altri,

e trentatre il numero loro: è tre, te, due volte.
Sette le vertebre cervicali, che sorregono nel collo la testa, cosa

mi dice dei sette nodi di vita che, anche loro, sorreggono tutto?

E perché il dodici è così speciale se le dodici vertebre toraciche

annodano le dodici coppie di costole alla spinta verticale, mentre

custodiscono ed offrono in alto, protetto come un dono, il respiro ed il cuore?

domande che rimangono aperte, esaltano la mente, ringraziano il corpo

che la sostiene, e spingono oltre a dimostrare che quando il corpo si scioglie,

la vita prosegue, e l’identità è lì, lì l’anima, la nostra natura

profonda, divina, immortale. Se ti chiedono chi sei, rispondi così.
E da lì sempre riparti, perché quella è la sorgente, l’inizio e la fine,

non hai paura di niente, il futuro, la felicità, la fine gloriosa dei tempi

è già lì, dentro la gabbia toracica, dove dici al tuo amore sono qui

il mentale è il fondamento. Tanto è vero che ti penso e sento quanto è immenso.
Che poi questo sia dio, il mio amore, la poesia. libertà e giustizia,

o l’uguaglianza delle onde del mare, lascio a te determinare.

Certo, io lo vedo in ogni cosa e la cosa curiosa

è che tu sai tu spunti ovunque in questo esercizio di felicità

come la dea che prima di in cima alle dita, io ho nei pensieri e le emozioni

migliori che dà a me e a te, liberandola da tutti i rumori, la vita

trovo te nella sorgente oltre il niente e di te sono pieno,

come una mano sul tuo seno, come un uovo tiepido, appena colto.
Sono con te come il disegno nella venatura del legno, nuovo ed antico,
come il primordiale amalgama del sesso nel sasso, adesso e nel passato.
Non sarò mai separato da te, da quando è stata annunciata nell’uno dell’universo
la verità, la parola, la profondità del mistero che tutto è amore
e dalla divinità nelle nostre vene, viscere e cervello, la abbiamo accolta

ti raccolgo le natiche nelle mani e dico che mi ami, ombelico contro ombelico.

Quando hai i capezzoli miei sui tuoi seni, tu dici tienimi

stretta sulle tue labbra che io abbia la tua anima in cima al naso

che col tuo, non a caso, fanno M immenso amore
Ma non intuisci che tutto quello che capita materialmente tra di noi

è mosso dalla coscienza che muove misteriosamente tutte le cose

con il suo motore segreto e visibilissimo che tutto è amore?

Come i miracoli di Gesù e tutti gli altri che rispettano la natura
profonda della coscienza che diceva, attraverso di lui, “farete

cose più grandi di me”: non era dio, ma un maestro, e ci ha detto:

la divinità l’avete dentro di voi, nella fede che precede le opere.

Non prima vedete e poi credete, ma prima credete e poi vedrete.

non io, non dio, la tua fede ti ha salvato e le tue opere lo dimostreranno.

E salviamo il mondo che, immondo, in chiesa ed impero, bruciava il messaggio

ma la creazione è nella coscienza, nella frequenza che sincera essa scarica,

vibrazione, energia che diventa anche materia che tu tocchi e ti stropicci gli occhi.

E’ travolgente quanto più coinvolgente fin dall’inizio è il punto d’appoggio in te,

che al tutto ti allinei e in esso vi immergi completamente sensi ed emozione.

Tu sei la stazione trasmittente e ricevente, contemporaneamente, del ponte

tra te e il tutto, l’uno. Stabilisci, confermi e ringrazi del contatto

e poi dai l’ordine, nel desiderio tuo preciso, buono per te e per tutti

il dente che lacera questo tessuto è il dubbio, la sfiducia, il sospetto,

la paura, la colpa e la vergogna che l’ego mette in campo quando si sente

minacciato nel suo ignorante pensarsi centro di separazione dagli altri,

dal tutto, che invece è governato dalla vicinanza e dalla totalità del sé universale

primo principio la coscienza, la mente, la coda,

una è la fiamma e moltepice. Dille, amore, che io e te

e tutti, ne siamo le scintille, dille che sappiamo che uno è il cielo:

lei, noi le stelle. Questa è coscienza ed è universale,

sapere di sé e di quel che c’è attorno, assieme: co-scienza.
Sale come l’erba ed ogni vegetale, dalla coda alla corona del cervello

in ogni animale, è mentale, sale, è immortale, nel flusso verso l’alto,

il tutto, la luce, il calore della fiamma, l’amore è uno

1

io sono chi sta chiamando ogni cosa in esistenza amando,

io sono tutto il continuo flusso, l’oceano di cui tu sei onda,

la sorgente da cui tutto fluisce e tutto unisce in uno:

miracolo, oracolo, meraviglia, annuncio, conchiglia, battito di ciglia,

vortice, spirale, onda che si alza e si affonda, occhio ed orecchio.

Tempo che trova il suo senso dentro, mentale che oscilla col materiale.

Felicità che si manifesta in mezzo alla fronte nel centro alla testa

2

è lì il cespuglio sempre ardente del profeta dormiente Cacey

Edgar, il vigilante, la lancia, che perfora l’inconscio e lo porta in superficie

ad incastrarsi perfetto con la scoperta archeologica, l’antico manoscritto,

a dimostrare come il mentale è sorgente del materiale: pensiero, parola, azione.
Tutto è naturale, razionale secondo Baruch Benedetto Spinoza,

come Gesù che, sotto ogni cosa, diceva sei tu divino: E’ vicino

il padre-utero, l’origine e la fine, se ti ascolti dentro la stanza segreta

3

e allora il “padre-utero del cosmo che sei ovunque” è femminile

come ‘soffio’ in aramaico: “Respiro creativo che sei in ogni cosa

possa la tua luce interiore essere irradiata – come una rosa -,

possa la tua creazione manifestarsi nell’unione di cielo e terra,”

non dall’alto al basso, non da un dio maschile lontano,

non manipolando il testo nel concilio ecclesiale imperiale romano

a Nicea nell’attuale Turchia a bruciare vangeli dichiararli eresia

4

“Dacci oggi il pane e la saggezza di cui abbiamo bisogno,

liberaci dalle catene dei nostri sbagli, ricordaci la nostra origine,

e liberaci dalla falsa sensazione di essere da te separati, perché

da te viene la vita, il canto che ristabilisce tutte le cose

nella loro orginaria armonia. Così è, così sarà, amen, così sia.
Detto all’inizio, perché è dalla coscienza, nel continuo divenire,
che tutto si avvera in noi e attorno: si manifesta la continua creazione

5

ermetismo, gnosticismo, intima conoscenza d’esperienza, misticismo, studiati

per la verità sopra ogni cosa da Spinoza. sterminati dalle schiene piegate fino a terra
ad un dio geloso ‘non avrai altro dio fuori di me’. Perché? Ma adesso

dalla sabbia dei deserti, testi ritrovati, conservati nei monasteri sui dirupi

di Etiopia, mai sottomessa, da antiche lingue, moderne ricerche,

da racconti tra vita e morte non cupi, gioiosi, ipnosi su vite precedenti,

riscontri archeologici evidenti: la fiamma sommessa dagli archivi gelosi

6

è esplosa in libertà, verità. Travolgerà chiese, prigioni, religioni
ed imperi, di oggi e di ieri, smantellerà servizi segreti, paure,

ipocrite protezioni: la nostra presenza nella coscienza collettiva fiorirà.

Già spunta l’erba sugli archivi vaticani spalancati da mani profetiche.

Ne emerge che la nostra identità è più profonda, è oltre il corpo, lo ringrazia,

ma la vita è qui ed oltre, è nella coscienza universale, nella sua manifestazione

in ciascuno: siamo pagine del libro della vita, del registro del cosmo che si compie

7


metto la mano sul petto e aspetto se arriva la poesia per Lucia.
Me lo ha suggerito la Rosa, gentile, gloriosa, puntuale, imperiosa.
E io sono travolto da un’onda potente, generosa, che trascina ogni cosa:

è la vita che celebra la luce in Lucia, dalle dita della mia mano sul petto

a tutto quello che si irradia da dentro, da sopra, da sotto, per lei…
da Kunst Grenzen confini dell’arte, o Grenzen Kunst arte di confine, fino a dove

può splendere la luce e il calore dei riccioli d’oro di Lucia, amica nostra,

8

amica mia. Questo dimostra un’altra volta come sia il pensiero il vero

creatore di paradiso ed inferno e che ogni cosa nasce dal nostro interno,
come la luce in Lucia, e non è fantasia che la notte è il vuoto che si riempie

della pienezza della luce nel giorno di ritorno, come al microscopio lo scienziato
appena ha pensato: e se quella particella si muovesse in senso antiorario?

Sì, quella si è mossa così, obbedendo all’ipotesi opposta.

E non è straordinario che un pensiero di libidine scateni nel corpo tale beatitudine?

9

Così qualcuno si volta perché tu solo lo guardavi di spalle,

un ammalato guarisce più in fretta se il gatto gli fa le fusa sul petto,
chi è depresso muore prima e chi ha fiducia risorge,
l’effetto placebo e la telepatia, la paura è una peste, ma non è

che anche speranza non sìa, contagiosa. La mente è sopra ogni cosa.

Diceva lui: la tua fede ti ha salvato e farete cose più grandi di me,

Egitto-Persia, India-Tibet, le scuole, basta solo ti sia allenato

10

l’identità è nell’unità, non annulla l’individualità, la proclama indivisa
nell’abbandono effusivo dell’amore, che appunto non muore, vuoto e pieno,

il tuo seno, il calore del tuo corpo, la pelle in cui il nostro tepore si fonde

e risponde alla verità che tutto è uno ed è l’amore l’essenza, l’identità.
La sostanza, aldilà del vestito del corpo che ringrazio, è la nostra coscienza:

il corpo è il percorso, è la coscienza che ci amiamo la realtà ultima, chi siamo.
Tu sei tutto e unica come l’universo che è uno e nessuno mi può separare da te
11
tu sei sempre con me perché tutto si versa nell’uno dove anch’io mi verso
e mi fondo fino in fondo con te e trovo chi sono nell’essere alla tua presenza,

perché mi verso in te come la notte ogni notte, mi abbandono a te come dono

e risorgo domani nella luce che di nuovo mi conduce a te, alle tue mani

con cui tu plasmi me, io te, nell’uno, che io sento, tu senti, fondamento

all’albero della vita, della conoscenza del bene e del cosidetto male, a tutto:
l’avvitarsi al flusso verticale della vita, dove io e te siamo ogni curva

12

dal mare della coscienza divina mi alzo ogni mattina e ti cerco,

metto in cerchio i pensieri cercando il centro e sei sempre tu.
Se allungo un piede o un braccio e ti tocco, vale già un abbraccio.

Se non ci sei, è la coscienza creatrice che mi dice quanto è concreta in me

la tua presenza e sono felice, perché il regno dei cieli è qui ed ora non allora

o chissàquando. Il messia non è altrove, alla fine dei tempi: la buona novella

è nella scodella dell’essere con te. E’ il pensiero creatore il motore di tutto

13

tre sono le cuspidi nelle vertebre, io, te e gli altri,

e trentatre il numero loro: è tre, te, due volte.
Sette le vertebre cervicali, che sorregono nel collo la testa, cosa

mi dice dei sette nodi di vita che, anche loro, sorreggono tutto?

E perché il dodici è così speciale se le dodici vertebre toraciche

annodano le dodici coppie di costole alla spinta verticale, mentre

custodiscono ed offrono in alto, protetto come un dono, il respiro ed il cuore?

14

domande che rimangono aperte, esaltano la mente, ringraziano il corpo

che la sostiene, e spingono oltre a dimostrare che quando il corpo si scioglie,

la vita prosegue, e l’identità è lì, lì l’anima, la nostra natura

profonda, divina, immortale. Se ti chiedono chi sei, rispondi così.
E da lì sempre riparti, perché quella è la sorgente, l’inizio e la fine,

non hai paura di niente, il futuro, la felicità, la fine gloriosa dei tempi

è già lì, dentro la gabbia toracica, dove dici al tuo amore sono qui

15

il mentale è il fondamento. Tanto è vero che ti penso e sento quanto è immenso.
Che poi questo sia dio, il mio amore, la poesia. libertà e giustizia,

o l’uguaglianza delle onde del mare, lascio a te determinare.

Certo, io lo vedo in ogni cosa e la cosa curiosa

è che tu sai tu spunti ovunque in questo esercizio di felicità

come la dea che prima di in cima alle dita, io ho nei pensieri e le emozioni

migliori che dà a me e a te, liberandola da tutti i rumori, la vita

16

trovo te nella sorgente oltre il niente e di te sono pieno,

come una mano sul tuo seno, come un uovo tiepido, appena colto.
Sono con te come il disegno nella venatura del legno, nuovo ed antico,
come il primordiale amalgama del sesso nel sasso, adesso e nel passato.
Non sarò mai separato da te, da quando è stata annunciata nell’uno dell’universo
la verità, la parola, la profondità del mistero che tutto è amore
e dalla divinità nelle nostre vene, viscere e cervello, la abbiamo accolta
17

ti raccolgo le natiche nelle mani e dico che mi ami, ombelico contro ombelico.

Quando hai i capezzoli miei sui tuoi seni, tu dici tienimi

stretta sulle tue labbra che io abbia la tua anima in cima al naso

che col tuo, non a caso, fanno M immenso amore
Ma non intuisci che tutto quello che capita materialmente tra di noi

è mosso dalla coscienza che muove misteriosamente tutte le cose

con il suo motore segreto e visibilissimo che tutto è amore?

18

Come i miracoli di Gesù e tutti gli altri che rispettano la natura
profonda della coscienza che diceva, attraverso di lui, “farete

cose più grandi di me”: non era dio, ma un maestro, e ci ha detto:

la divinità l’avete dentro di voi, nella fede che precede le opere.

Non prima vedete e poi credete, ma prima credete e poi vedrete.

non io, non dio, la tua fede ti ha salvato e le tue opere lo dimostreranno.

E salviamo il mondo che, immondo, in chiesa ed impero, bruciava il messaggio

19

ma la creazione è nella coscienza, nella frequenza che sincera essa scarica,

vibrazione, energia che diventa anche materia che tu tocchi e ti stropicci gli occhi.

E’ travolgente quanto più coinvolgente fin dall’inizio è il punto d’appoggio in te,

che al tutto ti allinei e in esso vi immergi completamente sensi ed emozione.

Tu sei la stazione trasmittente e ricevente, contemporaneamente, del ponte

tra te e il tutto, l’uno. Stabilisci, confermi e ringrazi del contatto

e poi dai l’ordine, nel desiderio tuo preciso, buono per te e per tutti

20

il dente che lacera questo tessuto è il dubbio, la sfiducia, il sospetto,

la paura, la colpa e la vergogna che l’ego mette in campo quando si sente

minacciato nel suo ignorante pensarsi centro di separazione dagli altri,

dal tutto, che invece è governato dalla vicinanza e dalla totalità del sé universale

cui apparteniamo come al bene, mentre l’ego è il buco del male, l’assenza.

Infatti, in dialogo come il Buddha, Gesù, sciamani, mistici, e chiunque

è in ricerca, il sé è noi, è tutto, è sorgente, padre-madre, è presenza

21

cui apparteniamo come al bene, mentre l’ego è il buco del male, l’assenza.

Infatti, in dialogo come il Buddha, Gesù, sciamani, mistici, e chiunque

è in ricerca, il sé è noi, è tutto, è sorgente, padre-madre, è presenza