sole d’oriente mi alzo come niente Alberto Sighele per Dangelo #pittura fonetica #alberto sighele #poesia visiva #albertosighele #www.apoemaday.eu

scritture per quadri di Dangelo a Isera dic. 2018

per Dangelo

 

orina muore
si decompone
il bisonte

ma oltre la collina
spunta all’orizzonte
ogni mattina

 

che tu sia un abete
o un frate

devi scendere
le scalinate dei rami

sfidare la luna
con germogli d’argento

affrontare il tormento
del totem

se non sei codardo
infilarti nel culo

alla luna
come un cardo

 

passerotto mio
quanto sangue hai cotto
nell’inverno ?

 

 

dalla curva del culo
all’anello nel cervello
ognuno di noi
è uccello

 

chiederò al verde
dell’insalata
di ricucirmi
a mia insaputa

si perde molto
senza culo e collo
solo testa e gambe
e lama nello stomaco

chiederò al sangue
dal centro delle terra
di ricucirmi al cielo
intanto anche a gocce

 

quando il sole sarà spento
perché ha dato il sangue al cielo
ed incandescenza ad ogni cosa

vedrai impronte mie in ascesa
ed il mio contorto tentativo
di sostituirmi a lui io vivo

 

sul legno il segno
dove il ramo esce alla luce
e per chi è distratto
sul dove conduce
segnale rifatto

 

 

il legno non si offende
se lui è lineare
e tu vuoi giocare

 

 

 

dalla vulva
è bello
far lievitare il martello
e scoprire il cielo ovale
e che la galassia si accenderà
a forza di bussare

 

il legno è il fiume
il vascello di bambù
il timone l’uccello
ogni vibrazione
e spruzzo
e che tu
sei tutto quello

 

il sottomarino e l’ocarina
vivono di trombe d’aria
il bottone è pronto
all’occlusione
ed eventuale sincope

 

la corteccia dice
più che una freccia
vorrei essere una giostra
che gira felice
così qualcuno mi mostra
le gambe
e a me batte il sangue

 

gli strati di roccia verticali
i petali di margherita
come battito d’ali
e non è scuro
il desiderio duro
di tenerezza all’utero
se lo conduce
carezza di luce
e tutto gira sale e sospira

 

battito d’ala
per una battuta di caccia
sotto il bottone
cosa vuoi che io faccia
se non cose belle
sulla tua pelle

mentre oscilla e brilla
la coscienza nella luce calda
fluisce, si controce, si sfalda
una vita dall’inizio alla fine
ma nel buon seme si salda

 

mica la formica
salita in groppa
si preoccupa
se l’elefante
zoppica

 

dillo
col pistillo
il vortice

 

sole d’oriente
mi alzo
come niente

 

la lametta
non ha fretta
eventualmente aspetta
che il sangue coaguli

 

l’erba secca
non impreca
invoca

 

resta
che l’universo
del vulcano
si versi piano
nella testa

 

non ti falcio
luna
nè ti infilzo
ti sanguino

oltre il muro
degli organi interni
sono sicuro
è il sangue
che sorregge il cielo
nei battiti e nei respiri

 

 

le belle di notte sono un fiume giallo di stelle Alberto Sighele per Lome #pittura fonetica #alberto sighele #poesia visiva #albertosighele #www.apoemaday.eu

 

scritture di Alberto Sighele per i quadri di Lome alle Voci di Bacco, Casa del Vino, Isera, dic 2018

il giallo è già
in attesa sospesa

 

sono una donna
a modo
se mi mungi i seni
vieni
sul cuore

 

sono un tenente di vascello
e credo di essere bello

 

prima di gonfiarmi la testa
voglio vedere
voglio sapere

 

hai prova sicura
che sono
madre natura

 

granelli di sabbia
sotto l’increspatura del mare
dal risentimento della risacca
si lasciano violare

 

tra il verde e il sole
ci vuole
una pagina fitta di storia
non ancora baldoria

 

reggimento di soldati
in attesa
che reggiseno e reggicalze
incalzino

 

smorfia prima del sorriso
la traiettoria è un bacio

 

soli come coriandoli
in una tempesta di carnevale

 

per fortuna la luna
mi ha portato
una mareggiata di baci

 

bacio
lascia traccia
sulla faccia
e sul bulbo

 

occhi socchiusi
su labbra chiuse
e sotto le serrature
il naso manda segnali

 

se ti manco
devi fare esercizi
sul mio fianco

 

se accendi gli occhi
e mi tocchi
l’oceano dei seni
il mio tulipano
vieni
è la tua mano

 

esci dallo stupore
sotto la ruota dei seni
il tre è il cuore

 

negli occhi obliqui indichi
che il rossetto
viene dal petto

 

 

l’arcobaleno
è flusso
da occhi labbra e seno
è tutto
oltre la morte
Krisnamurti

 

 

al bulbo nero
salgo in cielo

a quello rosso
sono commosso

 

 

mi batte in testa
dopo questa tempesta
cosa mi resta
delle tue labbra

 

sull’oceano blu
ci sei tu
e i tuoi baci
a tenermi in superficie

 

ti mordo
con la coscienza
e il tulipano

 

non si vede
che ho in mano
per te
il bucaneve ?

 

due guancie accanto
intanto
il viola vuole
una cosa sola

 

le belle di notte
sono un fiume
rosso giallo
un semaforo di stelle

 

se si alza il pene
è una festa
da grattarmi la cresta

 

mi stropiccio gli occhi
in attesa che scocchi
la mia ora

 

mi aggrappo al tulipano
e non scappo
aspettiamo

 

dalla mia pettinatura
in giù
sono sicura
se mi accarezzi tu
avrò anche un corpo

 

è nel mio sopraciglio
se sono cono all’alto
mi alzo dal groviglio

 

vieni verde foglia
ho voglia
di fiori

 

 

quanta sofferenza
per aggiungere
un lato al triangolo
ma la circonferenza ?

 

se si spalma
lo spigolo
sulla crosta terrestre
emerge la calma

 

attenta nella tenda
la curva
cova il colore

 

 

 

l’erba secca non impreca invoca Alberto Sighele per Dangelo #pittura fonetica #alberto sighele #poesia visiva #albertosighele #www.apoemaday.eu

per Dangelo

 

orina muore
si decompone
il bisonte

ma oltre la collina
spunta all’orizzonte
ogni mattina

 

che tu sia un abete
o un frate

devi scendere
le scalinate dei rami

sfidare la luna
con germogli d’argento

affrontare il tormento
del totem

se non sei codardo
infilarti nel culo

alla luna
come un cardo

 

passerotto mio
quanto sangue hai cotto
nell’inverno ?

 

 

dalla curva del culo
all’anello nel cervello
ognuno di noi
è uccello

 

chiederò al verde
dell’insalata
di ricucirmi
a mia insaputa

si perde molto
senza culo e collo
solo testa e gambe
e lama nello stomaco

chiederò al sangue
dal centro delle terra
di ricucirmi al cielo
intanto anche a gocce

 

quando il sole sarà spento
perché ha dato il sangue al cielo
ed incandescenza ad ogni cosa

vedrai impronte mie in ascesa
ed il mio contorto tentativo
di sostituirmi a lui io vivo

 

sul legno il segno
dove il ramo esce alla luce
e per chi è distratto
sul dove conduce
segnale rifatto

 

 

il legno non si offende
se lui è lineare
e tu vuoi giocare

 

 

 

dalla vulva
è bello
far lievitare il martello
e scoprire il cielo ovale
e che la galassia si accenderà
a forza di bussare

 

il legno è il fiume
il vascello di bambù
il timone l’uccello
ogni vibrazione
e spruzzo
e che tu
sei tutto quello

 

il sottomarino e l’ocarina
vivono di trombe d’aria
il bottone è pronto
all’occlusione
ed eventuale sincope

 

la corteccia dice
più che una freccia
vorrei essere una giostra
che gira felice
così qualcuno mi mostra
le gambe
e a me batte il sangue

 

gli strati di roccia verticali
i petali di margherita
come battito d’ali
e non è scuro
il desiderio duro
di tenerezza all’utero
se lo conduce
carezza di luce
e tutto gira sale e sospira

 

battito d’ala
per una battuta di caccia
sotto il bottone
cosa vuoi che io faccia
se non cose belle
sulla tua pelle

mentre oscilla e brilla
la coscienza nella luce calda
fluisce, si controce, si sfalda
una vita dall’inizio alla fine
ma nel buon seme si salda

 

mica la formica
salita in groppa
si preoccupa
se l’elefante
zoppica

 

dillo
col pistillo
il vortice

 

sole d’oriente
mi alzo
come niente

 

la lametta
non ha fretta
eventualmente aspetta
che il sangue coaguli

 

l’erba secca
non impreca
invoca

 

resta
che l’universo
del vulcano
si versi piano
nella testa

 

non ti falcio
luna
nè ti infilzo
ti sanguino

oltre il muro
degli organi interni
sono sicuro
è il sangue
che sorregge il cielo
nei battiti e nei respiri

 

 

vincerà l’uguaglianza

vincerà l’uguaglianza
perché è nei granelli di sabbia
nelle onde del mare
nell’erba
nelle foglie
nella polvere in questa stanza
nell’uno

vincerà la libertà
perché è nel vento
nell’aria
nel fuoco
nelle stelle lì sta
nel volo degli uccelli
nel molteplice

vincerà la fraternità
perché è l’amore tra me e te
perché il tu è il noi
il noi è il tutto
il tutto è ruota
e il centro è il cuore
e in te c’è tutto e il tre

te lo ho detto sette volte
tre volte
e il sette è l’uno

Alberto Sighele